corriere.it, 18 settembre 2026
Chi acquista i libri da distruggere per addestrare i modelli di Ia?
Chi è il cliente finale degli acquisti massivi di libri, presumibilmente per addestrare l’AI? Difficile dirlo con certezza. Gli intermediari come Zoom Books, società già emersa nel corso dell’intervista con il librario Mirko, da tempo stanno acquistando container di libri in tutta Europa, anzi in tutto il mondo. Si tratta di libri introvabili, saggi e manuali, magari rimasti a prendere polvere nei magazzini per decadi. Oggi hanno un valore minimo, ma sembrerebbero preziosi per l’intelligenza artificiale. Gli acquisti non seguono un criterio preciso, ma lasciano delle tracce. Ci sono diverse compagnie, a partire proprio da Zoom Books, lungo la catena dei libri. Abbiamo provato a contattare le aziende e seguire le rotte commerciali, per farci un’idea di chi ci sia dietro l’acquisto e, soprattutto, capire quale AI fagociterà tutte queste informazioni.
Zoom Books
Partiamo proprio da Zoom Books, ovvero il nome operativo dietro la canadese Acirassi e che ha più volte difeso la riservatezza dei propri clienti, ma che più volte ha assicurato che non si occupa né della scansione né della distruzione dei libri. Il processo di acquisto è stato spiegato al Corriere direttamente da Reed Pannell, Chief Growth Officer della compagnia canadese. Un nome ricorrente nell’inchiesta, per una mera coincidenza, perché è la stessa persona che precedentemente lavorava in World of Books, società con un un ruolo strategico nel Project Panama e che forniva i libri ad Anthropic che venivano scansionati e smembrati. Curiosa la coincidenza temporale: la carica assunta nella società canadese coincide con l’inizio degli acquisti massivi dei libri della società.
Coincidenza o no, Pannell afferma: «Ecco cosa fa Zoom Books: acquistiamo libri di seconda mano e li rivendiamo integralmente come libri fisici. Questa è la nostra attività. Zoom non scansiona, digitalizza, smonta, distrugge o riduce in polpa i libri, non estrae né elabora dati testuali da essi e non riceve dati di alcun tipo dagli acquirenti. I libri che non possono essere ceduti vengono riciclati».
Ma quando poniamo come domanda cosa succede dopo la vendita, inizia la chiusura: «Non posso commentare. I nostri accordi commerciali prevedono clausole di riservatezza che tutelano i nostri clienti e le loro attività, e non intendo descrivere cosa un acquirente fa con i libri che ha acquistato. Preferisco dirvi chiaramente che mi fermo qui, piuttosto che darvi una risposta generica che sembrerebbe coprire un argomento che in realtà non tratta. Questo è sempre stato il mio modo di gestire le informazioni sui clienti nei miei oltre 20 anni di esperienza nel settore librario».
Non c’è Anthropic
Ad ogni modo, nella lista dei papabili acquirenti, dobbiamo escludere proprio Anthropic, stando almeno alle dichiarazioni al Corriere. Tramite un suo portavoce, riferisce che «Anthropic non ha acquistato direttamente libri da Zoom Books». Secondo l’azienda, «Claude viene addestrato utilizzando una combinazione di dati disponibili pubblicamente sul web, dataset acquisiti commercialmente e dati generati direttamente da Anthropic».
Ma, allo stesso tempo, spiega che «L’approvvigionamento di libri è un approccio ampiamente utilizzato nell’industria per l’addestramento dei modelli linguistici». E infine, sul tema dei libri rari o di antiquariato: «L’azienda non acquista e/o distrugge libri rari o antiquari. L’approvvigionamento riguarda libri provenienti dai normali mercati commercial». Ma dove vanno quindi i libri acquistati da Zoom Books? Una risposta può darcela Libreria Marini, di Roma, gestita da Adele e Giovanna Marini e i cui acquisti provenienti da Zoom Books, sono stati inoltrati presso PrepFort, ovvero un magazzino di proprietà Amazon sito nell’Illinois, a Wood Dale.
L’esperienza della Libreria Marini
Le Marini hanno affermato al Corriere che hanno ricevuto diversi ordini da Amazon e AbeBooks e che sono stati spediti a PrepFort. Tra i titoli acquistati dalla società canadese troviamo volumi quali Il dramma di Pearl Harbor, La guerra franco-napoletana del 1798-1799 e Intrecci. Il mobile in vimini italiano. Sono solo tre delle copie acquistate da una lista richiesta alla libreria, i cui titoli confermano l’affresco dipinto da altre librerie prima di Libreria Marini, ovvero di acquisti di nicchia e appartenenti a varie discipline. Come spiegano le Marini, «Gli argomenti sono stati abbastanza vari: soprattutto storia, diritto, romanzi vari, ma anche qualche libro un po’ più particolare di fotografia».
Zoom Books non è l’unica società che ha effettuato acquisti presso la libreria romana. Tra queste anche Scan Pb, i cui ordini sono stati spediti presso WN Shipping (partner Amazon), società locata nel Regno Unito. La differenza con PrepFort, però, è che nel magazzino Amazon vengono effettuate diverse operazioni sui libri, anche se lo scan si limita al codice Isbn e alla catalogazione dei libri che sono privi di barcode.
La compagnia, che come riportato sul sito afferma di poter ottimizzare la logistica così da consentire ai venditori presenti su ecommerce come Amazon o Shopify, di «crescere in modo più intelligente, rapido e sicuro». Che dietro vi sia Amazon o meno, ad ogni modo, non è dato sapere ma, se dovessimo attenerci alle coincidenze, i magazzini destinatari degli acquisti, hanno accordi di partnership con Amazon che, come scoperto da 404 Media, non è a digiuno dall’acquisto di libri per allenare l’AI. Abbiamo però contattato Amazon per avere maggiori informazioni. Quando abbiamo posto alla compagnia domande che potessero chiarire le dinamiche di Zoom Books, anche in relazione ai dubbi posti dagli stessi venditori di tutta Europa sui forum del colosso statunitense, la risposta è stata: «Amazon acquista libri attraverso canali commerciali per contribuire allo sviluppo e al miglioramento dei prodotti e dei servizi utilizzati dai nostri clienti». Oltre a questa risposta, già letta su 404Media, al Corriere la compagnia ha affermato che «preferisce non commentare ulteriormente».