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 2026  settembre 13 Domenica calendario

Finalmente la reggia di Monza riprende i suoi splendori

Era il 1777 quando Maria Teresa d’Austria commissionava al suo architetto italiano di fiducia, Giuseppe Piermarini, una grandiosa residenza estiva, a Monza, per il figlio Ferdinando d’Asburgo-Lorena, governatore della Lombardia. Subito amata da Ferdinando, la gran villa neoclassica, con i suoi giardini formali e, intorno, il parco a perdita d’occhio (un milione e mezzo di piante, 52 chilometri di viali interni, 30 fra cascine, mulini, ponti e due storiche ville), fu poi molto apprezzata, al tempo di Napoleone, dal viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais, per diventare dopo l’Unità una delle residenze predilette di Umberto I e Margherita di Savoia. Fino a che, nel luglio del 1900, l’anarchico Gaetano Bresci non assassinò il sovrano sul viale che conduce alla reggia.
Da allora, per i Savoia, la Villa Reale di Monza subì comprensibilmente una vera damnatio memoriae, fu svuotata dei suoi arredi, molti portati al Quirinale, e lasciata in totale abbandono. Infissi divelti, pavimenti sfondati, tappezzerie strappate: una desolazione, fino a che, all’inizio del Duemila, non prese il via il lungo e complesso restauro – inaugurato nel 2014 ma tuttora in corso nell’ala Sud- che l’ha restituita al suo splendore architettonico.
Era però un guscio vuoto, essendo stata per decenni «un luogo di predazione», come la definisce il direttore generale del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, Bartolomeo Corsini, che da tempo ne sta facendo il museo di sé stessa, recuperando gli arredi dispersi: 13 di essi, assegnati nel 1920 all’Ambasciata d’Italia a Londra poi all’Istituto Italiano di Cultura in Belgrave Square, sono rientrati a Monza nello scorso luglio (dopo il centinaio di oggetti, arredi e beni restituiti nel 2025 dalla Soprintendenza), mentre dal Quirinale è giunto uno sfarzoso abito da ballo della Regina Margherita, cui altri si aggiungeranno, insieme a tre carrozze.
Intanto, si è concluso il restauro del Teatro di Corte (il cui fondale è attribuito ad Andrea Appiani), piccolo gioiello dall’acustica perfetta, che sarà presto riaperto con una propria programmazione, mentre si avvia al compimento quello della Facciata sulla Corte d’Onore dell’ala Sud, dell’orologio da torre, delle campane del piccolo campanile a vela, fuse e firmate, nel 1771 (anno del matrimonio di Ferdinando e Maria Beatrice d’Este, prima dunque della costruzione della Villa) da Bartolomeo Bozzo, oltre alla Cappella Reale, mentre è partito il cantiere di studio, con il CCR-Centro Conservazione Restauro La Venaria Reale, per il recupero della Sala degli Uccelli, con i dieci pannelli dipinti in età napoleonica da Carlo Antonio Ranieri.