la Repubblica, 19 settembre 2026
Torna “Stranamore”, la lezione di Kubrick per smontare il potere
Una delle molte leggende che circondano il cinema di Stanley Kubrick riguarda Ronald Reagan. Pare che il neoeletto presidente degli Stati Uniti, alla sua prima visita del Pentagono, avesse chiesto di vedere la “War Room”, la “sala della guerra” in cui è ambientato Il dottor Stranamore. Dovettero dirgli che la “War Room”, al Pentagono, non c’è: Kubrick e il suo geniale scenografo Ken Adam l’avevano inventata. E Reagan, che nella sua prima vita era stato un attore di Hollywood, avrebbe potuto e dovuto immaginarlo.
Anche fosse inventato, ci sembra l’aneddoto perfetto per ricordare il film di Kubrick che ritornerà in sala il 12 ottobre distribuito da Lucky Red. Perché rivedendo, o vedendo, Il dottor Stranamore molti si chiederanno: è un film o un documentario? E soprattutto: è un film di oltre sessant’anni fa (uscì nel 1964) o è un film di oggi? A distanza di decenni, rimane di straordinaria attualità. E non solo perché sembra sia tornata la Guerra Fredda, anche se con schieramenti diversi: il saluto nazista che Peter Sellers, nei panni dello scienziato tedesco che dà il titolo al film, esegue quasi involontariamente è ancora più impressionante da pochi giorni a questa parte, da quando i neonazisti sono tornati al potere in un angolo, per quanto angusto e spopolato, della Germania.
Del resto il rapporto sempre labile fra realtà e fantasia pervade tutto il film, dalla sua concezione fino alla sua distribuzione. Kubrick si ispirò a un romanzo del 1958 intitolato Red Alert (“Allarme rosso”). L’autore, il gallese Peter George, era un ex ufficiale della Raf, l’aviazione britannica. Il libro descrive in modo serio e drammatico una crisi nucleare che vede opposti Usa e Urss. Kubrick, scrivendo la sceneggiatura, sposò questo approccio ma ben presto si trovò di fronte a situazioni, a snodi della trama che gli facevano dire: “No, questo non si può fare, troppo assurdo, la gente scoppierebbe a ridere”. A quel punto decise di trasformare il dramma in una satira, coinvolgendo un grande scrittore come Terry Southern (che qualche anno dopo avrebbe scritto Easy Rider). Grazie a questa idea, Il dottor Stranamore è un film insieme inquietante e fragorosamente comico, ed è proprio l’escalation – comica e militare al tempo stesso – a renderlo attuale.
Il film sembra una partita di poker: è un continuo rilancio narrativo. Inizia con un generale americano (Sterling Hayden) che impazzisce, o forse è sempre stato pazzo, e spedisce i bombardieri Usa all’attacco dell’Urss. Il presidente (uno dei tre ruoli di Peter Sellers) e tutto il suo staff si riuniscono nella suddetta War Room e discutono sul da farsi. Primo rilancio: decidono di bloccare l’operazione, anche se un altro generale ancora più pazzo (George C. Scott) vorrebbe andare avanti, pensando sia il momento buono per dare il colpo di grazia ai comunisti. Ma fermare gli aerei risulta impossibile. Occorre che siano i russi ad abbatterli (secondo rilancio) e qui partono le spassose telefonate fra il presidente Muffley e il premier sovietico Kissov (“Pronto, Dimitri? Potresti abbassare il giradischi?...”). Terzo, formidabile rilancio: i sovietici hanno preparato una contromossa, il cosiddetto “congegno fine mondo”, che scatterà automaticamente nel momento dell’attacco americano. Il pianeta è sull’orlo della distruzione. E qui – quarto rilancio – entra in scena il mitico dottor Stranamore (di nuovo Sellers, personaggio inventato rispetto al libro), uno scienziato in sedia a rotelle che parla con un pesante accento tedesco. È lui a concepire il piano per sopravvivere al disastro nucleare: scavare gallerie-bunker in cui saranno ospitati tutti i potenti del Paese, ciascuno con dieci donne a disposizione per passare il tempo e garantire la riproduzione.
A prima vista, in Stranamore i veri pazzi sono militari e scienziati mentre il presidente degli Usa è un bonaccione, il contrario rispetto a oggi. Ma man mano che il film avanza, grazie ai suddetti rilanci, la vera protagonista diventa una catena di comando basata su regole talmente paradossali da diventare folli. Sellers fa tre ruoli (Muffley, Stranamore e l’ufficiale britannico Mandrake): doveva interpretare anche il capitano del bombardiere, ma si infortunò a una gamba e inoltre pare non padroneggiasse l’accento texano necessario (il ruolo passò a Slim Pickens). A proposito di Texas: sul bombardiere che si avvia a distruggere il mondo c’è un kit di sopravvivenza che contiene anche profilattici, rossetti e calze di nylon. Il comandante dice: “A fella could have a pretty good weekend in Vegas with all that stuff”, ci si potrebbe passare un bel weekend a Las Vegas con questa roba. In originale Pickens (texano, appunto) diceva “Dallas”, ma il film uscì poche settimane dopo l’assassinio di Kennedy. Dovettero ridoppiare la battuta: la realtà aveva superato la fantasia.