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 2026  settembre 16 Mercoledì calendario

La rete globale del genero di Trump

Jared Kushner, il genero del presidente americano Donald Trump (ha sposato sua figlia Ivanka), è una sorta di ministro ombra delle sue amministrazioni. Durante il primo mandato di Trump, Kushner ha seguito dossier importanti, dai trattati commerciali, alla riforma della giustizia per espandere le misure alternative al carcere, agli accordi di Abramo tra Israele e alcuni Paesi arabi. Nel secondo mandato è diventato il principale negoziatore diplomatico americano, insieme a Steve Witkoff, nonostante avesse promesso di tenersi lontano dal governo e mentre gestisce un fondo d’investimento privato finanziato da alcuni dei governi stranieri con cui stanno trattando gli Stati Uniti. La sua società di private equity Affinity Partners ha infatti raccolto miliardi di dollari da fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Ora una lunga inchiesta di Dexter Filkins sul New Yorker ricostruisce nel dettaglio l’attività di Kushner come inviato del presidente Trump per la guerra a Gaza, il conflitto in Ucraina, i rapporti con l’Iran e altre crisi mediorientali e i suoi conflitti di interesse, con risvolti inquietanti.
I fondi di Kushner e gli investimenti degli emiri
«Le autocrazie del Golfo hanno affidato alla società di investimento di Kushner la gestione di miliardi di dollari, ma un suo amico ha spiegato che, prima di allora, «Jared aveva investito solo in poco più di un piano pensionistico». Quando, all’inizio di quest’anno, è stato affidato a Kushner il compito di negoziare con il regime iraniano, nel tentativo di evitare la guerra, un amico ha osservato: “È un tipo adorabile, ma è decisamente oltre le sue competenze"» sintetizza il New Yorker. «Tutti i Paesi del Medio Oriente investono nel fondo di Jared e gli leccano i piedi, così da ottenere favori politici dall’amministrazione Trump» ha aggiunto il suo conoscente (usando un’espressione più colorita). «Kushner ha dei conflitti di interesse», dice a Filkins Virginia Canter, ex consulente legale della Casa Bianca e avvocata specializzata in etica presso la Securities and Exchange Commission. «Dovrebbe lavorare per il popolo americano, ma in realtà ha enormi incentivi finanziari a favorire gli interessi dei suoi investitori».
La famiglia Kushner
Kushner, 45 anni, laureato a Harvard nonostante il curriculum scolastico modesto (è stato ammesso alla prestigiosa università dopo che il padre Charles aveva promesso una donazione da 2,5 milioni di dollari in concomitanza con l’avvio del suo corso di studi), viene da una famiglia di costruttori del New Jersey. Il padre – oggi ambasciatore americano in Francia – nel 2004 è stato condannato per frode fiscale, finanziamenti illeciti ai partiti e intimidazione di testimoni. La testimone intimidita era la sua stessa sorella, Esther, che aveva detto di non sapere nulla delle donazioni a diversi politici che Charles aveva fatto a suo nome. Charles, per zittirla, ha mandato una prostituta a sedurle il marito. Alla fine di tutta la vicenda ha ricevuto una sentenza di due anni di carcere. È stato allora che Jared Kushner ha preso in mano le aziende di famiglia (ed è il motivo per cui si è interessato in seguito alle misure alternative al carcere). In tutto questo non è un dettaglio minore che Charles Kushner, seppur pregiudicato, sia diventato ambasciatore in Francia per Trump.
I Kushner, discendenti di ebrei sopravvissuti all’Olocausto, sono anche amici di famiglia del premier Benjamin Netanyahu, e Charles «aveva spesso sostenuto cause israeliane, comprese alcune, come l’American Friends of Bet el Yeshiva, che appoggiavano gli insediamenti in Cisgiordania». 
Investimenti in Israele
Tutto questo ha influito sulle posizioni di Jared quando si è trovato a fare da negoziatore in Medio Oriente: «Il ruolo di Kushner nei colloqui su Gaza richiedeva imparzialità» scrive il giornalista del New Yorker, ma «un amico di Kushner mi ha detto che era tornato alla Casa Bianca in parte perché “pensa di poter aiutare Israele"». Finora i suoi sforzi non hanno portato la pace a Gaza. La sospensione dei bombardamenti massicci è arrivata solo per l’intervento diretto di Trump su Netanyahu. La popolazione continua a soffrire la fame e la fine della guerra è ancora lontana: a Gaza si continua a morire. Intanto Kushner ha fatto «due ingenti investimenti in Israele: 110 milioni di dollari nel Gruppo Shlomo, una società di leasing automobilistico, e circa 300 milioni di dollari in Phoenix Financial, una compagnia assicurativa».
L’amicizia con il principe Saudita Mohamed bin Salman
Filkins ricostruisce anche come la sua amicizia con il principe saudita Mohammed bin Salman (M.B.S.) sia stata, già all’epoca della prima presidenza Trump, fondamentale per l’ascesa di M.B.S. nella regione, dalla crisi con il Qatar iniziata nel 2017 (quando l’Arabia Saudita ha di fatto bloccato l’accesso al Paese), all’omicidio di Jamal Khashoggi, all’arresto del cugino di M.B.S., Mohammed bin Nayef, che sarebbe stato il primo nella linea di successione del Regno saudita e ora è stato sostituito da bin Salman. «All’inizio del 2017, M.B.S. si stava preparando a destituire il suo rivale Mohammed bin Nayef. Entrambi disponevano di fedeli armati e i funzionari dei servizi segreti americani temevano lo scoppio di violenze. M.B.S. chiamò Kushner per discutere i suoi piani, in una conversazione che fu registrata di nascosto. “Kushner disse a M.B.S. che tutti all’interno del governo statunitense, ad eccezione delle agenzie di intelligence, erano dalla sua parte”, mi ha riferito un ex funzionario dei servizi segreti regionali, spiegando di aver visto una trascrizione della telefonata. “Era il via libera"» scrive il New Yorker (Kushner ha smentito questa versione). Intanto bin Nayef, arrestato dalle autorità saudite nel 2020, rimane ai domiciliari.
L’investimento da due miliardi di dollari da parte dell’Arabia Saudita nel fondo di Kushner è arrivato dopo, nel 2021: inizialmente il comitato saudita incaricato di valutarlo aveva detto di no, perché non era giudicato sufficientemente affidabile. Ma M.B.S. era il presidente del Fondo di investimento pubblico saudita, che ha ignorato il parere del comitato dando il via libera. «Non ci sono prove dirette che i sauditi intendessero ricompensare Kushner o Trump per le loro azioni durante il mandato. Ma l’ex funzionario dei servizi segreti americani che ha lavorato in Medio Oriente mi ha detto che l’aiuto di Kushner nel salvare le relazioni tra Stati Uniti e Arabia Saudita dopo l’omicidio di Khashoggi avrebbe creato un debito per M.B.S.» scrive ancora il New Yorker. 
L’approccio verso l’Iran
Nel fondo di Kushner hanno investito poi anche Qatar e Emirati Arabi Uniti, il miliardario taiwanese Terry Gou e un quinto investitore rimasto anonimo. Dopo tre anni, nel 2024, secondo un rapporto della Commissione Finanze del Senato americano, Affinity aveva investito solo un terzo dei tre miliardi di dollari di capitale forniti dai suoi clienti, e non aveva pagato rendimenti, pur avendo incassato 177 milioni di dollari in commissioni.
Anche come inviato per l’Iran Kushner ha avuto fin da subito un approccio da uomo d’affari e non da diplomatico. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, gli iraniani avevano messo sul tavolo diverse concessioni sul nucleare. Ma Kushner e Witkoff, che non si sono fatti assistere da esperti tecnici, non le hanno capite. E hanno riferito a Trump che gli iraniani stavano solo facendo giochetti per prendere tempo. Questo ha fatto precipitare la situazione. Poche ore dopo sono iniziati i bombardamenti di Israele e Stati Uniti che hanno portato alla guerra in corso.
«L’episodio mostra il suo modo di affrontare la diplomazia: diretto, insofferente verso le procedure e poco disposto a riconoscere la complessità delle controparti. Lo stesso approccio emerge nei negoziati sull’Ucraina e nella gestione del conflitto israelo-palestinese. 
La fiducia di Trump
Kushner e Witkoff sono chiamati a risolvere crisi che richiederebbero competenze, conoscenze storiche e una rete diplomatica consolidata. Ma il loro potere deriva soprattutto dalla fiducia personale di Trump» scrive il New Yorker.
Per ora però il loro intervento non ha prodotto risultati. O almeno, non ha prodotto risultati positivi per gli Stati Uniti. E anche gli amici di Kushner sono sempre più «frustrati». «L’Arabia Saudita si è trovata sempre più spesso coinvolta nella guerra tra Stati Uniti e Iran» spiega il New York Times in un’analisi pubblicata ieri. M.B.S. «aveva motivo di nutrire fiducia in quella partnership» ma «quando la scorsa settimana il principe ereditario ha chiesto a Trump di intraprendere un’azione militare contro gli Houthi, il presidente ha rifiutato, secondo quanto riferito da funzionari a conoscenza delle conversazioni». Forse il principe saudita arriverà alla conclusione che fare affari con il genero di Trump non è poi così conveniente. E il vento potrebbe cambiare anche per Kushner.