Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 18 Venerdì calendario

Alessandro Siani parla di sé e della sua carriera

Ha mai voluto essere tale e quale a qualcuno?
«In realtà ci sono stati momenti della mia carriera in cui non volevo essere me stesso».
Per un attore è facile: mette sempre su una maschera.
«È vero, noi attori abbiamo la possibilità di giocare con le maschere, però viviamo un periodo talmente particolare che le maschere rischiano di essere fuori tempo, ce ne sono troppe in giro».
Alessandro Siani è uno dei giudici di Tale e quale Show al via su Rai1 da mercoledì 23 settembre, «ma mi ritengo un abusivo perché il titolare rimane sempre Giorgio Panariello. Gliel’ho anche detto: farò sostituire la sedia dove ti accomodavi, come è stata ritirata la maglia a Giancarlo Antognoni».
Nel ruolo di giudici ci sono anche Malgioglio ed Elettra Lamborghini. Elettra ci è o ci fa?
«Lei ha la capacità, in maniera naturale, quindi contro ogni intelligenza artificiale, di essere molto simpatica. Mi piace molto questa sua naturalezza, la prima cosa che pensa la dice. Malgioglio invece gioca non solo sulla prima cosa che gli viene in mente, ma anche sull’ultima».
Carlo Conti?
«È l’uomo più veloce del mondo. Se dovesse presentare il Capodanno di Rai1 chiuderebbe prima di mezzanotte».
«Tale e quale Show» cerca concorrenti in attesa di un rilancio. C’è stato un momento in cui lei ha avuto paura di non farcela?
«Ogni carriera è fatta soprattutto di momenti difficili e di fallimenti. È parte del gioco che le cose possano andare male, quindi semmai ti sorprendi quando una cosa funziona. Tale e quale Show in questo senso è veramente interessante, e intrigante, perché è un programma di rinascita per i concorrenti».
Da qualche anno si dedica di più alla tv, anche se sembra un mezzo destinato al declino.
«In realtà, sinceramente, non capisco dove stiamo andando. Tutto cambia. Nel 2000 se perdevi il telefono perdevi 20 numeri; oggi perdi gli amici, i documenti, le fotografie, il biglietto aereo, la serie che stavi guardando. Certe scelte in un momento sembrano giuste, ma si possono rivelare sbagliate».
Sembra avere molti dubbi.
«Io vorrei far parte del partito di quelli che dicono “non lo so”. Perché oggi dire “non lo so” è una sconfitta: devi avere un’opinione su tutto».
Sui social è così: o nero o bianco.
«Sui social tutti scrivono quello che pensano, ma non tutti pensano a quello che scrivono. Il comico una volta era colui che poteva dire tutto, poteva essere irriverente e per questo veniva osannato, perché diceva quello che tutti pensavano e non potevano dire. Oggi sui social si può dire di tutto, anche le cose più disturbanti, cattive, infamanti. Il comico invece non può».
Sorrentino dice che la creatività e il talento nascono dal dolore. È così anche per la comicità?
«La comicità nasce dalla fame e dalla curiosità. La fame è la voglia di reagire a una serie di situazioni che non ti girano come dovrebbero girare. La curiosità è la voglia di conoscere qualcosa degli altri per poi analizzarlo, metabolizzarlo e renderlo tuo».
La comicità è leggerezza, lei quando è pesante?
«Mai. La vita è già abbastanza complicata. Un tempo gli anziani erano visti come quelli che borbottavano sempre, che giudicavano e davano sentenze. Oggi mi sembra che si inizi a giudicare molto prima di essere boomer».
Un ricordo che ha nel cuore?
«Il mio primo monologo a Sanremo. Pippo Baudo mi chiamò e mi disse che si era commosso. Fu la prima telefonata, nemmeno i miei genitori erano stati così veloci».
Dopo 16 anni torna «Benvenuti al Sud», il terzo capitolo sarà nelle sale a Natale. Cosa ha rappresentato per lei?
«È un film che mi ha cambiato la carriera. Mi ricordo sempre che la sera in cui uscì il film, Bisio mi telefonò: “Ale, è un film che ci cambierà”. Io non diedi peso alle sue parole, invece è stato un film importante».
E ora, che film sarà?
«Siamo ritornati con la voglia di raccontare un’altra volta l’Italia, siamo riusciti a creare una storia che non vuole mettersi in competizione con il primo film, che fu qualcosa di incredibile. Ma credo che sia una buona commedia italiana che qua e là, in punta di piedi, cerca di raccontare anche quello che stiamo vivendo».
Cosa la colpisce di Bisio?
«Claudio ha la capacità di creare sempre un’atmosfera divertente, sa essere un uomo di grande spessore e un collega di lavoro fantastico. In realtà è un napoletano mancato».