Corriere della Sera, 16 settembre 2026
Ucraina, il Cremlino mira alle locomotive
Quando domenica prima dell’alba un drone russo ha colpito la locomotiva di un treno ucraino vicino al confine polacco di Dorohusk, è stato solo l’episodio finale della giornata. Non il primo di quel tipo. Ed è tutt’altro che la prima giornata del genere, piuttosto è la ripetizione di centinaia di episodi simili quest’anno. L’attenzione internazionale si è concentrata sul convoglio che era passato sugli stessi binari appena qualche minuto prima, un treno charter con a bordo vari dignitari e politici europei.
L’attenzione dei russi era invece su qualcos’altro: la locomotiva stessa che hanno distrutto. Solo in quelle ventiquattro ore, era la terza. Solo quest’anno, ne hanno colpite più di duecentocinquanta e dall’inizio della guerra totale almeno mezzo migliaio.
Perché è proprio sulle locomotive del sistema ferroviario ucraino che si scaricano molti dei fattori che rendono così complessa questa guerra. C’è l’importanza vitale della logistica ucraina dietro la linea del fronte, e l’intenzione di Mosca di paralizzarla. C’è poi anche l’intelligenza artificiale. Dall’inizio di quest’anno l’esercito russo dispone di un sistema di automazione degli attacchi, addestrato per colpire precisamente le locomotive ucraine. Tutte le locomotive: civili e militari, merci e passeggeri, in qualunque angolo del Paese.
L’intelligenza artificiale è addestrata a riconoscere la forma del vagone che traina il convoglio, attraverso le telecamere dei droni che sorvolano costantemente il territorio aggredito. Quando il drone acquisisce l’immagine, l’attacco parte automaticamente e l’ultimo tratto della traiettoria viene percorso senza guida umana: il mezzo carico di esplosivo vede la locomotiva e le va addosso da solo. L’obiettivo in questo caso non è direttamente uccidere, ma distruggere per paralizzare. Il sistema ferroviario ucraino ha già perso così circa un terzo della sua flotta di locomotori. La rete logistica diventa più lenta e debole. Diventa più difficile evacuare i civili dalle aree del fronte, trasportare i feriti, spostare materiali bellici verso la linea di contatto, trasportare via terra il grano bloccato dai bombardamenti sui porti del Mar Nero.
I russi sanno che non sarà facile per gli europei aiutare l’Ucraina a compensare queste perdite di materiale rotabile. I treni ucraini viaggiano su binari di modello sovietico a scartamento più largo di quello standard in Europa, 1.520 millimetri invece di 1.435. Ciò significa che Italia, Francia o Germania non possono semplicemente mandare i loro mezzi a supporto. Non hanno le dimensioni giuste. L’Ucraina ha già firmato un contratto da 470 milioni di euro con la francese Alstom per 55 nuovi locomotori elettrici a scartamento allargato, ma non saranno pronti prima del 2027.
Del resto l’attacco alla logistica civile ucraina nelle retrovie ormai, per la Russia, è un metodo. Solo quest’anno ha fatto saltare, per lo più con i droni a motore jet, almeno trecento stazioni di benzina. L’autostrada fra Poltava e Kharkiv, 150 chilometri strategici fra Kiev e il fronte Nord, non ha più un solo distributore in funzione. Negli ultimi giorni i droni russi hanno iniziato a far saltare anche le pompe di benzina nella capitale e lungo l’autostrada da Kiev verso Leopoli e la Polonia. E gli ucraini non si arrendono: le stanno già ricostruendo, sotto una corazza di cemento armato.