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 2026  settembre 18 Venerdì calendario

Serbia, contro Vucic gli studenti candidano tutti

Una marcia, accompagnata da una banda musicale, fino al palazzo della Commissione elettorale di Belgrado. Scatoloni pieni di più di 75mila firme autenticate. Inizia con una festa la campagna elettorale del movimento degli studenti serbi, nel giro di due anni passato dalle piazze di protesta per chiedere verità e giustizia sulla “strage di Novi Sad, dove il crollo di una pensilina alla stazione da poco inaugurata ha provocato la morte di 16 persone, a spina nel fianco dell’uomo forte di Serbia, Aleksander Vucic. Ma adesso per il movimento inizia forse la parte più difficile del percorso.
Elezioni trasformate in referendum su Vucic
Il presidente Vucic ha scelto la prova di forza, convocando elezioni parlamentari anticipate in cui si metterà in gioco personalmente come candidato premier. Vecchia volpe della politica, che in decenni di potere ha costruito una rete fitta di alleati e vassalli, piuttosto che farsi indebolire mese dopo mese da una mobilitazione che né repressione, né piccole concessioni hanno frenato, ha scelto di trasformare le consultazioni in un referendum su se stesso.
Diversità che rischiano di diventare zavorre
Sulla carta, gli studenti se la possono giocare. Nel corso del tempo il movimento ha inglobato cause e vertenze, si è allargato a comitati, gruppi e associazioni, si è radicato in tutta la Serbia, senza paletti ideologici o pregiudiziali, se non l’opposizione a Vucic. Una strategia che gli ha permesso di crescere ma adesso rischia di essere un problema e non di poco conto. Estremamente eterogenei al loro interno, gli studenti devono fare i conti anche con contraddizioni, limiti e incongruenze, che rischiano di farli deragliare. E le prime avvisaglie di un percorso tutt’altro che semplice emergono già dalla lista presentata.
Nazionalisti, europeisti e volti noti
Attori, registi, ex stelle dello sport, docenti, accademici, ecologisti, leader di comitati territoriali. I 250 candidati sono stati scelti attraverso un sistema estremamente complesso di selezione attraverso le assemblee territoriali costituite nel corso degli anni dal movimento non solo nelle facoltà, ma anche in città, quartieri e aree rurali. “I candidati non sono stati scelti dai leader di partito, né la lista è stata compilata da qualcuno a porte chiuse per poi essere annunciata agli altri”, hanno spiegato gli studenti. “Presentiamo persone incaricate di portare nelle istituzioni parte della battaglia che abbiamo condotto nelle piazze nell’ultimo anno”. Nessuno è stato indicato come premier, l’ordine in lista sarebbe stato estratto a sorte. Paletti ideologici, nessuno, se non l’assenza di legami con il sistema di potere di Vucic. Ecco perché all’interno sono già evidenti diversi poli, apparentemente impossibili da cucire insieme, se non nel comune intento di andare oltre l’attuale sistema di potere.
L’ala sinistra del movimento
Nato nelle piazze e cresciuto nelle proteste, dai più gli studenti è percepito come movimento progressista, se non di sinistra. E in effetti c’è un gruppo di candidati che notoriamente risponde a tale profilo, sebbene con sfumature diverse. Volto noto nel mondo intellettuale balcanico anche per le durissime analisi contro il capitalismo clientelare serbo, le privatizzazioni selvagge e il regime autoritario, il sociologo e professore universitario Jovo Bakić è uno degli storici esponenti della sinistra in Serbia, punto di riferimento dei settori radicali del movimento studentesco. Più o meno sulla stessa linea si collocano Tihomir Stanić, noto attore da sempre in prima linea nelle lotte antifasciste e per i diritti civili, la scienziata e ecoattivista Dragana Đorđević, Oliver Tošković, psicologo e attivista accademico, storico sostenitore delle battaglie per l’istruzione pubblica e gratuita e la professoressa Marja Maruna, docente della Facoltà di Architettura di Belgrado, voce dell’ala ecologista e fra quelle che più si è battuta contro i progetti speculativi degli ultimi anni come il waterfront di Belgrado e la Trump Tower, accantonata dal genero del presidente Usa, Jared Kushner, proprio per le proteste di piazza.
Gli europeisti socialdemocratici e quelli riformisti
Nell’area europeista e socialdemocratica classica, si muovono invece personaggi come Aleksandar Baucal, docente della Facoltà di Filosofia di Belgrado, europeista dichiarato, che spinge per una modernizzazione sociale della Serbia in chiave Ue. Decisamente più conservatrici sono figure come quella di Dejan Šoškić, ex governatore della Banca Centrale, dimessosi in polemica con Vucic.
La pattuglia nazionalista e sovranista
Ma ci sono anche candidati che interpretano l’ala più nazionalista serba, probabilmente individuati anche per intercettare i consensi di formazioni dichiaratamente di destra, come la coalizione “Autentična desnica” (Destra Autentica), che porta in pancia anche i monarchici, o formazioni sovraniste come Narodna stranka, che hanno ufficializzato il proprio sostegno alle liste degli studenti, pur non avendo – almeno ufficialmente – candidati in lista. È a loro che parlano figure come quella del cardiologo Ilija Srdanović, primo in lista, “ma solo per sorteggio” specificano gli studenti, veterano del Kosovo e della Krajina, che di sé racconta: “tutta la vita sono stato un soldato, prima con un fucile in mano, reclutato durante la guerra, e poi un soldato nella professione, nella lotta per la vita delle persone”. Altro nome di peso è quello di Dejan Bodiroga, stella del basket serbo, vicinissimo a ambienti della Chiesa Ortodossa, noto per le simpatie nazionaliste e simbolo dell’orgoglio patriottico, o ancor di più, Feđa Dimović, avvocato e storico leader del gruppo hip-hop Beogradski Sindikat, noto per i testi nazionalisti e sciovinisti. Alla pancia tradizionalista e agricola della Serbia parlano candidature come quelle Zlatko Kokanović, imprenditore agricolo e attivista del movimento “Ne damo Jadar”, contro la grande miniera di litio data in concessione al colosso del settore Rio Tinto, e Saša Tomas sostenitori della proprietà privata contadina, delle tradizioni rurali minacciate e della “terra dei padri”. Piace a settori della destra conservatrice e extraparlamentare anche il professore Slobodan Vukosavić, membro dell’Accademia Serba delle Scienze e delle Arti (SANU), fra i più noti sostenitori del sovranismo accademico e scientifico che punta sull’indipendenza tecnologica ed energetica.
La caccia al voto nazionalista
Personaggi ingombranti, che quasi paradossalmente coesistono con candidature espressione delle minoranze etniche del Paese e che alla Studentska Lista servono: per vincere hanno bisogno di ogni voto possibile, incluso quello dei settori della destra nazionalista che rimproverano a Vucic di esserlo stato troppo poco. E adesso che le ferite delle guerre dei Balcani tornano a sanguinare, fra la morte del “Boia” Mladic e la condanna del “Serpente” Thaci ancora di più. “Alla fine sceglieranno gli elettori serbi”, sostengono i pionieri del movimento, che alle urne possono contare anche sul patto di desistenza con settori e formazione dell’opposizione.
La desistenza dell’opposizione parlamentare
Pur non avendo candidati in lista, hanno infatti annunciato una sorta di desistenza partiti attualmente in Parlamento con orientamento e posizioni politiche molto diverse, dal Movimento popolare serbo (Nps, che nel disciolto Parlamento ha 12 seggi) al Fronte-Verdi-Sinistra (Zlf,10 seggi), dal Partito democratico che fu di Zoran Djindjic (Ds, 8 seggi) al Movimento dei Cittadini liberi (Psg, 3 seggi) e Nuovo volto della Serbia (Nls, 2 seggi).
Vucic parte favorito ma le urne potrebbero rivelare sorprese
Pronostici? Complicati. I primi sondaggi prevedono che la corazzata messa insieme da Vucic, che tiene insieme il suo Sns e gli ultranazionalisti del Partito radicale, finirà per spuntarla, sebbene non con le percentuali bulgare del passato. Diversi osservatori stimano che gli studenti potrebbero raccogliere circa il 30% dei consensi o più, come successo alle amministrative di marzo, ma fra comitati e assemblee circolano numeri diversi, che li darebbero addirittura in vantaggio. Fra accuse di spionaggio illegale, accuse di interferenze straniera, inaugurazioni e tagli di nastri, denunce incrociate e inchieste, la Serbia si prepara a a una campagna elettorale lunghissima.