corriere.it, 16 settembre 2026
Ed Sheeran abbandonato da tutti gli altri artisti del suo tour
«Al mondo ci sono due tipi di persone: quelle che fanno la cosa giusta, come il rapper Macklemore, e poi ci sono gli str..zi che fanno la cosa sbagliata». Roger Waters, co‑fondatore dei Pink Floyd, da sempre vicino alla causa palestinese, in un video pubblicato sui social, attacca frontalmente Ed Sheeran dopo l’esclusione del rapper statunitense dalle restanti tappe del suo «Loop Tour» negli Stati Uniti per le sue posizioni proPal. E sulla scia delle polemiche sull’esclusione, abbandonano Ed Sheeran gli altri quattro artisti che avrebbero dovuto esibirsi con lui durante i concerti statunitensi della tournée. Se ne sono andati Finneas, fratello di Billie Eilish, l’irlandese Aaron Rowe, la band Beoga e il gruppo danese Lukas Graham, uno sviluppo che potrebbe ora mettere a repentaglio le rimanenti tappe negli Usa del cantante di Shape of you.
«Gli artisti non possono essere imbavagliati quando si esprimono a favore degli oppressi», ha scritto Finneas sui social. «Sono con la Palestina e la sua gente». Rowe, un cantante che quest’anno si era già esibito con a Sheeran in Australia, ha sottolineato di non aver preso la decisione alla leggera. «Ed è un amico e mi ha cambiato la vita. Non potrei mai ringraziarlo abbastanza, ma noi irlandesi conosciamo bene la realtà del genocidio, della fame e dell’occupazione violenta. Non posso stare a guardare mentre miliardari usano il loro potere per zittire la voce di chi parla contro il genocidio commesso da Israele e sottolinea la selvaggia uccisione di bambini. Perderei tutto il rispetto per me stesso se facessi finta di niente».
I Beoga, una band folk irlandese, hanno precisato che se ne vanno come protesta «contro il silenziamento di Macklemore da parte di lobby sioniste», mentre i Lukas Graham hanno aggiunto che «dovremmo avere la libertà di parlare della guerra, dell’uccisioni dei civili, di bambini che meritano di poter crescere, ovunque vivano, qualunque siano le loro bandiere. I soldi non danno il diritto di controllare una conversazione».
Sheeran, obiettivamente, si è trovato in una situazione complicata. Il promoter dei concerti statunitensi, Messina Touring Group, ha spiegato alla rivista Rolling Stone che «gli impianti dove si svolgeranno i concerti hanno fatto sapere che non avrebbero accettato l’inclusione di Macklemore. Questo avrebbe portato alla cancellazione della tournee, il cui impatto sarebbe stato accusato da centinaia di migliaia di fan».
La star britannica sui social ha spiegato che la decisione di allontanare il rapper non è stata sua. Anche lui, ha scritto su Instagram, è «sconvolto dal conflitto tra Israele e la Palestina e la sofferenza e il dolore causati a entrambe le parti». Ha detto di aver «cercato di costruire ponti e trovare una soluzione, invano». «So chi sono, sia come persona, sia come artista, chi conosce il mio cuore conosce anche i miei valori... C’è spazio per approcci diversi per arrivare allo stesso fine: la pace. Scelgo di usare la mia fama e la mia piattaforma per essere un luogo di sicurezza, un santuario, per tenere le conversazioni aperte, non chiuse. Se ascoltiamo solo chi grida non cambierà mai nulla».
La polemica era nata il 4 settembre quando dal palco del MetLife Stadium, nel New Jersey, Macklemore – vero nome Benjamin Hammond Haggerty – si era espresso a favore di una «Palestina libera» e aveva cantato il brano Hind’s Wall, una canzone che critica le azioni militare israeliane e ispirata dal caso della piccola Hind Rajab, di cinque anni, uccisa a Gaza nel gennaio 2024. L’Israeli American Council, lobby il cui scopo è quello di unire e rafforzare la comunità israeliana americana, aveva avviato una petizione che accusava il rapper di aver utilizzato uno spettacolo per «promuovere un’agenda politica di parte».
«È un concerto di Ed Sheeran, non un comizio politico o una manifestazione di protesta», aveva detto l’organizzazione con un comunicato, definendo inappropriate e fuori contesto le dichiarazioni del musicista. A Sheeran, il Council aveva chiesto di chiarire se «il discorso politico del rapper, le immagini da lui proiettate sui maxi schermi e la scelta di cantare Hind’s wall erano stati approvati in anticipo». Alle critiche si erano uniti il gruppo StopAntisemitism e la cantante Pink, la quale, attraverso i social, aveva sottolineato di non aver intenzione di censurare un artista, ma di volere la libertà di dire «da madre ebrea, di aver paura, senza sentirmi dire che la nostra paura è solo propaganda».