Corriere della Sera, 21 settembre 2026
I numeri degli stranieri in aula
Le nuove proposte sulla distribuzione degli alunni stranieri e il tetto del 30 per cento per classe potrebbero arrivare in Consiglio dei ministri già tra giovedì e venerdì: il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ci sta lavorando da più di un mese e incassa ora la «benedizione» della premier. La misura non riguarderà tutti gli alunni classificati come studenti con «background migratorio», che oggi sono circa 950 mila su una popolazione scolastica di otto milioni: non quelli che hanno il passaporto di un Paese dell’Unione Europea (sono il 44,4 per cento) che sono equiparati ai cittadini italiani dalle regole comunitarie; non tutti quelli di seconda generazione, perché non verranno considerati della categoria «stranieri» se hanno buone conoscenze di italiano.
Le cifre
Secondo i dati sugli studenti con «background migratorio», che sono stati pubblicati dalla Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla mobilità umana) a inizio settembre, nell’anno scolastico 2024/25 gli alunni stranieri sono stati 931.323: l’11,6 per cento del totale. La quota maggiore, il 13,7 per cento, è stata registrata nella scuola primaria, il 12,7 nella scuola dell’infanzia, il 12,6 per cento nelle medie e l’8,6 alle superiori (concentrati soprattutto negli istituti tecnici). I due terzi sono bambini e ragazzi di seconda generazione, cioè sono nati in Italia e hanno frequentato la scuola dell’infanzia: dieci anni fa gli alunni di famiglia straniera nati in Italia erano soltanto il 51,7 per cento della popolazione immigrata. Poco meno della metà degli alunni stranieri arriva da altri Stati dell’Unione Europea: la Romania detiene il record. Rumeni, insieme con albanesi, marocchini ed egiziani sono oltre il 40 per cento della popolazione scolastica non italiana.
Il numero degli studenti non italiani che non parlano la nostra lingua non è dunque così alto da rappresentare un’emergenza per l’intero sistema scolastico: è in crescita costante ma sono state nel tempo attivate politiche di accoglienza nelle scuole e di rafforzamento dell’insegnamento dell’italiano. Finora sono state individuate circa mille classi – sulle oltre 300 mila che compongono la scuola italiana – con una concentrazione sopra il 20 per cento di studenti di prima generazione, 750 circa alle elementari e il resto alle medie e superiori.
Le zone più interessate
A rendere complessa la gestione del fenomeno può essere in alcune zone del Paese la concentrazione dei nuclei familiari stranieri per motivi di lavoro dei genitori. Ci sono alcuni casi estremi: alla Giulio Cesare di Mestre i bambini in prima elementare sono per oltre il 90 per cento stranieri, all’Iqbal Masih di Pioltello (Milano) lo scorso anno sono stati il 43 per cento, a Monfalcone ci sono scuole dove sono più della metà.
La lente
In generale il 65 per cento degli studenti non italiani si trova nelle regioni del Nord, in primis in Lombardia dove risiede un quarto degli oltre 900 mila bambini e ragazzi, seguita dall’Emilia-Romagna (12,2 per cento) e dal Veneto (10,8). Niente a che vedere con la presenza nel Sud che non sfiora neppure il cinque per cento. Milano ha il maggior numero di studenti stranieri (poco meno di 80 mila), a Roma sono 63 mila. Perlopiù vivono nelle periferie. Per quanto riguarda i loro risultati scolastici, l’Invalsi ha certificato che faticano in italiano, sono mediamente più bravi in inglese e in matematica il divario diminuisce più si accumulano gli anni di studio.
Le nuove regole
Che cosa prevede dunque la nuova legge che sta per essere varata dal governo? Un tetto del 30 per cento era stato già introdotto dalla circolare n. 2 dell’8 gennaio 2010, dall’allora ministro Mariastella Gelmini. Ma il provvedimento è rimasto perlopiù inapplicato. Ora il decreto prevederà che gli studenti vadano in prima istanza divisi in tutte le classi di una stessa scuola. Se non basta – un quarto delle scuole elementari in Italia fatica ad avere più di una sezione – la questione passa all’Ufficio scolastico regionale che si occuperà di «smistare» gli studenti nelle altre scuole.
Il ministro Valditara ha spiegato che si deve trattare di istituti vicini («non manderò certo uno studente a venti chilometri di distanza», aveva affermato in un’intervista), anche perché in questo caso il diritto all’istruzione previsto dalla Costituzione verrebbe leso. Le norme europee vietano di applicare i limiti a chi ha il passaporto Ue. Non rientrano nella definizione di stranieri neppure quei bambini nati in Italia che hanno già frequentato qualche classe e parlano italiano.
Come appurare le loro conoscenze resta uno dei nodi da sciogliere. Per potenziare lo studio dell’italiano verranno stanziati altri fondi e verrà introdotto l’obbligo per i genitori che non lo parlano di studiarlo, una norma mutuata dalla Germania.