repubblica.it, 20 settembre 2026
Cos’è l’accelerazionismo, la galassia estremista che ha ispirato il 13enne accoltellatore
Il 13enne che ieri mattina ha accoltellato la professoressa Isabella Marsilio nella scuola media di Centocelle riprendendo la scena con una telecamera, indossava – secondo alcuni testimoni – una maglietta con la scritta Tmd (Total Muslim Death, morte totale dei musulmani). I carabinieri indagano ora su una rete accelerazionista attiva su Telegram che lo avrebbe istigato: ma chi sono gli accelerazionisti? E cosa vogliono?
Secondo l’Accelerationism Research Consortium, il termine indica un insieme di strategie per intensificare divisioni sociali latenti, spesso con mezzi violenti, allo scopo di portare al collasso della società. “Un fenomeno che non si allinea necessariamente con una specifica ideologia politica”, spiega Andrea Molle, professore alla Chapman University. Le radici sono lontane – dal giovane Marx a Deleuze, fino al gruppo di ricerca britannica di cultura cibernetica Ccru – ma è nella sua versione di estrema destra che l’accelerazionismo si è trasformato in una vera dottrina terroristica.
Il testo sacro è Siege, (l’Assedio) la raccolta di scritti dagli anni ’80 del neonazista americano James Mason, uno dei più noti e influenti neonazisti americani. L’idea è che la democrazia liberale non si possa più abbattere con le elezioni, ma solo spingendo la società al collasso attraverso il terrorismo e la violenza indiscriminata. Sulle macerie, secondo questa visione, sorgerà un mondo nuovo, ripulito dai “nemici” e guidato dalla “razza bianca”.
Da qui nasce un modello organizzativo radicalmente nuovo: niente più capi, gerarchie o tessere, solo la “resistenza senza leader” teorizzata dal suprematista bianco Louis Beam, in cui ogni individuo agisce dentro una cornice ideologica comune senza ricevere ordini diretti.
Gli analisti parlano di “terrorismo post-organizzativo”. Una costellazione di piccole cellule – come la Atomwaffen Division (Awd) o The Base, fondata nel 2018 – con il nome omaggio ad Al-Qaeda – dall’ex analista statunitense del dipartimento per la sicurezza interna Rinaldo Nazzaro, oggi in Russia e sospettato di essere una spia; ma soprattutto di singoli che si radicalizzano online sul cosiddetto “Terrorgram”, la rete informale di canali Telegram che diffonde manuali per compiere attentati, manifesti e propaganda.
Un elemento centrale, e lugubre, è la santificazione degli attentatori: sui canali circola un “calendario dei santi” con le date delle stragi e contenuti agiografici sulle loro “opere”.
“Queste forme di violenza si basano sull’emulazione di personaggi come Brenton Tarrant – autore nel 2019 della strage di Christchurch – e Behring Breivik, artefice degli attentati a Utoya nel 2011”, aveva raccontato a Repubblica Leonardo Bianchi, esperto di movimenti dell’estrema destra extrapartitica e autore di Le prime gocce della tempesta (Solferino) e del podcast Complotti. “Uomini santificati, martirizzati”, spesso raffigurati con aureole o armature da cavaliere.
L’Italia ha già visto diversi casi legati a questo universo. A marzo, per esempio, un 17enne pescarese, in contatto con i canali neonazisti della Werwolf Division (che in chat descrivevano Giorgia Meloni come “una strega” e “una traditrice”), è stato arrestato per aver pianificato una strage sullo stile di Columbine nella sua scuola.
E non sarebbe nemmeno la prima volta che un attentatore agisce su input esterno: lo slovacco Juraj Krajčík, autore nel 2022 della strage omofoba al locale Tepláreň di Bratislava, era stato addestrato e istigato da militanti accelerazionisti statunitensi, che gli avevano scritto anche il manifesto.
“A rendere tutto più veloce”, precisa Andrea Molle, “è la capacità di questi ecosistemi digitali di sfruttare l’economia dell’attenzione delle piattaforme, trasformando l’estremismo in una forma di dipendenza che amplifica la radicalizzazione in poche settimane, oltre i confini di qualsiasi movimento organizzato”. Ragazzi affascinati dall’idea di “controcultura” si ritrovano così, in tempi rapidissimi, dentro ecosistemi digitali che offrono tutto insieme: ideologia, istruzioni pratiche, modelli da emulare. Ora, in rete però, accanto agli scatti del 13enne che lo ritraggono mentre si prepara all’aggressione compare la scritta “Is this a larp?”, dalla sigla Live Action Role-Playing. Nel linguaggio della galassia suprematista online il senso dell’insulto è chiaro. Per i suoi detrattori il ragazzo si sarebbe limitato a un atteggiamento, senza portare a termine ciò che aveva promesso a chi, per mesi, lo avrebbe istigato: uccidere l’insegnante che gli aveva dato due debiti.