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 2026  settembre 18 Venerdì calendario

Chi è Abdel Malik, il capo Houthi che dominare lo Yemen

Abdel Malik al Houthi rappresenta l’apice politico, religioso, militare. I seguaci lo ritengono la Guida Eminente, una possibile eredità del sistema creato dall’ayatollah Alì Khomeini in Iran, Paese ispiratore ed alleato di questo potente movimento impostosi in una parte dello Yemen e sulla costa del Mar Rosso. 
Nato nell’82, Abdel Malik è cresciuto come miliziano sotto la guida del padre e del fratello, parte di un clan che ha incarnato la lotta della comunità sciita degli Zaidi. 
Come molti ha trascorso del tempo in territorio iraniano per un periodo di studio a Qom, la città santa, dove oltre a immergersi in questioni sacre ha forgiato legami con l’apparato khomeinista. 
Una volta tornato nello Yemen ha partecipato alla crescita della fazione fino ad arrivare al comando. Una promozione determinata dalla morte del fratello in combattimento nel 2005. All’epoca lo avevano considerato troppo inesperto e acerbo per svolgere un compito così difficile. Invece ha sorpreso tutti, riuscendo a trasformare un insieme di guerriglieri in una macchina bellica che ha tenuto testa ai governativi, ha esteso il controllo fino a conquistare Sanaa nel 2014 ed è diventato la componente principale dell’Asse della resistenza ideato da Teheran. 
La vittoria ha portato onore ma anche problemi. Perché gli Houthi si sono trovati a dover gestire una regione poverissima e ad affrontare molti nemici. Gli Emirati e l’Arabia, le truppe lealiste foraggiate dalle due monarchie, mercenari assoldati dagli «sceicchi» nel tentativo di fermare l’avanzata. Tutto inutile. 
Gli Houthi hanno continuato a guadagnare posizioni. Neppure i bombardamenti anglo-americani e israeliani hanno invertito la tendenza. E una parte del successo viene attribuita al sistema dominato dalla «famiglia» Houthi attraverso Abdel Malik. 
Grande fervore islamico, mobilitazione continua, pugno di ferro, sfide ripetute e disciplina severa, torture e pallottole per gli oppositori, hanno fatto crescere il movimento oltre ogni aspettativa, grazie anche alle debolezze e agli errori dello schieramento avversario, diviso in troppe «correnti». Il leader ha introdotto, pur con tutte le differenze, un metodo di potere che ricorda certi meccanismi iraniani. Il mix di religione e militanza con un capo indiscusso a tracciare la linea senza esitazioni. 
Altro aspetto rilevante la sicurezza. Abdel Malik non compare mai in pubblico, non partecipa di persona alle grandi adunate o alle cerimonie: spunta soltanto in video. L’ultimo diffuso poche ore fa dove ha sostenuto che quello degli Houthi è un conflitto «difensivo» ed ha rovesciato la responsabilità su Riad. 
Un aneddoto riportato da diversi media racconta di una delegazione importante convocata per un incontro con la Guida e portata in giro su veicoli lungo percorsi tortuosi. Poi è arrivata ad una villa all’interno del quale c’era uno schermo ed ha potuto vedere il leader in teleconferenza. Le misure adottate non sono eccessive perché hanno cercato di farlo fuori diverse volte. 
Anche gli israeliani hanno sferrato un raid che ha portato all’eliminazione di figure importanti ma non del numero uno. Un attacco reso possibile dall’infiltrazione da parte dell’intelligence israeliana, da qui la paranoia di chi deve proteggerlo con la caccia alle spie, vere o immaginate. 
A Tel Aviv qualcuno si sarà ricordato quando nei primi anni ’60 il Mossad aiutò la monarchia yemenita – della quale faceva parte anche il patriarca degli Houthi – con l’Operazione Istrice, azione coperta architettata per colpire il contingente egiziano mandato dal presidente Nasser a fiancheggiare i militari golpisti. L’intervento dell’Egitto si risolse in un disastro. Una pagina nera che il Cairo non ha mai dimenticato, un’esperienza traumatica che oggi induce gli egiziani alla cautela. La storia è la conferma indiretta di come lo Yemen sia un piccolo Afghanistan, sempre in fiamme e frantumato, ma con la «fortuna» di essere all’imboccatura del Mar Rosso. Abdel Malik ne vuole essere il custode e non solo per conto dell’Iran.