corriere.it, 16 settembre 2026
Allarme Ia, Zuckerberg respinge l’appello. Altman insiste
«Il mondo ha ragione ad avere paura, ma deve avere fiducia in noi»: sono queste le parole con cui, in una conferenza tenutasi a San Francisco martedì scorso, Sam Altman (numero uno di OpenAI) ha riconosciuto i timori sui potenziali rischi dell’Ai per l’umanità. In questi giorni non si fa altro che parlare dell’allarme lanciato dai «big» dell’intelligenza artificiale in merito al fatto che quest’ultima possa prendere il sopravvento, al punto da arrivare a «impossessarsi» di Internet nel giro di pochi mesi.
L’invito di Dario Amodei (Ceo di Anthropic) e colleghi è chiaro e lampante: rallentare il più possibile lo sviluppo dei modelli AI. Da qui la recentissima decisione dei colossi tech (OpenAI, Anthropic e Google Deepmind) di unire le forze e trovare una quadra, nel tentativo di creare uno standard di sicurezza comune e condiviso tra le parti, limitando il più possibile i danni.
In tal senso, l’ultima proposta di Elon Musk (fondatore di xAi) è quella di condurre una «revisione tra pari» dei modelli AI che coinvolga anche le principali compagnie cinesi, un lavoro di squadra utile per valutare a vicenda la sicurezza dei propri prodotti.
Ma Mark Zuckerberg non ci sta e rispedisce l’appello al mittente, con il sostegno di alcuni esponenti vicini alla Casa Bianca: per il Ceo di Meta, infatti, gli incentivi di mercato e le responsabilità legali (e di reputazione, soprattutto) costituiscono scudi già di per sé sufficienti a «spegnere» i possibili rischi collaterali che l’intelligenza artificiale si porta dietro, in una sorta di processo capace di autoregolamentarsi e autolimitarsi, senza la stretta necessità di imposizioni dall’alto. Poi, passa la palla al pubblico: «Le persone non vorranno utilizzare agenti che non siano allineati alle loro esigenze o che non eseguano quanto richiesto, di conseguenza, i laboratori hanno un forte incentivo naturale a rendere i propri modelli più allineati», scrive su X.
Mentre i «grandi» del mondo si scontrano a suon di dichiarazioni e appelli accorati, gli studiosi ed esperti di settore fanno a gara per cercare le possibili ragioni che si nasconderebbero dietro i timori legati all’AI. Per Aidan Gomez (capo di Cohere, una startup canadese), la paura più grande è che lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale possa dare via ad una condizione di «oligarchia mondiale» dove pochi decidono per tutti. Una situazione legittimata e perpetrata da (pochissime) compagnie che potranno permettersi di sostenerne i costi sempre più crescenti, alla stregua di un capitolo di «Hunger Games», in cui a vincere sarà il più forte economicamente.
In un suo post sul sito ufficiale dell’azienda, l’interrogativo più importante di tutti: «È giusto che una manciata di compagnie AI della Silicon Valley, possa decidere le regole e gli standard di sicurezza di una tecnologia di nuova generazione per il mondo intero?». La storia insegna, e da qui il rimando ad alcuni precedenti recenti: nel 1985, in Europa, i più grandi produttori di automobili (come Bmw, Volksvagen, Mercedes e altri ancora) ebbero un comportamento simile per la creazione di standard di sicurezza condivisi per le macchine moderne: un pretesto, se così si può chiamare, che portò alla sospensione temporanea delle norme antitrust da parte dell’Unione Europea, nonché alla creazione di un vero e proprio monopolio di vendita (e riparazione) in mano a pochi.
È così che, sotto quella apparente richiesta di regolamentazione della sicurezza, usata come «cavallo di Troia» in nome della protezione e tutela del pubblico, le principali compagnie AI potrebbero prendere il sopravvento e «dettare legge» in materia, prevaricando sulle realtà più piccole.
Per altri, l’allarme «AI killer» rappresenta nientemeno che una distrazione di massa, un drammatico «panem et circenses» da dare in pasto al pubblico, utile a mettere fumo sugli occhi e nascondere preoccupazioni ben più rilevanti e attuali, come i problemi (energetici in primis) legati ai data center e al rischio di autonomia dei droni (e altri strumenti bellici) potenziati dell’AI, già ampiamente messi alla prova nel recente periodo.