ilfattoquotidiano.it, 20 settembre 2026
Mauro Corona: “Ho un amore più giovane di 24 anni. Innamorarsi a 76 anni è una cosa poetica e tragica”
“Ho un amore lontano. È una persona che mi vuol molto bene e io anche a lei”. Mauro Corona rivela a “Verissimo” di essere innamorato. Sull’identità della donna in questione non si sbottona molto, anche se davanti all’insistenza di Silvia Toffanin cede di qualche millimetro e si limita a dire: “È lontana, in Toscana, vicino Abetone”. Alla conduttrice che chiede se sia ancora sposato con la moglie Francesca, Corona risponde senza peli sulla lingua: “Io sono sempre sposato. Ma perché devo divorziare? Per dare i soldi all’avvocato? Li ho dati tutti a lei, alla famiglia, ai miei figli…”. E sull’amore in età matura osserva: “Innamorarsi a 76 anni è una cosa poetica e tragica. Perché devi funzionare, ci vuole la pastiglia… è più tragico che poetico”. La donna di cui si è innamorato è più giovane di lui di 24 anni, e questo pare abbia attirato qualche critica: “Mi è costato caro cercare un po’ di vita alla fine dei miei giorni” continua l’alpinista, “perché ti puntano il dito invece che capire che potrebbe essere una luce ultima dopo una vita sciagurata. La vita accade, non la programmi”.
Nel salotto di Canale 5 Corona riavvolge il nastro e torna agli anni dell’infanzia e della adolescenza, segnati dalla morte, a soli 16 anni, del fratello Felice, proprio come il titolo del suo nuovo libro. Una scelta, quella di intitolargli l’ultima fatica letteraria, che motiva così: “Io non mi piaccio, non mi sono mai piaciuto perché nel mio inconscio sono anche un’altra persona, sono geloso, possessivo, violento verbalmente, sono un traditore, invidioso. Non sopportandomi più e avendo una certa età ho voluto rivelare chi sono per non morire frainteso. Ovviamente non potevo farlo di persona altrimenti sembrava una cosa di vanità e allora ho fatto parlare questo mio fratello”. Inevitabile ricordare la morte di Felice, che Mauro Corona definisce “non conosciuta, archiviata”. Il ragazzino sarebbe morto dopo una rissa: “C’erano una decina di ragazzi, è stato colpito forse da una bottiglia, è caduto in piscina, gli altri sono scappati, e lui è annegato. Almeno io penso così, nessuno è venuto a dirci cosa è successo”.
Quando è morto, Felice era andato via di casa da soli due mesi, sfuggendo a una situazione familiare molto complessa a causa di un padre violento: “Ci legava al palo, 6-7 ore uno al melo e uno al pero” racconta lo scrittore a Silvia Toffanin. “Infieriva su di noi per le sue impurità, per i suoi fallimenti, poi complice l’alcol…”. E ancora: “Papà mi ha anche accoltellato, vede le dita qui? Eravamo in una rissa, ha preso questo coltello, stava tagliando del salame, mi ha tagliato le punte delle dita”. Malgrado oggi sia un volto noto del piccolo schermo e uno scrittore apprezzato, Corona sa che dovrà sempre convivere con le ferite che si porta dentro: “Oggi la vita mi ha anche premiato, ma nemmeno vincessi il Nobel riuscirei a riempire questa voragine di dolore che mi accompagnerà fino alla morte”, conclude.