ilmessaggero.it, 16 settembre 2026
Scoperto un gigantesco giacimento di uranio in Arabia Saudita
L’Arabia Saudita ha annunciato la scoperta di circa 110 milioni di tonnellate di materiale minerario contenente concentrazioni di uranio nella regione di Medina. Il ritrovamento è avvenuto nell’area di Jabal Sayid ed è stato presentato dal ministro dell’Energia, il principe Abdulaziz bin Salman, durante la Conferenza generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica a Vienna. Le indagini geologiche avrebbero individuato anche elevate concentrazioni di terre rare, soprattutto quelle pesanti, considerate strategiche per la produzione di tecnologie avanzate, veicoli elettrici, turbine, sistemi elettronici e componenti per la difesa. La scoperta potrebbe quindi rafforzare contemporaneamente due progetti di Riyad: lo sviluppo dell’industria mineraria e la creazione di una filiera nucleare nazionale.
Il dato diffuso richiede tuttavia una precisazione fondamentale. I 110 milioni di tonnellate non rappresentano la quantità di uranio scoperta, ma il volume complessivo della roccia mineralizzata che ne contiene concentrazioni ancora da quantificare con precisione. Per capire quanto uranio possa essere effettivamente estratto serviranno ulteriori analisi sulla qualità del giacimento, sulla percentuale di minerale presente e sui costi necessari per separarlo dalla roccia.
La presenza geologica di uranio, quindi, non garantisce automaticamente che lo sfruttamento sia tecnicamente possibile o economicamente conveniente. Il progetto di Jabal Sayid potrebbe comunque diventare uno dei più importanti siti di estrazione e lavorazione delle terre rare attualmente in fase di sviluppo. La compagnia mineraria statale Ma’aden ha già avviato una collaborazione con la statunitense MP Materials per studiare il giacimento e realizzare nel Regno un impianto di raffinazione e separazione dei minerali strategici. Ma’aden dovrebbe conservare almeno il 51% della società comune.
Il progetto nucleare saudita
La scoperta arriva mentre l’Arabia Saudita accelera il proprio programma nucleare civile. Riyad vuole costruire centrali per produrre elettricità, ridurre il consumo interno di combustibili fossili e liberare maggiori quantità di petrolio e gas da destinare all’esportazione. Il Regno sta valutando anche il recupero dell’uranio come sottoprodotto dell’acido fosforico utilizzato nell’industria dei fertilizzanti, settore nel quale il Paese dispone di risorse e capacità produttive molto rilevanti. A luglio Arabia Saudita e Stati Uniti hanno sottoscritto un accordo di cooperazione sul nucleare civile, aprendo la strada alla fornitura di tecnologie e impianti americani. Il governo saudita sostiene che il programma avrà finalità esclusivamente pacifiche e sarà sviluppato sotto il controllo dell’Aiea.
La strategia per ridurre la dipendenza dal petrolio. Uranio e terre rare rientrano nel progetto con cui il principe ereditario Mohammed bin Salman vuole trasformare il settore minerario nel terzo pilastro dell’economia saudita, accanto al petrolio e all’industria petrolchimica. L’obiettivo non è soltanto estrarre le materie prime, ma lavorarle all’interno del Paese e alimentare nuove industrie legate all’energia, all’elettronica e alla difesa. Il valore reale della scoperta di Medina dipenderà però dai prossimi studi: soltanto la misurazione della concentrazione di uranio e delle quantità recuperabili permetterà di stabilire se il giacimento potrà davvero contribuire ad alimentare le future centrali nucleari saudite.