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 2026  settembre 17 Giovedì calendario

Milano, aggressione choc al rabbino

Stava aspettando l’autobus, in piedi, fermo davanti alla pensilina. In testa, il copricapo tradizionale indossato dai rabbini. Che però richiama l’attenzione di tre ragazzi, sconosciuti e di passaggio in quell’attimo. In pochi istanti lo accerchiano. Lo offendono, forse in arabo. Lui, di piccola statura, non reagisce. Provano a rubargli il cappello. In qualche modo riesce a riprenderlo, ma viene spinto. Cade. È a quel punto che sarebbero partiti i «calci, i pugni» e anche gli «sputi», come ha denunciato in serata Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano. Poi la fuga. A terra intanto rimane quell’uomo, aggredito in mezzo alla strada. È un rabbino sessantenne. Riesce però a rialzarsi prima che i tre svaniscano nel nulla. Li fotografa con il cellulare e registra dei video mentre si allontanano. Alla fine, chiama la polizia.
Le pattuglie arrivano quando sono da poco passate le 17.30. Siamo in piazzale Bande Nere, a ovest della città, a un paio di isolati dal quartiere ebraico. I tre presunti aggressori sono stati bloccati quasi subito – grazie anche alle descrizioni dell’uomo e alle foto fatte dopo il raid – e portati in questura per gli accertamenti proseguiti tutta la serata. Gli investigatori della Digos hanno cercato riscontri al racconto messo a verbale dalla vittima, anche con l’aiuto delle telecamere della zona. Dagli incroci, gli agenti hanno ricostruito che a colpire con calci il rabbino era stato un 20enne tunisino, arrestato con l’accusa di violenza per motivi religiosi. Gli altri due di origini tunisine e marocchine di 19 e 22 anni sono stati denunciati per lo stesso reato. Per tutti e tre arriverà anche il foglio di via da Milano.
«Mi vergogno del mio Paese», ha tuonato Meghnagi. Che ha aggiunto: «Lo hanno riconosciuto da come era vestito. Siamo a cavallo dell’approvazione del disegno di legge sull’antisemitismo e questa è un’aggressione a scopo razziale. Vorrei dirlo ai partiti che non lo votano». Gli fa eco anche Davide Romano, direttore del museo della Brigata ebraica di Milano: «Quanto accaduto è agghiacciante. Purtroppo, all’indomani del 7 ottobre, abbiamo assistito a una sorta di “via libera” all’odio antiebraico. Rivolgo l’ennesimo appello alla politica, e in particolare a certa sinistra: è indispensabile abbassare immediatamente i toni». Non è il primo episodio di violenza contro ebrei avvenuto in città dopo lo scoppio della guerra a Gaza, e che in parallelo ha visto intensificarsi i monitoraggi delle forze dell’ordine. Ieri il rabbino è stato accompagnato negli uffici della polizia per formalizzare la denuncia. Nei primi momenti dopo il raid, la vittima non è andata in ospedale. Il sessantenne infatti non sarebbe ferito in modo grave.
Solidarietà anche dalla politica. «Un episodio vile e inaccettabile, che condanno con la massima fermezza», dice la premier Giorgia Meloni. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, parla di «inquietante aggressione», mentre il vicepremier Matteo Salvini scrive: «Da mesi denunciamo un clima di crescente antisemitismo». «Non ci sono parole», aggiunge Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati. «Un episodio grave, allarmante e vergognoso», per Pierfrancesco Majorino (Pd).