repubblica.it, 18 settembre 2026
Australia, stretta sui visti: una lotteria per i backpacker
Per migliaia di giovani che sognano un anno, o più, per viaggiare, lavorare e crescere in Australia potrebbe essere la fine di un’era. Il governo Labor ha annunciato una serie di misure per ridurre la migrazione nel Paese, intervenendo soprattutto sui backpacker e sugli studenti internazionali. Colpendo soprattutto il “Working Holiday Visa”, il permesso che consente ai giovani di viaggiare e lavorare in Australia per 12 mesi e che rappresenta una fonte importante di manodopera nell’agricoltura, turismo e ristorazione. Alcune organizzazioni del settore hanno già lanciato l’allarme per l’impatto delle nuove regole. Il governo, però, tira dritto e sostiene che il fabbisogno potrà essere coperto attraverso altri programmi, come quelli destinati ai lavoratori provenienti dalle isole del Pacifico.
“Il nostro obiettivo è attrarre le competenze di cui l’Australia ha bisogno, sostenere la crescita economica e la produttività e garantire che i sistemi di immigrazione siano vantaggiosi per i lavoratori e le comunità australiane”, si legge nel comunicato pubblicato sul sito del governo. L’esecutivo laburista di Anthony Albanese ha dedicato gli ultimi quattro anni alla costruzione di un sistema migratorio che definisce “più ordinato, equo e mirato”.
Secondo i dati dell’Australian Bureau of Statistics, la migrazione netta è scesa a 292mila persone nell’anno terminato a marzo 2026, con un calo del 47% rispetto al picco post-Covid del 2023. L’obiettivo è però andare oltre: scendere a 245mila persone nell’anno finanziario in corso e a 225mila nel 2027-28.
La stretta sugli studenti
Il maggior impatto delle nuove misure sarà sugli studenti stranieri. Nell’ultimo anno sono stati concessi 337.427 visti per studenti, di cui 45.991 a familiari e persone a loro carico. Ora sarà ora più difficile portare in Australia partner e figli. Restano alcune eccezioni, tra cui gli studenti di dottorato e quelli provenienti dai Paesi del Pacifico e dall’area Asean. Le nuove regole, precisa il governo, non prevedono invece la separazione delle famiglie che si trovano già in Australia.
Canberra interviene anche sul cosiddetto “visa hopping”: il meccanismo attraverso cui alcuni studenti, una volta terminato un corso, si iscrivono a un altro percorso formativo per prolungare la propria permanenza nel Paese senza necessariamente passare a un livello di qualifica superiore. D’ora in poi, chi vorrà continuare gli studi dovrà avanzare nella scala delle qualifiche, per esempio passando da una laurea a un master. L’obiettivo è impedire che il sistema dei visti per studenti venga utilizzato per prolungare indefinitamente la permanenza in Australia.
La lotteria per i backpacker
La misura destinata ad avere un impatto particolare sui giovani stranieri riguarda il “Working Holiday Visa”, uno dei principali canali utilizzati dai backpacker e anche una fonte di manodopera per il Paese.
Attualmente, i titolari di questi visti devono lavorare per tre mesi in determinate aree regionali dell’Australia durante il primo anno per poter ottenere un secondo anno di permesso, e poi per altri sei mesi per accedere al terzo. Con le nuove regole, per ottenere il secondo e il terzo anno entrerà in funzione un sistema a sorteggio. Per il secondo anno il limite sarà di 45mila persone, contro le circa 57mila ammesse lo scorso anno. Per il terzo anno il tetto scenderà a 5mila, rispetto alle 31mila persone dell’anno precedente.
Non sono soltanto i viaggiatori con lo zaino in spalla a guardare con preoccupazione alle nuove regole. Gli agricoltori si affidano ai backpacker per la raccolta della frutta, la manutenzione delle aziende e altri lavori stagionali che richiedono una formazione limitata ma sono essenziali per l’attività economica nelle zone meno popolate del Paese. Gli operatori turistici e il settore agricolo temono una riduzione dei lavoratori nelle aree regionali, che non hanno necessariamente lo stesso richiamo turistico delle principali città australiane.
Il governo sostiene che la revisione dei criteri di ammissione serva invece a favorire i migranti qualificati nei settori considerati prioritari, dagli operai edili a medici e infermieri, fino agli esperti di agricoltura e risorse naturali e agli agenti delle forze dell’ordine. Secondo il governo australiano, si tratta di profili in grado di rispondere meglio alle esigenze dell’economia.
Più controlli sugli overstayer
Il governo vuole rafforzare i controlli per evitare che ci siano persone che restino oltre la data di scadenza del visto attraverso l’assunzione di 100 nuovi funzionari e modifiche ai visti turistici. Il “No Further Stay”, per esempio, impedirà ai visitatori di utilizzare il soggiorno turistico come passaggio per presentare dall’interno dell’Australia una domanda per un altro tipo di visto e prolungare così la permanenza nel Paese.
La pressione interna
La questione migratoria è diventata uno dei terreni di scontro della politica australiana. One Nation, partito populista di destra che sostiene una forte riduzione dell’immigrazione, ha presentato questa settimana una proposta per ridurre di 750mila unità i visti temporanei per i migranti nell’arco di tre anni.
Il partito, che a maggio ha conquistato il suo primo seggio alla Camera dei rappresentanti, vuole limitare la migrazione netta dall’estero a 130 mila persone. Una proposta che il ministro degli Interni Tony Burke ha criticato, sostenendo che rischierebbe di “danneggiare settori dell’economia australiana”.
Per il governo Albanese, dunque, la migrazione resta “fondamentale, ma il sistema deve essere più selettivo e orientato alle esigenze del Paese”. Una posizione che non convince tutti. Le organizzazioni che si occupano di visti e immigrazione hanno criticato le scelte, sostenendo che potrebbero rendere più difficile per l’Australia competere per i “talenti del futuro”.