Corriere della Sera, 18 settembre 2026
L’inflazione europea sale al 3,2%. Sfida cinese al debito Usa
L’inflazione torna a salire in Europa. Secondo Eurostat ad agosto il tasso di inflazione annuale nella zona euro è salito al 3,2%, rispetto al 2,9% registrato a luglio. Un anno prima, ad agosto 2025, il tasso si attestava al 2%. Anche nell’intera Unione Europea si osserva una tendenza simile, con il livello annuale del caro vita schizzato al 3,2% lo scorso agosto. In questo contesto, l’Italia segue perfettamente la media dell’Eurozona (3,2%).
Una certa uniformità si sta notando nelle strategie di politica monetaria delle banche centrali, tornate ad alzare il costo del denaro per raffreddare i prezzi. Se mercoledì la Fed ha deciso di alzare i tassi di interesse di 25 punti base dopo tre anni, portandoli in un intervallo tra il 3,75 e il 4%, ieri la Bank of England li ha mantenuti invariati al 3,75%. Il conflitto in Medio Oriente, ha sottolineato la BoE, ha interrotto i trasporti e l’approvvigionamento energetico, facendo aumentare il prezzo dell’energia e lievitare i costi del carburante e le bollette delle famiglie, ed è difficile prevedere cosa accadrà. L’inflazione è salita al 3,1% e la Banca d’Inghilterra ritiene «che aumenterà ulteriormente man mano che i prezzi più elevati dell’energia avranno i loro effetti a catena: l’aumento delle bollette potrebbe costringere le imprese ad aumentare i propri prezzi per coprire i costi, ad esempio». Sette giorni fa invece era stata la Bce aveva a portare i tassi al 2,50%. «La politica monetaria è diventata più complessa perché più complesse sono l’economia, la geopolitica, il commercio internazionale, la tecnologia – ha osservato Gian Luca Trequattrini, vicedirettore generale di Bankitalia —. Deve sapersi adeguare all’evoluzione dell’economia, senza perdere di vista però il proprio mandato. Deve essere pragmatica e concentrata sui dati, ma allo stesso tempo ferma nel suo obiettivo di stabilità dei prezzi».
Le Borse ieri hanno premiato la rafforzata credibilità della Federal Reserve che ha optato per un rialzo dei tassi, ignorando le richieste di taglio del costo del denaro di Donald Trump. Così gli indici europei hanno terminato la seduta in deciso rialzo e il Ftse Mib di Milano (+0,8% in chiusura) è tornato a quei 52mila punti persi lunedì. La decisione contribuisce ad alleggerire le pressioni sui premi a termine, con il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni tornato sotto il 5% (in area 4,94%). Anche se, fa notare il Financial Times, le riserve cinesi di titoli del Tesoro Usa hanno raggiunto il livello più basso dall’agosto 2008. Il minimo degli ultimi 18 anni registrato dalle partecipazioni ufficiali cinesi sottolinea una divergenza sempre più ampia tra i due Paesi. Gli Stati Uniti registrano enormi deficit di bilancio a fronte di un’inflazione in aumento, mentre la Cina sta combattendo il rallentamento della crescita economica e le pressioni deflazionistiche, registrando al contempo surplus commerciali record. A beneficio del sereno sui mercati, è intervenuto anche il rallentamento dei prezzi del petrolio.