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 2026  settembre 16 Mercoledì calendario

Omicidio di Carol Maltesi, ergastolo per Fontana

Per la terza volta una diversa Corte di assise di appello di Milano ha ritenuto che Davide Fontana abbia premeditato nel gennaio del 2022 l’omicidio dell’allora fidanzata Carol Maltesi, colpita per 13 volte alla testa con un martello e a cui poi ha tagliato la gola con un coltello, e che pertanto debba essere condannato all’ergastolo.
Il processo di appello ter si è aperto e chiuso mercoledì 16 settembre dopo che la Corte di Cassazione per la seconda volta aveva annullato con rinvio una sentenza in cui l’ex bancario di 53 anni era stato condannato alla massima pena per il delitto commesso nell’abitazione della vittima a Rescaldina, tra Milano e Varese. In aula, oltre l’imputato, per Carol era presente la zia Anna: «Speriamo che sia finita stavolta, ma non ci credo più, siamo al sesto processo. Sono contenta per la sentenza. Abbiamo fatto un passo avanti. Non abbiamo altre consolazioni che questa sentenza. Ogni volta è dolore rivivere i dettagli dell’omicidio». Gli avvocati di Fontana, Stefano Paloschi e Giulia Ruggeri, chiedevano, come nei precedenti cinque processi, l’esclusione dell’aggravante della premeditazione e il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche prevalenti sull’unica aggravante che ha sempre retto della crudeltà.
La notte tra il 10 e 11 agosto la ragazza era stata aggredita da Fontana mentre era legata, imbavagliata con lo scotch e incappucciata. La coppia stava realizzando un video a sfondo sessuale che Fontana le aveva commissionato attraverso un finto profilo social – come faceva da mesi – per venderlo su Only Fans. Dopo l’omicidio Fontana aveva fatto a pezzi il corpo tenendo per due mesi i resti in un congelatore a pozzetto, acquistato su Amazon, e infine gettandoli in quattro sacchi di plastica da un dirupo a Paline di Borno, in provincia di Brescia. In primo grado la Corte d’assise di Busto Arsizio nel giugno del 2023 aveva condannato Fontana a 30 anni per omicidio volontario aggravato, soppressione e occultamento di cadavere escludendo però le aggravanti della crudeltà, dei motivi abbietti e della premeditazione, evitandogli l’ergastolo.
I primi giudici di secondo grado avevano riconosciuto le aggravanti della premeditazione e della crudeltà e le avevano ritenute prevalenti alle circostanze attenuanti generiche infliggendo al quarantacinquenne la massima pena. La Cassazione aveva annullato una prima volta. Una nuova e seconda Corte di appello aveva di nuovo ritenuto il delitto premeditato. Ancora una volta i supremi giudici avevano disposto un annullamento con il rinvio per un appello ter. «L’imputato in modo scientifico ha organizzato l’omicidio e anche il post mortem. E di fronte a questi elementi forti la Cassazione mi sembra che stia a sminuzzare il capello», ha detto in aula la sostituta procuratrice generale, Simonetta Bellaviti, che sollecitato una richiesta all’ergastolo.
«Se metto insieme gli elementi precedenti al delitto siamo in presenza di un soggetto che aveva sviluppato una dipendenza patologica per Carol. Era disposto ad accettare qualunque cosa purché Carol rimanesse con lui. Vuole che Carol sia sua per un’ultima volta. L’aver tenuto il corpo per due mesi – ha aggiunto la rappresentante della pubblica accusa – serve ad allontanare i sospetti da sé ed è assolutamente pensato. Se Carol fosse stata ritrovata subito, sarebbe stato l’indiziato numero uno in quanto l’ultima persona ad averla vista viva». Prima dell’inizio della discussione Fontana ha rilasciato una breve dichiarazione alla Corte: «Ho un senso di colpa sempre più forte e so che no non potrò mai riparare tutto il male che ho fatto ma ci proverò fino all’ultimo giorno della mia vita. Quell’errore non mi è mai appartenuto. Chiedo scusa a tutti».