corriere.it, 18 settembre 2026
Torino, psicologa si innamora di un paziente e poi lo lascia. La sorella dell’uomo la denuncia e l’Ordine la sospende
Inizia una relazione con un paziente che seguiva in comunità, ma poi dopo 8 mesi lo lascia. La sorella di lui, vedendolo soffrire, racconta tutto al marito di lei e all’Ordine degli psicologi che decide di sospendera la psicologa piemontese. La donna ha provato a impugnare in Tribunale, a Torino, il provvedimento dell’Ordine di appartenenza, ma anche i giudici le hanno dato torto.
La psicologa, che all’epoca lavorava in una comunità torinese, ha ceduto alle avances di un paziente, coltivando con lui una vera e propria relazione sentimentale che si è protratta per alcuni mesi, da gennaio ad agosto 2023, e quando poi ha interrotto il rapporto era ormai tardi. La sorella del ragazzo, infatti, quando ha visto il fratello soffrire per l’interruzione del rapporto ha deciso di spifferare tutto sia al marito della psicologa sia al Consiglio dell’Ordine degli psicologi del Piemonte che ha sede a Torino. Dalla segnalazione sono state avviate le verifiche da parte del Consiglio ed è venuta fuori l’intera vicenda.
Già in comunità il paziente aveva riferito di essersi invaghito della bella psicologa e di avere difficoltà a continuare la terapia. La psicologa, poi, appena il ragazzo era uscito dalla comunità aveva iniziato a frequentarlo e ne era nata una vera e propria relazione. Seppure non fosse più la sua psicologa, per il Consiglio dell’Ordine il comportamento della psicologa appare in contrasto con l’articolo 28, comma 1, secondo cui «lo psicologo evita commistioni tra il ruolo professionale e la vita privata che possano interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento all’immagine sociale della professione».
Ma c’è di più. Il nodo cruciale della sospensione, avallata poi anche dal Tribunale di Torino, è rappresentato dalla tempistica. Si legge infatti in sentenza: «Si evidenzia come l’immediatezza cronologica tra la fine della relazione professionale e l’inizio di quella che sarebbe nei mesi a seguire diventata una relazione affettivo-sentimentale-sessuale non ha verosimilmente consentito di riportare in una posizione di parità le due parti del rapporto, svincolando il paziente, per di più molto fragile, dalla situazione di “dipendenza”, in senso lato, nei confronti della terapeuta», con conseguente pregiudizio anche per l’immagine sociale della professione, stando al resoconto processuale.
Per i giudici Calcagno, De Montis e La Manna del Tribunale di Torino, «la scelta della sospensione è giustificata dal fatto che sono state violate norme deontologiche molto importanti». Molte le testimonianze raccolte dai giudici per far luce sulla vicenda e la stessa psicologa ha ammesso i fatti anche se a suo dire si era sentita prima in colpa nei confronti di quel paziente che le aveva dichiarato tutto il suo amore già in comnunità e che era dovuto andar via per non riuscire più a essere solo un paziente, interrompendo la terapia. Poi erano iniziati gli scambi di messaggi e infine gli incontri veri e propri. Dopo un primo incontro, che doveva essere chiarificatorio, la situazione era degenerata.
Dichiara la psicologa ai giudici: «Mi sentivo in colpa per il solo fatto di averlo incontrato all’insaputa di tutti, in un contesto esterno. Gli ho detto che non avremmo più dovuto vederci. A quel punto ha iniziato a minacciarmi, ho cominciato a spaventarmi. Poi lui è tornato gentile e ci siamo rivisti a Milano, dove io stavo facendo un corso. Ogni qualvolta tentavo di lasciarlo, lui tornava a minacciarmi di raccontare tutto». Ma le spiegazioni non sono bastate. La psicologa è stata condannata anche a 7 mila euro di spese legali.