Corriere della Sera, 21 settembre 2026
Salvini a Pontida spiazza i nordisti
Un congresso straordinario: ecco la mossa del cavallo di Matteo Salvini. Un annuncio inaspettato, lanciato giusto al termine del comizio dal palco, quando ormai sembrava che, al netto di qualche puntura di spillo e di interventi dalla polemica a velocità controllata, l’attesa mattinata di fuoco di Pontida stava per andare in archivio senza sussulti. E invece, ecco la giocata da scacchista che lascia senza parole i contestatori.
«Non voglio divisioni, voglio unità, voglio serenità, determinazione, compattezza. Domani (oggi per chi legge, ndr) convocherò il Consiglio federale della Lega a Milano e proporrò di indire nel mese di ottobre un congresso straordinario per decidere insieme e poi marciare uniti e compatti» annuncia il leader e sul pratone, calpestato da 5-6 mila militanti (buon numero, date le premesse, ma inferiore agli anni passati), esplode un boato. Salvini aggiunge una frase che suona come una minaccia: «La prima voce fuori posto che danneggia migliaia di militanti dovrà spiegare perché fa un favore alla sinistra». E magari scatterà l’espulsione.
Ma cosa significa un congresso straordinario da qui a poche settimane? Intanto, oggi il Consiglio federale chiarirà se, come pare scontato, solo programmatico o elettivo. Nel primo caso, Salvini sottoporrà ai delegati, gli stessi del congresso di un anno fa a Firenze (in larga maggioranza per il segretario), una mozione con la sua strategia politica di qui alle elezioni del prossimo anno. E visto che finora non ne ha voluto sapere, difficilmente conterrà l’opzione chiesta dal fronte dei governatori: la modifica dello statuto del partito in senso federale (modello Cdu-Csu o altro). Agli oppositori non resterà che proporre a loro volta un documento con le loro priorità. Si andrà al voto e lì verrà sancita la linea del partito.
Il ricordo di Bossi
La sfida è aperta: Salvini può dimostrare di avere la Lega con sé e di perseguire la strategia giusta; i critici hanno l’occasione di pesarsi e di far sentire e valere le loro ragioni in una sede istituzionale. Sul prato di Pontida di tutto questo si è sentito poco. Da un lato, ecco gli appelli a non litigare, a sostenere il segretario da parte di figure come quelle dei ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli, del presidente della Camera Lorenzo Fontana e del vicesegretario Claudio Durigon. Dall’altro, gli interventi dei critici. Il capogruppo al Senato Romeo ripete la richiesta di un allargamento della segreteria in linea con quanto sostiene anche il governatore lombardo Attilio Fontana («Mi hanno accusato di dire cose che non dovevo dire. Ma io ho difeso la Lombardia, il nostro popolo. Io sono federalista e continuerò a parlare»). Nello stesso solco ma con discorsi più sfumati l’ex presidente veneto Luca Zaia («Io resto dell’idea che i territori di riferimento restino quelli del Nord, in un progetto di unità nazionale, ma questo non si discute neanche per il partito») e il governatore del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Ma la mossa del cavallo di Salvini ora sposta tutto il confronto al congresso straordinario.
Per il resto Pontida ha confermato la sua natura di festa di popolo, un caleidoscopio di tante cose e tante istanze, con la novità della presenza di una delegazione di imprenditori cinesi invitata da Salvini. E un richiamo in quasi tutti gli interventi a Umberto Bossi. Citazioni e omaggi al fondatore che però nel 2017 non era stato invitato sul palco e dall’anno dopo non partecipò più al raduno, senza che nessuno obiettasse. E Calderoli lo ha fatto notare: «Mi arrabbio come una bestia perché è inutile applaudire qui Bossi e ieri pomeriggio eravamo in quattro a rendergli omaggio nell’anniversario della nascita».