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 2026  settembre 19 Sabato calendario

Inps, cancellati i report locali

I rendiconti provinciali dell’Inps sono una miniera di dati spesso scomodi, soprattutto per il governo nell’anno delle elezioni. La stampa locale li riprende e li usa per raccontare (anche) i problemi del mondo del lavoro: precariato, bassi salari o cassa integrazione. Così da quest’anno quei report subiranno una limitazione: non saranno più presentati in tutti i territori, ma accorpati in un unico evento regionale. Lo ha deciso lunedì scorso la direttrice generale dell’Istituto, Valeria Vittimberga, in una lettera inviata a tutte le strutture locali che in diversi casi la stanno vivendo come una specie di censura.
La ministra del Lavoro, Marina Calderone, dice che non è opera sua. Certo è che dalle parti di Palazzo Chigi aleggiava un fastidio all’idea che l’Inps diffondesse in ogni provincia statistiche che indebolivano il racconto sull’età dell’oro portato avanti in questi anni. L’impressione è quindi che, soprattutto ora che ci si avvicina al voto, si voglia silenziare o quantomeno ridurre il dibattito nei territori. È più facile che sfuggano dati diffusi solo a livello regionale e non anche provinciale.
La giustificazione è la necessità di razionalizzare i costi e rendere più omogenea la comunicazione. “La predisposizione dei Rendiconti sociali regionali e provinciali – si legge nella lettera inviata dalla dg – comporta attività di raccolta, elaborazione, validazione e presentazione dei dati, che richiedono un significativo impegno sotto il profilo organizzativo e gestionale. In un’ottica di maggiore efficienza, coordinamento e uniformità, si ravvisa pertanto la necessità di predisporre un documento unico”. Per capire l’effetto di questi rendiconti, basta una semplice ricerca in agenzia. “Inps Firenze, luci e ombre nel rendiconto 2024”, titolava La Nazione a dicembre scorso. “In chiaroscuro il nuovo rendiconto sociale Inps”, scriveva il sito Rai a Campobasso. “Un territorio che lavora tanto ma guadagna poco”, era la sintesi di QuiComo. Mentre la propaganda nazionale vantava i record di occupati, il dato granulare offriva spunti meno ottimistici. Dal ministero del Lavoro spiegano di non aver dato “indicazioni in tal senso” e che Marina Calderone “ha fiducia nelle valutazioni della dg dell’Inps”.
Bisogna compiere un passo indietro e spiegare la genesi di questa attività di diffusione sui territori. A promuoverla e portarla avanti è stato il Consiglio di indirizzo e vigilanza Inps. Il Civ è diverso dal Cda: per prassi è, infatti, guidato dai sindacati e nell’ultimo mandato il presidente è stato Roberto Ghiselli della Cgil. È decaduto circa un mese fa ed è in corso l’iter per la nuova nomina, che per rotazione spetterà alla Cisl. È plausibile che i rendiconti provinciali siano stati vissuti come un qualcosa che sfuggiva al controllo centrale. L’Inps però ribadisce le sue ragioni: “L’esperienza fin qui maturata ha messo in luce un problema di eccessiva frammentazione: affiancare al rendiconto regionale e a quello nazionale un ulteriore livello di analisi e presentazione provinciale ha determinato, soprattutto per le province di dimensione media e medio-piccola e per le regioni articolate in poche province, una moltiplicazione di eventi che non sempre è stato in grado di restituire un reale valore aggiunto in termini di comprensione dei fenomeni”. “I dati provinciali, in ogni caso, non vengono meno: continueranno a essere condivisi con gli stakeholder del territorio” aggiunge l’Istituto. Conclusione: “Una ventina di presentazioni regionali, anziché oltre cento eventi provinciali in larga parte ripetitivi, ottiene un’attenzione della stampa nazionale e locale nettamente maggiore. La cronaca dà risalto a venti bilanci; non a più di cento, in gran parte fotocopia l’uno dell’altro”.
C’è da aggiungere un particolare: durante il governo Meloni sono spesso state diradate le diffusioni di dati. Mentre con il Reddito di cittadinanza avevamo un bollettino mensile, con l’Assegno di inclusione è diventato semestrale. Mentre il report su assunzioni e licenziamenti si chiamava “Osservatorio sul precariato” e usciva mensilmente, oggi si chiama “Osservatorio sul mercato del lavoro” ed è redatto ogni tre mesi. Il centrodestra decanta risultati straordinari in tema di nuovi posti di lavoro, ma fa di tutto per ridurre le occasioni di tornare sull’argomento e approfondire.