Corriere della Sera, 21 settembre 2026
Intervista a Giovanni Russo
Li Galli è il più piccolo arcipelago privato del Mediterraneo. Ed è il luogo dove Ulisse, nel suo viaggio verso Itaca, ascoltò il canto delle sirene facendosi legare all’albero della sua nave per non cedere al richiamo delle implacabili seduttrici del mare. Nella mitologia greca erano metà donne e metà uccelli, di qui il nome delle tre isole che sono fra Capri e Positano e il cui proprietario è Giovanni Russo. Ottantacinque anni portati con sorridente baldanza, si definisce il custode di questi luoghi dove, insieme con la moglie Nicoletta Fiorucci, trascorre tre o quattro mesi all’anno.
Nel 1994 lei acquistò l’arcipelago. Quanto fu impegnativa l’operazione?
«Il giusto e comunque meno di quello che si crede. All’epoca nessuno voleva queste isole, era una sfida troppo ardua affrontare il restauro che è stato infatti più impegnativo dell’acquisto. Il Gallo Lungo è l’unica abitata, poi ci sono La Rotonda e Il Brigante: ho trovato tutto in condizioni estremamente difficili. Quasi non immaginabili ora che c’è il desalinizzatore per l’acqua, il wi-fi, l’aria condizionata e una serie di altri piccoli comfort».
Ci sono state denunce sui lavori, opere contestate, infine demolizioni.
«Le invidie non mancano».
Cosa conserva di Léonide Massine e Nureyev?
«Dopo il mio acquisto, Christie’s portò via gli arredi dalla villa. Riuscii a conservare il pianoforte, sarebbe stato oneroso trasportarlo, e a riacquistare all’asta a Londra qualche piccolo oggetto. Di Massine conservo il genio nell’aver immaginato l’isola come è ora».
Dinastia di albergatori e un primato: ha inventato il turismo congressuale a Sorrento.
«Ho ricevuto una laurea honoris causa dall’università Parthenope per questo. Costruii il Palace, che aveva una sala da 1.700 posti: era il 1980. Poi lasciai tutto ai miei figli Elsa e GianMario e mi occupai di altro. Delle isole. L’ospitalità è stata un lavoro, oggi è il mio hobby».
E ha voluto De Li Galli nel cognome.
«Volevo legare il mio nome a questo luogo. E poi i miei nipoti già mi chiamavano nonno dei Galli».
E i suoi figli le danno del voi.
«È un segno di rispetto. È una cosa diffusa al Sud».
Condividono il suo entusiasmo per le isole?
«Fin dal primo momento, anche se sono molto presi dalle loro attività alberghiere. Questo è il posto dove abbiamo celebrato e festeggiato tutto e dove ci ritroviamo».
In questo luogo sospeso sul mare sono passati molti personaggi notissimi.
«Amici, o amici di amici, che chiedono di venire e sono i benvenuti. Paola Severino è appena ripartita: è una grande amica. Ogni anno sono da noi Andrea Bocelli con la moglie Veronica e la figlia: suona per noi ed è ospite nella torre dove Massine aveva voluto la sala prove vicina alle camere, in verità anguste, per gli allievi. Gli spazi sono stati ripensati per accogliere famiglia e amici».
Roberto Bolle si è fatto fotografare su questa terrazza.
«Ad agosto festeggia sempre il compleanno della mamma in Costiera e torna qui. Quest’anno ha danzato al tramonto che si vede da questa vasca di acqua di mare fra le rocce. Che emozione!».
La cappella che ha fatto costruire sul Gallo Lungo, intitolata a San Giovanni, ha un altare dove ci sono le foto dei suoi genitori e un piccolo busto di Lucio Dalla.
«Con Lucio eravamo grandi amici, fraterni. Compose Caruso a Sorrento dove si fermò perché la sua barca, Catarro, era in avaria. Ascoltò da un marinaio la storia del tenore, prima di arrivare all’Excelsior Vittoria dove dormì nella suite dedicata a Caruso. Così nacque l’idea della canzone che scrisse nelle settimane successive. Lo invitai da noi, al Sorrento Palace, dove si fermò tre mesi: ogni giorno componeva un pezzo in più e ce lo faceva ascoltare. Quando Caruso fu ultimata la suonò per noi e Riccardo Scarselli, patron del Bikini di Vico Equense, si addormentò. “Allora sarà un successo” disse Lucio».
Era il 1986, poi lei comprò le isole. Dalla ci tornava spesso?
«Ogni anno. Era legato a me e a questa terra. Aveva un posto barca a Castellammare ed era generosissimo, spesso si esibiva gratuitamente nelle piazze della Costiera».
Da lei sono passati reali, attori, danzatori...
«Il re del Belgio Alberto II volle festeggiare qui i 70 anni della moglie, Paola di Liegi. Sono stati nostri ospiti Leonardo Di Caprio, Penelope Cruz con Javier Bardem e i figli, Steven Spielberg. Ricordo Harrison Ford e Richard Gere oltre a Julian Schnabel. È stato da noi Sting, con la famiglia, e le danzatrici Carla Fracci e Alessandra Ferri... Ma anche Renzo Arbore. Anzi ascoltiamo molto spesso Cacao meravigliao».
Lei comprò anche Villa Treville da Zeffirelli.
«Comprata, restaurata e rivenduta dieci anni fa. Ho scelto di dedicarmi solo a questo arcipelago, che credo sia il posto più bello del mondo».
Come si vive su un’isola?
«È come una grande barca».
A Li Galli ha conosciuto Nicoletta. Un colpo di fulmine?
«Lei arrivò con amici, in barca. Mentre loro si dirigevano verso il molo in dinghy, si tuffò e arrivò a nuoto. Ero estasiato, fu splendido vedere lo spirito che questa bellissima donna portava con sé arrivando su questi scogli come una creatura del mare. Ci siamo piaciuti subito, era estate e sull’isola è tutto potente».
Insieme dal 2003, le nozze nel 2019, e una vita in giro per l’Europa.
«Prima facevamo base a Londra. Ora abbiamo scelto Venezia: la sentiamo nostra, è una città senza esserlo ed è funzionale al lavoro che Nicoletta porta avanti nel campo dell’arte con la sua Fondazione. Ha fatto de Li Galli anche una residenza d’artista».
Qui venne girato «Leoni al sole» di Duddù La Capria.
«È bello vedere l’isola filtrata da quelle immagini e mi spiace che Christopher Nolan non abbia girato qui le scene dell’Odissea legate al canto delle sirene. Sarebbe stato più impegnativo, ma più vero».
Un ospite che le piacerebbe avere?
«Nicoletta ed io pensiamo a Jannick Sinner: qui ritroverebbe equilibrio e serenità».
Lei è stato più fortunato o più bravo?
«Forse più fortunato».
È scaramantico?
«Se guarda in giro ci sono corni ovunque. Ma non importa se siamo 13 a tavola. Se capita e qualche ospite è a disagio, c’è Luigi (mostra un mastodontico gallo di ceramica): il quattordicesimo posto è suo. L’importante è che si rispettino i ritmi dell’isola. Colazione con tempi dilatati, pranzo sulla terrazza sul mare alle 13.30 e di sera si cena in giardino, da cui amiamo vedere il tramonto. Un aperitivo e poi a tavola. In genere a letto presto. Per tutti vale la raccomandazione: ‘This is not embassy’, non è una ambasciata. Quindi bando alle formalità».
Di sera niente giri mondani sulla terraferma?
«Ma no, si resta scalzi sull’isola».
Momenti difficili?
«Giorni fa una tromba d’aria ha creato un po’ di trambusto. Ma l’orto, splendidamente progettato da Massine in posizione protetta, è salvo. Un sollievo, perché qui si mangia principalmente quello che produciamo». E mostra con orgoglio ceste di fichi, pomodori, zucchine, piante spontanee di capperi e menta e vasi di basilico prima di «andare a giocare a nascondino». Vezzo che si concede per definire il suo riposino pomeridiano.