Corriere della Sera, 17 settembre 2026
La stretta della Fed sui tassi. Warsh li fa salire fino al 4%
La Federal Reserve alza i tassi di interesse per la prima volta dal 2023. La banca centrale statunitense ha deciso all’unanimità dei suoi 12 membri di aumentare il costo del denaro dello 0,25%, portandolo nella forchetta compresa fra il 3,75 e il 4%. «L’inflazione rimane elevata – ha rimarcato il neopresidente Kevin Warsh— le misure di politica monetaria adottate oggi contribuiranno a un più rapido ritorno all’obiettivo del 2%». La Fed ha così scontentato Donald Trump che aveva chiesto più volte un taglio dei tassi per sostenere l’economia e contenere il costo dell’enorme debito pubblico statunitense (40 milia miliardi), arrivando a minacciare di interrompere gli scambi commerciali con numerosi Paesi.
Durante la conferenza stampa, Warsh ha schivato ogni domanda riguardo a Trump. Piuttosto, ha più volte ricordato che il Congresso ha affidato alla Fed un doppio mandato: puntare alla massima occupazione e garantire la stabilità dei prezzi. Sul lavoro Warsh si è detto tranquillo: la disoccupazione negli Usa è ferma al 4,1% e la crescita dell’economia americana rimane forte a dispetto delle incertezze geopolitiche. A preoccupare è, invece, la corsa dell’inflazione che è sopra la soglia del 2% «da cinque anni». E sta accelerando dal momento che è oltre il 3% da sei mesi, ossia dall’inizio della guerra in Iran che ha causato un’esplosione dei costi dell’energia.
La stretta della Fed mira a frenare questa galoppata: la banca centrale non può produrre petrolio, ha ammesso Warsh, ma con il rialzo dei tassi può evitare che la fiammata dell’energia si propaghi sui prezzi degli altri beni. «Chi beneficia di più della stabilità dei prezzi sono le persone meno abbienti, cioè il 50% degli americani che non possiede attività finanziarie e vive del salario».
La svolta della Fed era attesa dopo che poche settimane fa Warsh aveva detto che sull’inflazione c’era «lavoro da fare» Il punto è: quanto?. L’attenzione del mercato era tutta tesa a cogliere segnali di ulteriori aumenti dei tassi. Fedele al suo proposito iniziale, Warsh non ha dato alcuna indicazione riguardo alle prossime mosse della Fed. Tuttavia, nelle proiezioni che hanno accompagnato la decisione di ieri, la maggior parte dei membri del board della banca centrale ha indicato di prevedere un ulteriore rialzo entro la fine dell’anno.
Probabilmente, la Fed rimarrà ferma nella prossima riunione di fine ottobre, troppo vicina alle elezioni di metà mandato. Il nuovo rialzo potrebbe perciò arrivare nel meeting di inizio dicembre. Gli investitori hanno già iniziato a «prezzarlo»: dopo l’annuncio di Warsh, i rendimenti dei titoli di Stato Usa, specie quelli a più breve scadenza, hanno ripreso a salire.