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 2026  settembre 21 Lunedì calendario

Xi, il vertice con Trump a Washington e le voci sulla sua salute

È la settimana del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping. 
Pechino ha appena confermato che il leader cinese sarà a Washington dal 23 al 25 per restituire la visita compiuta dal presidente americano lo scorso maggio. La diplomazia cinese dice di essere disposta a collaborare con gli Stati Uniti per costruire una «stabilità strategica» e «gestire le divergenze». 
Molti interrogativi, al solito, sul futuro concreto della relazione Usa-Cina. Ma questa volta stanno circolando domande anche sulla salute di Xi, che a giugno ha compiuto 73 anni.
Dopo aver ridotto di molto i suoi viaggi all’estero, improvvisamente, in questa fine d’estate, l’attività diplomatica in trasferta del capo supremo del Partito-Stato cinese ha ripreso slancio. È stato in Kirghizistan, ex cortile di casa dell’impero russo; poi in Egitto per curare gli interessi di Pechino in Medio Oriente; a New Delhi per il summit dei Paesi Brics, che nella sua visione dovrebbero dare al Sud Globale una posizione centrale nella costruzione di un nuovo equilibrio mondiale (a trazione pechinese). I viaggi in serie dovrebbero proiettare un’immagine di forza politica cinese, presentare un’alternativa di affidabilità rispetto al caos continuo dell’azione di Trump.
Eppure, proprio l’osservazione ravvicinata di Xi ha fatto sorgere dei dubbi personali. Tutto è cominciato il 30 agosto all’arrivo nella capitale kirghiza Bishkek: il presidente è comparso sorridente dal portellone del Boeing Air China con la moglie Peng Liyuan, ma quando ha cominciato a scendere la scaletta lo si è visto stringere forse un po’ troppo la mano della signora, quasi a cercare equilibrio mentre il suo passo sembrava rigido. Sta di fatto che la scena è stata tagliata dall’ampia copertura della tv statale cinese. In passato, arrivi simili, con la coppia mano nella mano sulle scale degli aerei, erano stati presentati dalla propaganda come segno di affetto coniugale e di galanteria da parte del presidente. Il filmato di Bishkek, diffuso dalla tv kirghiza, ha invece dato modo a una schiera di fuoriusciti cinesi di lanciare sui social allarmi speculativi legati all’età che comincia a pesare sul leader del regime, atteso nel 2027 dal Congresso del Partito che dovrebbe concedergli altri cinque anni di potere assoluto.
Niente di più: e sembra naturale che un ultrasettantenne stia attento a dove mette i piedi quando si incammina su una scaletta.
Però, nella tappa di New Delhi il tam-tam degli oppositori in esilio ha cavalcato altri due episodi. Il 12 settembre nel salone della riunione dei leader Brics il premier indiano Narendra Modi ha interrotto il discorso inaugurale per chiedere «Is it ok?». Pioggia di post sui social, scaricati dai soliti oppositori della diaspora cinese, secondo i quali Modi aveva notato un malessere di Xi. Sono circolate immagini di Xi attorniato da assistenti in ansia, ma in realtà è stato chiarito con certezza che quel «Va tutto bene?» era stato causato non da un mancamento ma da un cattivo funzionamento dell’auricolare per la traduzione simultanea, segnalato da Xi e subito risolto.
Il fatto più serio è accaduto la sera del 12, quando Xi non si è presentato alla cena di gala organizzata dagli indiani per tutti i capi di Stato e di governo dei Brics. Subito i tamburi dei dissidenti hanno rullato per sostenere che il leader cinese era stato molto male, che aveva avuto un ictus. L’apparato cinese al seguito di Xi non ha dato spiegazioni per l’assenza all’evento programmato. La diplomazia indiana ha liquidato la speculazione come «fake news» sostenendo che l’ospite era tornato in albergo «per riposare» dalle fatiche della missione. Alcune anonime «fonti informate» dicono che si è trattato di un lieve malessere, forse causato dal catering della colazione di lavoro (menù vegetariano molto speziato), che ha messo fuori combattimento il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa. La differenza è che i sudafricani hanno dichiarato il problema di salute, mentre i cinesi al solito hanno steso una coltre di segreto.
Sta di fatto che la mattina seguente Xi Jinping è risalito con le proprie gambe, senza aiuto, sul suo aereo ed è ripartito per Pechino. L’indisposizione, se c’è stata, non doveva essere grave.
Bill Bishop, autore della rispettata newsletter Sinocism, ha osservato che queste voci-spazzatura sono ricorrenti e ha concluso che la gente ci cade sempre, perché la disinformazione è una droga che dà assuefazione.
Il Wall Street Journal, che ha messo in fila fatti e speculazioni intorno al «linguaggio del corpo» e alla salute di Xi in queste settimane, ha chiesto un parere a Dennis Wilder, ex senior analyst sulla Cina della Cia. 
L’esperto ha ricordato che Xi è un fumatore (lontano dai fotografi), è sovrappeso, non fa più esercizio fisico e apprezza gli alcolici. Wilder ha citato una confidenza ricevuta da Qin Gang, l’ex ministro degli Esteri cinese secondo il quale durante i voli il capo supremo «amava mandar giù moutai», la grappa di sorgo potente che ha accompagnato i dirigenti comunisti fin dai tempi della Lunga Marcia. Per la cronaca, Qin Gang è stato silurato per motivi misteriosi nel 2023, dopo soli sette mesi al vertice della diplomazia mandarina (forse perché parlava troppo con gli americani).
Si dice che Donald Trump vorrebbe accogliere personalmente Xi sotto la scaletta dell’aereo cinese, per creare una grande atmosfera intorno alla trattativa su commercio, Intelligenza artificiale e crisi mondiali. Questa volta gli occhi dei pechinologi saranno puntati anche sulla discesa di Xi dall’aereo.