Corriere della Sera, 21 settembre 2026
Missione negli Usa per Vannacci
Porterà la sua idea «di voto utile per Futuro nazionale» in America, Paese che da militare gli ha attribuito «diverse onorificenze, altro che la Russia». E anche lì racconterà – come ieri – la storia «del patriarcato mediterraneo modello Ulisse ed Enea» ai paisà con doppio passaporto che vivono a New York, San Francisco, Chicago e Washington. Ecco Roberto Vannacci, il generale con la valigia. Il leader di Futuro nazionale lavora a un tour negli Usa in vista delle elezioni. Vuole raggiungere un bacino complessivo di circa 400 mila votanti. Il viaggio non escluderà contatti con il mondo Maga, visti gli apprezzamenti nei suoi confronti di Steve Bannon, già mente di Donald Trump.
La «trasvolata oceanica» di Vannacci viene confermata al Corriere da Massimiliano Simoni, vicesegretario e coordinatore di FnV, poco prima che inizi la giornata conclusiva del Forum per l’Italia a Orvieto. «Faremo quattro tappe – dice – partiremo con una delegazione prima di Natale o subito dopo: mancano solo le date».
Alla luce del «no» di Giorgia Meloni a un’alleanza, a Futuro nazionale non resta che «marciare per non marcire», come motteggia dal palco l’ideologo Lorenzo Gasperini – ex leghista come Simoni – che poi promette alla folla: «Non moriremo come Gianfranco Fini». Applausi, tifo da stadio, militanti in piedi, l’ex modella e showgirl Sylvie Lubamba sventola un bandierone bianco di FnV. È tutto un elogio della purezza da queste parti dove il «saluto del legionario» è prassi. La sala è strapiena, c’è chi è costretto a restare di sotto. «In questo momento, ho controllato sabato sera, abbiamo 153 mila iscritti che hanno pagato la tessera d’iscrizione di 10 euro», dice Annamaria Frigo, altra toscana – come tutto il «fascio magico» intorno al leader – transitata da Lega e Fratelli d’Italia, ora responsabile del tesseramento. I deputati come Domenico Furgiuele, che canticchia Giovinezza, si fanno i selfie mostrando tre dita della mano: «Sono Dio, patria e famiglia: che domande fa?».
L’ospite d’eccezione è l’eurodeputato di Alternative für Deutschland (AfD) Marc Jongen, che la sera prima ha fatto tardi per fortuna non in una birreria di Monaco, ma in un ristorante di Orvieto, per dichiarare guerra agli umbrichelli al tartufo. Bolla come «stupidaggini» le mire tedesche sul Sud Tirolo, cita Julius Evola tra gli applausi e porta soprattutto l’endorsement della «capa» del suo partito Alice Weidel: «In un futuro, non lontano, ci incontreremo nelle responsabilità di governo». Profezia esplicitata anche da Gianni Alemanno, che ha fatto confluire il suo movimento Indipendenza dentro FnV: «Il generale fra 10 anni sarà premier». L’ex colonnello di An, estromesso anche dalla Fondazione di Via della Scrofa, parla male di Meloni. In pubblico («Fa la pura, ma fu causa della degenerazione di An») e in privato («Qui abbiamo un generale con una carriera incredibile prima della politica, dall’altra Giorgia, che ha fatto al massimo la babysitter alla figlia di Fiorello»). Il clima è questo. E la consapevolezza di un accordo quasi impossibile pervade tutti, vecchi camerati e giovani futuristi. Ecco Vannacci fa l’appello al «voto utile» per sé. Mettendoci in mezzo, dopo il solito pistolotto contro la stampa che gli chiede dei rapporti con Mosca, il «no alle armi a Kiev», «il patriarcato mediterraneo», il «no» al dl Antisemitismo e l’orgoglio nel ripudiare il femminicidio.
All’una e mezza il generale va a pranzo, come dicono i suoi, per «nutrirsi». Con la testa già in America: il paracadute è pronto.