Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 12 Sabato calendario

Ernest J. Haycox toccò il western e lo trasformò in grande classico

Notoriamente parco in fatto di elogi ai colleghi, Hemingway riferì di leggere il Saturday Evenging Post «solo se c’è un racconto di Ernest Haycox»: un certificato di nobiltà letteraria che la dice lunga sulla bravura di Haycox, scrittore popolare che non si accontentava di formule “da edicola”, ma spingeva costantemente la sua prosa verso qualcosa di più vero, più denso, e duraturo.
Ernest James Haycox nasce a Portland, Oregon, nel 1899. Si laurea in giornalismo e va a New York con l’ambizione di sfondare nel mercato editoriale. La strada all’inizio è ingrata. I primi riconoscimenti arrivano dalle riviste pulp dove, con disciplina ferrea, costruisce il proprio mestiere. Nel 1931 la svolta: riesce finalmente a collocare un racconto su Collier’s e da quel momento le riviste patinate diventano la sua casa.
Si deve a lui infatti il merito di aver sottratto dal ghetto la narrativa western, facendola approdare alle riviste di lusso. Non solo un balzo di mercato, ma un vero salto quantico: Haycox sperimentò dispositivi narrativi inediti – protagonisti più introspettivi, figure femminili non abborracciate, un realismo storico documentabile – allontanandosi dalla rigidità codificata degli stilemi “di consumo”. Il risultato è una produzione sterminata in cui capolavori convivono con rozze concessioni al mercato: oltre 250 racconti e ben 24 romanzi, con fan illustri come Gertrude Stein e, appunto, Hemingway.
Hollywood se ne accorse. Ford trasse Ombre rosse (1939) da un suo racconto, lanciando John Wayne nel firmamento hollywoodiano. Seguirono altri adattamenti e una fama che lo consacrò come il più celebre scrittore western a stelle e strisce. Eppure Haycox voleva di più. Tipo scrivere un classico: un equivalente statunitense dei Miserabili o di Lorna Doone. Obiettivo cui s’interporrà la malattia, ma che orientò gli ultimi anni della sua vita verso un cambiamento radicale di registro.
A partire da Long Storm (1947), Haycox abbandona progressivamente il western d’avventura per cui era celebre per avvicinarsi al romanzo intellettuale. Il progetto che lo impegna e che resterà incompiuto è una serie di cinque romanzi dedicati alle diverse fasi dell’Oregon, dalla frontiera alla modernità. Mentre sta portando a termine il primo volume, gli viene diagnosticato un cancro. Muore a soli cinquantun anni il 13 ottobre 1950. Il romanzo esce postumo e s’intitola The Earthbreakers: il suo testamento letterario.
Pionieri di una nuova terra (è il titolo da noi) è ambientato nella Willamette Valley nel 1845. Un gruppo di coloni ha percorso l’Oregon Trail e ora si trova a dover trasformare una terra selvaggia in qualcosa che somigli a una comunità. Al centro di tutto c’è Rice Burnett, rude uomo di frontiera che non sa ancora bene cosa voglia dalla vita. Intorno a lui una trentina di personaggi: uomini, donne, predicatori, sognatori, a volte violenti ma anche codardi, gente che Haycox segue con un’attenzione corale che richiama i grandi romanzi panoramici dell’Ottocento.
Il libro trabocca di personaggi riusciti e di descrizioni intense dei paesaggi: ciò che colpisce, leggendolo oggi, è la modernità di certi elementi che nel 1952 dovettero sembrare per il genere quasi sovversivi. I personaggi femminili hanno spessore, le domande religiose vengono poste senza risposte preconfezionate e la violenza è pesata nella sua brutalità senza sensazionalismi. E, soprattutto, l’effetto è di una sorprendente contemporaneità, con dilemmi morali tutt’altro che risolti e destini lontani dall’essere prevedibili.
Facile allora confrontarlo con Cormac McCarthy, scrittore che in Italia – assieme a Larry McMurtry – ha ridefinito il western letterario: Haycox e McCarthy condividono la fedeltà all’Ovest americano come spazio esistenziale prim’ancora che geografico e la convinzione che il western non sia un genere minore bensì il contenitore naturale dei più grandi quesiti sull’identità USA. Ma da qui in poi le strade divergono. Se McCarthy, con la sua prosa visionaria e la violenza elevata a forza cosmica è un cantore di matrice faulkneriana, Haycox discende da tutt’altra scuola: è giornalista prima che letterato, e la sua prosa è limpida, asciutta, costruita sulla chiarezza piuttosto che sulla densità. Se McCarthy scrive romanzi in cui la terra stessa sembra voler divorare i personaggi, nelle pagine di Haycox i personaggi cercano di capire come abitarla senza tradire sé stessi.
Se la critica più avvertita non concesse mai a Haycox lo status dei grandi scrittori del West come Willa Cather o Wallace Stegner, nessuno potrà mai negare che la sua carriera seppe imprimere al genere un seminale avanzamento di stile: dai dettami popolari delle origini fino alle soglie di una narrativa western contemporanea, capace di introiettare dilemmi universali intramontabili. Pionieri di una nuova terra è l’acme di una traiettoria interrotta. Leggerlo oggi significa incontrare un libro che ha ancora parecchio da dirci sulla fatica di piantare radici in una terra ostile, sulla fragilità delle comunità nascenti, su come gli uomini e le donne scelgano (o non scelgano) chi essere quando nessuna regola è ancora scritta. L’America di Haycox non è ancora nata. Per questo vale la pena leggerla.