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 2026  settembre 21 Lunedì calendario

Il più grande attacco su Mosca al voto

Oltre 1.900 droni e missili ucraini colpiscono città e infrastrutture petrolifere russe nel giorno finale delle elezioni parlamentari. A Mosca si parla «del più grave attacco sulla capitale dall’inizio della guerra». Volodymyr Zelensky annuncia l’utilizzo di missili balistici di produzione locale, un’evoluzione che sottolinea l’accresciuta capacità bellica ucraina.
Il Cremlino reagisce come sempre: raid continui su Kiev e sull’intero Paese, senza distinzione tra obbiettivi civili e militari. Ieri sera prima delle venti per la capitale ucraina risuonavano gli echi lugubri di sirene e scoppi terrificanti anche nelle vie del centro. E infatti Mosca promette vendetta: «Intensificheremo gli attacchi su Kiev», minacciano dal ministero della Difesa sostenendo di avere distrutto nelle ultime 24 ore 1.951 droni e 8 missili da crociera Flamingo. Se mai ce ne fosse stato bisogno, le cronache del fine settimana tornano a smentire, con la concretezza drammatica del fragore, del sangue e delle distruzioni, le dichiarazioni di Donald Trump pronunciate il 14 settembre circa la «tregua energetica» tra Zelensky e Vladimir Putin, per cui le due parti si sarebbero accordate di non colpire i rispettivi centri di produzione e distribuzione di petrolio e gas.
Ieri il presidente ucraino ha detto di avere parlato con l’omologo americano. È stata, a suo dire, «una conversazione importante». I due hanno concordato di incontrarsi a New York e questo «potrebbe cambiare molte cose. C’è un momento diplomatico favorevole».
Secondo Zelensky, la novità dell’attacco – «un successo», dice – è che per la prima volta a vari modelli di drone a lungo raggio, tra cui i nuovi missili-drone Palianytsia, si sarebbero affiancati i missili da crociera FP-5 Flamingo e quelli balistici FP-7 Pelican. A detta delle autorità russe, incluso il sindaco di Mosca, Sergey Sobjanin, oltre 450 droni sarebbero stati abbattuti nella zona della capitale. Ci sarebbero almeno due morti.  «È stato l’attacco di portata più vasta dall’inizio del conflitto», ha specificato, confermando che una raffineria è in fiamme. Gli esperti ucraini raccontano che è stato colpito l’impianto di Kapotnya e le sue due unità di raffinazione. «Significa il totale blocco della raffineria. Lo stesso era avvenuto coi nostri attacchi del 16 e 18 giugno», scrivono sulle reti locali, aggiungendo che ora i danni sono molto più gravi: «In una singola notte abbiamo operato in una zona che si trova soltanto a 18 chilometri dal Cremlino e protetta da una fitta rete di contraeree». A fine giugno la Reuters stimava che sarebbero serviti almeno 6 mesi per rimettere in funzione gli impianti e adesso i lavori dovranno riprendere dall’inizio. Pare che la raffinazione non potrà riavviarsi prima della fine del 2027: un danno molto grave per il Cremlino.
Raid su Kiev
Nonostante Putin sin dall’inizio della guerra abbia cercato di minimizzarne gli effetti sulla popolazione civile, le lunghe code ai benzinai e la mancanza di carburante alimentano il malcontento popolare. Si stima che la produzione nazionale della benzina sia calata almeno del 20 per cento e quella del diesel del 30 rispetto a prima della guerra. La sola Kapotnya provvedeva all’11 per cento del fabbisogno della capitale. La situazione è talmente grave che il governo ha dovuto ridurre drasticamente l’export energetico, privando Mosca di una fondamentale fonte di valuta estera necessaria tra l’altro a finanziare l’industria bellica.
Non è invece chiaro quale sia stato l’utilizzo dei missili ucraini. È noto infatti che i Pelican hanno una gittata massima di 300 chilometri. Impossibile dunque abbiano potuto raggiungere la zona di Mosca. I Flamingo superano i 3.000 chilometri, ma sono molto costosi (sino a un milione di euro) e più facili da colpire. Secondo alcuni blogger ucraini, Zelensky avrebbe fatto confusione con un nuovo drone, che a sua volta è denominato Pelican, ma soprattutto mirerebbe a enfatizzare le capacità militari ucraine per dimostrare ai russi, a Trump e agli alleati europei che il protrarsi della guerra non sta affatto avvantaggiando i russi, come invece Putin continua a ribadire. La realtà sul campo è quella di un sanguinoso conflitto di logoramento mirato a fiaccare le due società civili, che al momento non vede alcuna prospettiva di pace.