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 2026  settembre 18 Venerdì calendario

I politici e gli influencer ultimi per l’«affidabilità». In testa scienziati e medici

Gli italiani non si fidano dei politici, non è certo una novità. Lo è però forse il fatto che questa sfiducia non rappresenti affatto un’anomalia nazionale. Siamo in buona compagnia: se in Italia il 65% considera «inaffidabili» i politici (e solo il 12% li ritiene «affidabili»), in Germania, Regno Unito e Stati Uniti siamo al 67%, in Francia si arriva al 72%, in Spagna al 75%. In Romania addirittura all’83%. La crisi della rappresentanza, insomma, non è un’esclusiva nazionale: i politici sono in assoluto la categoria meno affidabile per i cittadini in quasi tutto il mondo. Lo dice una ricerca globale di Ipsos sulla fiducia nelle categorie professionali, condotta in 31 paesi a giugno e pubblicata ieri.
Secondo il «Global trustworthiness index 2026», però, c’è una categoria che in alcuni paesi riesce a fare persino peggio: gli influencer. In Italia ne diffida il 66%, mentre solo il 13% li considera affidabili. Se la sfiducia verso la classe politica mina i meccanismi della rappresentanza, anche il mondo della comunicazione non gode quindi di grande salute. In fondo alla classifica di affidabilità troviamo (oltre ai ministri con il 15%) i pubblicitari (15%) e la new entry di questa edizione dell’indagine Ipsos: i chatbot, gli assistenti virtuali basati sull’intelligenza artificiale come ChatGpt o Claude. Solo il 20% degli italiani li considera affidabili. Va un po’ meglio per i giornalisti: 23% (e 22% per i conduttori dei telegiornali), sullo stesso livello di imprenditori e funzionari governativi (22%), banchieri e sacerdoti (23%).
All’estremo opposto medici, scienziati e insegnanti: sono le tre categorie più affidabili ovunque. Nel nostro Paese si fida dei medici il 61% dei cittadini, degli scienziati il 64% (+8%). Rispettivamente 3 e 7 punti sopra la media globale, e in crescita rispettivamente di 2 e di 8 punti rispetto al dato italiano registrato nel 2024. La fiducia nei medici è in realtà è inferiore di cinque punti rispetto al picco del 2021
, raggiunto nel pieno della pandemia, ma si tratta di un ritorno alla normalità con il dato che si riallinea ai valori del 2018 e 2019. Superato il momentum legato al Covid, il capitale di credibilità della professione rimane quindi solido.
Riscuotono buoni livelli di fiducia tra gli italiani anche le forze armate e quelle di polizia: 40% nel primo caso (in linea con la media globale), 42% nel secondo (ben 6 punti in più rispetto alla media). Sembra quindi che gli italiani siano innanzitutto alla ricerca di certezze e di stabilità: ci si affida alle competenze scientifiche e alla tutela dell’ordine, mentre il mondo della politica e le nuove forme di comunicazione faticano a rendersi credibili.
Soprattutto, però, gli italiani sembrano fidarsi poco gli uni degli altri. Si fida delle «persone comuni» soltanto il 29%, contro il 34% mondiale (e in calo di ben 6 punti rispetto al 2024). È forse questo il dato più profondo e allarmante: la diffidenza cresce e non riguarda soltanto le élite ma attraversa anche le relazioni interpersonali e la società nel suo insieme.
Una piccola eccezione confortante riguarda infine i sondaggisti: gode della loro fiducia il 30% degli italiani, quattro punti più della media globale, mentre solo il 27% li considera inaffidabili
. In tempi di sfiducia generalizzata, per chi misura l’opinione pubblica non è affatto un cattivo risultato.