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 2026  settembre 20 Domenica calendario

Stevaini resterà in carcere, negata la semilibertà

Sono trascorsi 32 anni dal giorno del suo arresto, e il «mostro di Terrazzo» mette ancora paura.
Il tribunale di Sorveglianza di Milano ha rigettato la richiesta di concessione della semilibertà avanzata da Gianfranco Stevanin, l’uomo che a inizi anni ’90 ammazzò sei prostitute, le tagliò a pezzi e infine seppellì i resti nel giardino della casa dei genitori, in provincia di Verona.
Fu descritto come un giovane serial killer sociopatico, un sadico narcisista. E oggi, nonostante la grave malattia che l’ha colpito e nonostante continui a ripetere di aver perso ogni pulsione grazie alla scoperta della fede, non sembra cambiato granché.
Per Stevanin – 66 anni, che sta scontando l’ergastolo a Bollate – questa rappresentava forse l’ultima chance di uscire di prigione e trovare accoglienza in una comunità di recupero, sempre ammesso ci sia una struttura disposta a farlo. Ma nell’ordinanza depositata tre giorni fa, i magistrati ripercorrono i risultati a cui sono giunte le equipe di specialisti che per tutto questo tempo hanno osservato il comportamento del detenuto, stando alle quali non c’è «alcuna novità sotto il profilo dell’analisi della personalità». Nessun sincero ravvedimento, nessuna vera presa di coscienza del male inferto, anche perché lui continua a sostenere di non rammentare il momento esatto in cui uccideva quelle donne, ma soltanto gli attimi precedenti e quelli successivi. E come puoi pentirti di qualcosa che neppure ricordi?
A distanza di tre decenni dagli omicidi, tra le righe dell’ordinanza ci si imbatte nel «solito» Stevanin, coi suoi modi apparentemente gentili, «un atteggiamento atto a “corteggiare” l’interlocutore», a compiacerlo, un detenuto che si pone «quasi con tono rassicurante e ammaliante» perfino quando parla dei trascorsi da serial killer, ma che in fin dei conti – concordano le relazioni citate dai giudici – nasconde una «distanza emotiva» dagli orrori commessi. I rimorsi per le vite che ha spezzato? «Sono solo formali».
Nella richiesta di ottenimento della semilibertà, l’avvocato Francesco D’Andria faceva riferimento al fatto che, in conseguenza della recente battaglia (vinta) contro una malattia oncologica, Stevanin ha perso qualunque pulsione sessuale: questo lo renderebbe innocuo. L’ultima relazione del carcere di Bollate – si legge nell’ordinanza – va però in direzione opposta: ancora oggi in lui prevalgono la «tendenza al controllo della situazione e l’assenza di sentimenti autentici di revisione critica». Tutto questo, sostiene l’equipe della prigione, renderebbe rischioso concedergli la semilibertà.
Insomma, Stevanin deve restare dov’è. La Sorveglianza ha respinto anche la richiesta di sottoporlo a una nuova perizia psichiatria: in mancanza di un vero pentimento – condizione essenziale per ottenere la semilibertà – per i giudici stabilirne l’attuale grado di pericolosità sarebbe un esercizio inutile. L’avvocato D’Andria sta valutando se presentare ricorso: «Se dopo 32 anni di carcere non si riesce a garantire il reinserimento sociale di un detenuto – dice – il fallimento è anche dello Stato».