Corriere della Sera, 21 settembre 2026
Meloni e la stretta sugli studenti
Carica, galvanizzata, con una gran voglia di fermarsi con i «suoi ragazzi» invece che con i giornalisti – «Una volta tanto fatemi fare una cosa che non sia avere voi intorno», dice mentre si concede ai selfie tra gli stand – Giorgia Meloni approda a Fenix, la festa dei giovani di Fratelli d’Italia a Roma. E nella mezz’ora abbondante di intervento, toni accesi, tanti annunci, fa un discorso motivazionale – «Non posso promettervi fortuna ma posso offrirvi un’altra cosa, la più impopolare che esista in questo tempo: la fatica», dice alle centinaia di ragazzi che le dedicano cori – cucito intorno ai temi più cari alla destra.
Tetto di stranieri e velo
Sceglie di rilanciare sulla scuola e le difficoltà di integrazione, segno della marcatura di Roberto Vannacci sul suo terreno. «Sta per arrivare in Consiglio dei ministri un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di stranieri per classe – promette la premier – e dispone l’obbligo per i genitori di quelli con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano. Inoltre imporremo il divieto di burqa e niqab a scuola». Provvedimento imminente, quindi, per le misure già annunciate a più riprese dal ministro leghista Valditara. Per le opposizioni è «solo propaganda, le norme già ci sono». Ma per la premier conta il messaggio netto, chiaro. E suo: «Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani perché sono minoranza», scandisce scatenando l’applauso fragoroso. «Si direbbe che siete d’accordo», sottolinea soddisfatta.
L’affondo
Dopo la scuola tocca all’università: la presidente del Consiglio rivendica l’impegno del suo governo. E qui scatta l’affondo contro Elly Schlein: «Elly cara, te prego – scandisce cedendo al romanesco – di’ una cosa vera. Te le passo io sottobanco, perché pure noi qualcosa sbagliamo. Come fai a dire che abbiamo tagliato le risorse all’università? Oggi il fondo è a 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era a 8,6. Se sa che non sono un fenomeno in matematica, ma qui è facile».
Anche la sospensione del bollo merita un siparietto con Meloni che imita gli avversari per contrastarne l’accusa di offrire mancette elettorali: «Lo stop al bollo auto non gli è andato giù. Pensavamo fosse l’occasione per cantare insieme “bollo ciao”. Niente: faremo un conto corrente per i nostalgici». Schlein replica in tempo zero: «Meloni ponga fine ai suoi fallimenti e dica al Paese quando si va a votare. Lei e i suoi alleati sono divisi anche sulla data delle elezioni». Sul tetto agli stranieri nelle classi affila la risposta: «Insegue Vannacci e la sua remigrazione». E se a Conte Meloni rimprovera di essersi «pagato la campagna elettorale col Superbonus», il leader del M5S ribatte toccando lo stesso tasto della segretaria dem: «Dopo 4 anni e zero riforme parla ancora degli esecutivi precedenti. Il governo non ha margini di tenuta».
Il voto e le influenze
Orizzonte elettorale prossimo quindi? In effetti aleggia in alcuni passaggi di Meloni alla platea di ragazzi: «Non credete a tutto quello che vi diranno in questi mesi, in particolare negli ultimi giorni prima del voto». Un riferimento, pur non esplicito, alle possibili influenze russe. Anche più chiaro quando la premier parla di Intelligenza artificiale. «Vi dico con cognizione di causa che in campagna elettorale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero. Ma gli algoritmi non ci sovrascriveranno».
Tra gli stand
Meloni si concede un bagno di folla tra i ragazzi che provano a offrirle una carbonara, senza riuscirci («Peso già cento chili») e uno spritz che invece accetta, intona A mano a mano con loro. Poi sollecitata dai cronisti offre due commenti spot. Del ragazzo congolese intervenuto in difesa della prof accoltellata a Roma dice: «Ha fatto una grandissima cosa». Mentre minimizza lo scivolone di Tajani sulle «brave ragazze da sposare»: «Una frase uscita male». Dopo tutto dal palco aveva scandito poco prima: «La parità tra uomo e donna non è negoziabile». Un avvertimento a Vannacci, certo, ma magari anche una pizzicata al vicepremier forzista.