Corriere della Sera, 20 settembre 2026
Gli Houthi avvertono l’Italia: perché i vostri jet sono qui?
«Non siamo in guerra con l’Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese». Da Sanaa arriva una rassicurazione che contiene però anche un avvertimento. Muhammad Mansur, funzionario del governo Houthi, rivendica la «resistenza armata» contro l’Arabia Saudita e domanda: «Cosa ci fanno gli aerei italiani a sostegno della guerra di Riad contro di noi?». Il riferimento è all’attacco alla base aerea di Taif, dove venerdì è stato colpito un nostro Eurofighter F-2000.
Da Roma risponde il ministro della Difesa Guido Crosetto: «L’Italia non è in guerra. Il Parlamento non è stato escluso da niente. Il Quirinale non è stato tenuto all’oscuro di nulla». Una replica anche al Fatto Quotidiano che ieri ha accusato il governo di aver coinvolto il Paese nel conflitto senza informare italiani e Colle. Crosetto ribadisce che la presenza militare italiana in Arabia Saudita «non è mai stata segreta» e insiste sulle regole che disciplinano l’impiego delle Forze armate: «La Difesa non è, né sarà mai, il giocattolo di un ministro». Può muoversi soltanto «dentro leggi, mandati, procedure e responsabilità precise» che passano dal Parlamento. Sostenere che governo e ministro abbiano agito in segreto, conclude, «non è critica. È mistificazione politica».
Ma l’attacco all’Eurofighter ha comunque aperto una riflessione operativa. Il ministro della Difesa ha chiesto ai vertici militari un nuovo rapporto sulle opzioni per rafforzare la sicurezza degli oltre quattrocento militari italiani impegnati nell’area. Tra le ipotesi viene valutata anche una possibile ridislocazione dei militari. Nessun cambio di missione è stato deciso. Da Bruxelles intanto Kaja Kallas ha risposto a Crosetto concordando sulla necessità di «rafforzare la missione Ue Aspides» e annunciando «una lettera ai 27 per coinvolgere gli Stati membri»,
Intanto l’escalation arriva nel cuore dell’Arabia Saudita. Gli Houthi hanno rivendicato due operazioni condotte con «un gran numero di missili balistici, missili da crociera e droni»: la prima contro «siti sensibili» a Riad, la seconda contro impianti Aramco a Yanbu, sulla costa del Mar Rosso. Il portavoce militare Yahya Saree le presenta come una risposta ai tentativi sauditi di colpire Sanaa. Nelle ore precedenti era scattato nella capitale saudita il primo allarme aereo dall’inizio dell’escalation con gli Houthi, a luglio. Esplosioni, fumo nero e fiamme erano stati segnalati vicino all’aeroporto King Khalid, dove un incendio ha coinvolto un serbatoio di carburante con il logo Aramco. Dopo cancellazioni e ritardi, nel pomeriggio il traffico aereo è tornato alla normalità.
Sul terreno il bilancio si aggrava: nelle ultime 24 ore sono morte 48 persone negli scontri in Yemen, 17 soldati delle forze governative sostenute da Riad e 31 combattenti Houthi, secondo fonti militari delle due parti. Il movimento ribelle, sostenuto dall’Iran, ha intensificato nelle ultime settimane gli attacchi contro infrastrutture energetiche saudite, aumentando la pressione sul Mar Rosso e sullo stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi strategici verso Suez.
Il governo yemenita accusa i ribelli di volersi imporre «con la forza delle armi» e chiede che lo Yemen non diventi «merce di scambio» nelle trattative regionali. Ieri il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha condannato «nei termini più fermi» gli attacchi contro l’Arabia Saudita e chiesto agli Houthi di fermarsi.