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 2026  settembre 21 Lunedì calendario

M5S, il 92% contro l’invio di armi a Kiev

Pronti, via. Conte lancia l’Alleanza dei progressisti per la Costituzione e, di fatto, la sua lunga campagna per le primarie per la leadership del centrosinistra. Il numero uno dei 5 Stelle si fa forte dei numeri della base, con il 91,7% dei militanti contro l’invio di armi a Kiev e il 97,9% favorevole al riconoscimento della Palestina.
A Milano, dal palco di Nova, la kermesse per le idee di governo del Movimento, è lo stesso presidente dei 5 Stelle che lo fa notare. «Qui non ci sono ambizioni personali e nemmeno di partito, guardatevi intorno, non c’è scritto M5S», dice. Nel suo discorso conclusivo Conte guarda oltre i confini di partito e sembra parlare da leader di coalizione, da candidato premier. «Quando andremo al governo come prima cosa iniziamo a dire cosa c’è da cancellare. Dopo questa tabula rasa realizzeremo il progetto progressista», annuncia, sottolineando una serie di punti irrinunciabili. «No al riarmo, no ad accordi militari e commerciali con il governo di Israele, restaurazione del reato di abuso d’ufficio, no alla norma salva-politici dalla Corte dei conti; cancellare le norme che limitano gli strumenti investigativi e le intercettazioni. Cancelleremo anche le leggi bavaglio».
Le parole di Conte sono un mix di messaggi alla base e al mondo della politica. Non cita mai Matteo Renzi, ma critica la terza via blairiana della sinistra, parla di «rivoluzione pacifica» e al tempo stesso rivendica una necessità: «Siamo obbligati a essere radicali senza compromessi». E sulla politica estera alza ancora l’asticella con gli alleati dem. «L’Italia ripudia la guerra. È scritto nella nostra Costituzione», sostiene. «Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire nella politica estera e internazionale del governo Meloni e qui abbiamo tanto da lavorare». E poi sottolinea ancora che sui contenuti politici «non indietreggeremo di un millimetro, sia chiaro». Il presidente M5S ricorda più volte il percorso partecipato di Nova, aperto in larga parte anche a realtà che non fanno parte del Movimento.
I temi chiave
Il voto della base è il timbro che certifica le parole di Conte. Tutti i 159 quesiti vengono approvati con percentuali bulgare. Il 94,1% è contro il piano di riarmo europeo e il 91,8% contro l’aumento della spesa per la difesa, mentre il 97,9% ha votato a favore di una conferenza internazionale. Sul fronte dei diritti l’ok a una legge sul fine vita raccoglie il 95% dei consensi, le adozioni omogenitoriali l’84%. Stessa percentuale anche per il voto ai sedicenni e ai fuorisede. In totale il numero dei votanti è stato di 45.340 (su oltre 106 mila iscritti), con un’affluenza del 42%. Dati in ribasso rispetto a due anni fa, quando le modifiche allo statuto (con l’eliminazione del ruolo del garante) furono votate da oltre 54 mila iscritti su 88.933 aventi diritto (affluenza pari al 61,2%). «Hanno partecipato due militanti su cinque? È fisiologico: nel 2024 c’erano argomenti più sentiti come la scelta su Beppe Grillo o il terzo mandato», commentano nel Movimento.
Il fondatore tornerà a farsi sentire oggi nel podcast di Fedez e Mr. Marra, ma la testa dei 5 Stelle è già proiettata verso le primarie. «Noi siamo pronti». Che tradotto significa: il Movimento vuole accelerare.