Corriere della Sera, 18 settembre 2026
Spinta del Congresso Usa per le sanzioni alla Russia
Il Congresso degli Stati Uniti spinge Donald Trump ad adottare una posizione più dura nei confronti di Vladimir Putin. Ieri la Camera dei Rappresentanti ha approvato la legge che colpisce il settore energetico, la base materiale della Federazione Russa. Sono previste sanzioni a carico dei collaboratori di Putin, istituzioni finanziarie e armatori che gestiscono le esportazioni di gas e petrolio. Inoltre, il presidente degli Stati Uniti avrà la facoltà di imporre dazi fino al 100% del valore sulle merci degli Stati che acquistano idrocarburi dalla Russia. In cima alla lista ci sono, naturalmente, Cina e India.
Il provvedimento ha compiuto un lungo percorso prima di arrivare, forse, al capolinea. È il frutto di un’iniziativa bipartisan lanciata nell’aprile del 2025 dal senatore repubblicano Lindsay Graham, deceduto l’11 luglio 2026, e dal democratico Richard Blumenthal. Il Senato ha dato il via libera il 7 agosto scorso a larga maggioranza: 86 contro 11. Ieri la Camera, controllata dai repubblicani, ha espresso 262 voti a favore (compresi 58 democratici) e 159 contrari. Ora, però, la norma dovrà essere firmata da Trump. Come sempre, ogni scenario è possibile. Va ricordato che il presidente può bloccare la promulgazione. Il veto della Casa Bianca può essere superato con il sì dei due terzi dei parlamentari sia al Senato che alla Camera. Sulla carta, se i democratici si mobilitano, i numeri ci sarebbero. Vedremo. Nel frattempo, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, avverte: «L’introduzione di ulteriori sanzioni infernali da parte degli Stati Uniti complicherebbe senza dubbio gli sforzi per trovare una soluzione pacifica in Ucraina». Il portaparola del ministero degli Esteri cinese, Gao Jiakun, fa sapere: «ci opponiamo a sanzioni unilaterali che non hanno alcun fondamento nel diritto internazionale e che non sono state autorizzate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu». Il ministero degli Esteri indiano informa che il suo Paese continuerà «ad acquistare petrolio da fornitori diversificati». Russia inclusa.
Soddisfatto, naturalmente, il leader ucraino Volodymyr Zelensky: «Queste sanzioni costituiscono uno strumento molto potente, ringrazio il Congresso americano». Giudizio positivo anche da parte della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che nei mesi scorsi aveva mantenuto uno stretto raccordo con lo stesso Graham e altri parlamentari americani.
In serata, la numero uno della Commissione ha annunciato che oggi la Ue consegnerà altri 3,3 miliardi di euro all’Ucraina per l’acquisto di droni e missili.
Poco prima, von der Leyen aveva parlato al telefono con Zelensky. Il leader ucraino sta premendo in tutte le direzioni per ottenere aiuti militari: l’urgenza era e resta la contraerea. La presidente della Commissione ha ricordato il finanziamento europeo della scorsa settimana per comprare i missili i Patriot. «Ma è evidente che serve di più», ha dichiarato pubblicamente, aggiungendo: «Vogliamo sviluppare insieme con l’Ucraina un modello di difesa aerea e missilistica, basato sul nostro sistema antibalistico Freya».
Il sostegno dell’Unione europea non è solo militare. «Quest’anno – ha concluso von der Leyen – abbiamo già mobilitato 15 miliardi per le necessità dell’Ucraina e altri fondi arriveranno».