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 2026  settembre 16 Mercoledì calendario

Certificati per anti-Cpr, perquisizioni per 23 medici

La polizia, con lo Sco di Roma e la squadra Mobile di Ravenna, sta eseguendo più decreti di perquisizione – locale, personale e informatica – emessi dalla Procura ravennate nell’ambito del procedimento sulla presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false per impedire l’invio di cittadini stranieri irregolari nei Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio).Destinatari dei decreti, a eccezione di un caso, medici non iscritti nel registro delle persone nei cui confronti si svolgono le indagini preliminari. L’attività giudiziaria interessa 23 professionisti nelle città di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Uno solo è indagato.
La direttrice generale del Sant’Orsola Chiara Gibertoni conferma che vi sono due colleghe del policlinico, “ma ci tengo a precisare che non sono assolutamente indagate”. La perquisizione proseguirà proprio a l policlinico, fanno sapere i genitori di una delle dottoresse coinvolte. In piazza Galileo si sta svolgendo un presidio di solidarietà organizzato dal Laboratorio salute popolare.
L’indagine partita da Ravenna: 34 certificati ritenuti falsi
L’indagine si inserisce nel contesto dell’inchiesta che nei mesi scorsi aveva portato ad analoghe perquisizioni, su delega della Pm Angela Scorza, a carico di otto medici all’epoca tutti in servizio al reparto delle Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna, indagati per falso e interruzione di pubblico servizio per 34 certificati considerati falsi. Per tre di loro era scattata, su ordinanza della Gip Federica Lipovscek, l’interdizione dalla professione per 10 mesi. Per gli altri il divieto di occuparsi di certificati per i Cpr.
"I medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza, ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona. La tutela della sicurezza pubblica appartiene ad altre istituzioni e non può essere trasferita sui medici, né può condizionarne il giudizio clinico”, commenta il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli. “Esprimiamo vicinanza ai colleghi coinvolti e confidiamo nel lavoro della magistratura, alla quale spetta accertare i fatti e le eventuali responsabilità individuali, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza”, sottolinea Anelli.
Il sindaco Matteo Lepore commenta quanto accaduto nelle ultime ore. “Noi sappiamo quello che leggiamo sui giornali, abbiamo fiducia nella magistratura e nel lavoro che deve essere fatto per chiarire questa situazione, così come abbiamo fiducia assoluta nel personale medico-infermieristico della nostra regione, del quale siamo molto orgogliosi”.
"Quello che sta accadendo ai professionisti sanitari è la certificazione di un sistema che non funziona: un sistema che schiaccia i diritti delle persone migranti e, allo stesso tempo, mette sanitari, assistenti sociali e operatori dei servizi nelle condizioni di non poter svolgere il proprio lavoro in modo dignitoso e autonomo”, scrivono congiuntamente Giovanni Gordini, consigliere regionale della lista de Pascale, e Siid Negash, consigliere comunale a Bologna della lista Lepore. Coalizione civica, che fa parte della maggioranza in consiglio comunale a Bologna, scrive: “Non conosciamo, né spetta a noi giudicare, la posizione e la condotta delle singole persone coinvolte. Ma di una cosa siamo sempre stati certi: i Cpr sono luoghi disumani, degradanti e inadatti a chiunque, segnati da torture, abusi nella somministrazione di farmaci, suicidi e atti di autolesionismo.Ci basta questo per scegliere da che parte stare”. Il Pd di Bologna “ha piena fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine, gli unici designati a fare luce sulla vicenda, così come ha la massima fiducia nel sistema sanitario dell’Emilia-Romagna, considerato non a caso un’eccellenza italiana”, afferma Enrico Di Stasi. Avs, secondo cui la “salute di una persona non può diventare uno strumento di controllo delle migrazioni”. E di fronte all’inchiesta di Ravenna “è importante non perdere di vista la questione politica e istituzionale che questa vicenda pone: quale deve essere il ruolo della medicina nelle procedure di trasferimento nei cpr?”.
L’attacco del centrodestra: “Fatto grave”
Il caso diventa subito politico. Per il centrodestra “’ipotesi investigativa di certificazioni mediche utilizzate per impedire il trattenimento nei Cpr di cittadini stranieri irregolari, qualora trovasse conferma, sarebbe di assoluta gravità”, denuncia il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, il bolognese Galeazzo Bignami: “Non si tratterebbe più di singoli episodi, ma della possibile esistenza di una rete capace, a livello nazionale, di incidere concretamente sull’applicazione delle decisioni dello Stato. Attendiamo con fiducia l’esito delle indagini e il lavoro della magistratura perché è indispensabile accertare ogni responsabilità e capire se, dietro i casi già emersi a Ravenna, vi sia un fenomeno più ampio e organizzato volto a incrementare flussi migratori illegali sul nostro territorio nazionale”. Anche per Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e leader della Lega, “quanto sta emergendo è molto grave. Se riconosciuti colpevoli, radiazione dall’albo dei medici e pagamento dei danni, di tasca propria, per le mancate espulsioni di tutti i clandestini che avrebbero protetto. Altro che giuramento di Ippocrate, se fosse confermata l’accusa – conclude – questi avrebbero ’giurato’ in un centro sociale”.