Corriere della Sera, 18 settembre 2026
Meloni: «Mosca vuole provocarci. Ma l’Europa non deve rispondere»
Dopo 15 anni di assenza un premier italiano torna in visita bilaterale in Norvegia. Ma la visita di Giorgia Meloni cade in un momento in cui il concetto di relazioni strategiche è totalmente cambiato rispetto a pochi anni fa: e dunque la stessa premier non nasconde che è arrivata ad Oslo per allargare il perimetro delle nostre importazioni di gas e petrolio locale, così come quelle delle cooperazioni industriali sul piano militare. A cena, nel palazzo del governo del socialista Jonas Gahr Store, ci sono anche i vertici di Leonardo, Fincantieri e Saipem.
Ma se la visita serve ad allargare lo spettro delle nostre relazioni commerciali, e in cambio alla Norvegia offriamo il know how di aziende come Eni e Saipem nello sviluppo dei suoi enormi giacimenti di materie prime, davanti ai cronisti Meloni ci mette poco ad allargare lo sguardo sulle crisi in corso. In primo luogo sul conflitto russo, sul quale invita i partner europei alla cautela: «Penso che non sfugga a nessuno il moltiplicarsi di provocazioni, nelle ultime settimane ne abbiamo viste diverse. Però io credo che la vera domanda che noi ci dobbiamo fare è il motivo, Putin ha bisogno di spostare l’attenzione cercando un’escalation con l’Europa da una situazione sul campo della guerra in Ucraina che non sta andando come aveva previsto, dichiarato e promesso al suo popolo».
Per questo motivo, nel giorno dell’ennesimo sconfinamento sul confine baltico di due caccia russi, intercettati proprio da due jet italiani, secondo la premier comunque «non bisogna rispondere a queste provocazioni, farlo sarebbe più nell’interesse di Mosca che dell’Europa». Mentre sulla nomina di un inviato dell’Europa, che continua ritardare «io l’ho già proposto e detto in diverse occasioni, individuare e formalizzare chi parla a nome dell’Europa rafforza la posizione europea, e attenzione parlo di Europa e non di Ue». Quindi anche di alleati come la Norvegia o la Gran Bretagna.
Le relazioni internazionali fanno capolino nel corso di una conferenza stampa che comunque è sui temi bilaterali: con Oslo, che è anche un membro della Nato, «stiamo lavorando per estendere la nostra collaborazione ad altri settori nei quali possiamo mettere a sistema competenze e tecnologie, investimenti reciproci, dalle tecnologie avanzate alle infrastrutture strategiche che accompagnano la trasformazione dei nostri sistemi energetici fino al tema delle materie prime critiche, dove le risorse di cui dispone la Norvegia, penso al giacimento di Fen, aprono grandi opportunità».
Sulla proposta della Ue di allargare le relazioni strategiche al Canada, o a Stati come la Norvegia, Meloni mostra una punta di scetticismo, come il suo partito: «Sono convinta che questo sia il momento giusto per coinvolgere maggiormente partner seri e affidabili, come la Norvegia e il Canada, in grado di aiutarci a costruire la nostra autonomia strategica su molte questioni cruciali. Quanto all’idea di un nuovo Consiglio per la sicurezza o di un nuovo articolo 4, simile a quello della Nato, non posso esprimere un giudizio senza aver prima esaminato le proposte nel merito. L’unica cosa da evitare è la duplicazione di strutture esistenti».
Sul tavolo anche la guerra in Ucraina perché «Italia e Norvegia lavorano e continueranno a lavorare per rafforzare la resilienza del popolo ucraino», sia i rispettivi e simmetrici interessi di Roma e Oslo, che Meloni sottolinea: «Tra Italia e Norvegia c’è una collaborazione in Africa come nell’Artico. L’Italia – ha aggiunto la premier – è una nazione mediterranea e ha una propria strategia sull’Artico che è stata varata all’inizio di quest’anno. La Norvegia è una nazione del nord che investe in Africa, che guarda con attenzione ai Paesi africani».