Corriere della Sera, 16 settembre 2026
Europarlamento, sui migranti si spacca la coalizione von der Leyen
Mentre Italia e Spagna annunciavano la proroga di altri 15 giorni della sospensione dell’accordo di Schengen, che consente la libera circolazione senza controlli alle frontiere tra i due Paesi, al Parlamento europeo la crisi migratoria di Ceuta è esplosa in un dibattito con toni accesi e accuse tra popolari e destra da una parte, socialisti, liberali e sinistra dall’altra. Sotto esame le scelte politiche di Pedro Sánchez. Anche se il commissario Ue alla Migrazione Magnus Brunner ha sottolineato che «la maggioranza delle persone entrate a Ceuta sono rientrate in Marocco in poche ore, l’integrità dell’area Schengen è rimasta intatta, grazie anche alle autorità della Spagna e alla cooperazione con il Marocco».
La polarizzazione tra i partiti spagnoli si è trasferita in plenaria a Strasburgo, alla vigilia del discorso sullo stato dell’Unione della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che affronterà anche il tema della strumentalizzazione della migrazione. La presidente del gruppo S&D, la socialista Iratxe García Pérez, ha accusato l’Ue di non avere mostrato la stessa «solidarietà» nei confronti di Madrid rivolta invece verso l’Italia durante la crisi a Lampedusa, oppure verso Polonia e Lituania: «La solidarietà europea non può dipendere da chi governa o da che Paese vive la crisi», ha attaccato. Con lei la leader di Renew Valérie Hayer che ha puntato il dito contro la premier italiana Giorgia Meloni per avere attribuito a Sánchez la «responsabilità» della crisi di Ceuta con la politica delle regolarizzazioni dei migranti: «Ha chiamato l’Europa a una risposta e nessuno l’ha rimessa al suo posto», ha detto la politica francese. Anzi, la posizione di Meloni e della premier danese Frederiksen è stata sostenuta da altri 20 Stati membri. Il vicepresidente del Ppe, il belga Jéroen Lenaers, ha invece accusato il governo spagnolo per il «ritardo di settimane» nella richiesta di aiuti alla Commissione. Per l’eurodeputata di Podemos Isabel Serra Sánchez l’estrema destra ha trasformato Ceuta in un «laboratorio dell’odio». Ci sono stati anche momenti di tensione quando Jorge Buxadé Villalba di Vox ha interrotto urlando l’intervento del verde Jaume Asens. Susanna Ceccardi della Lega ha usato la retorica dell’invasione dell’Europa da parte dei migranti irregolari, suscitando la reazione del liberale svedese Abir Al-Sahlani, che ha replicato: «Sa dove si trova Ceuta?».
Il risultato è che la «maggioranza Ursula», composta da Popolari, Liberali e Socialisti, si è spaccata ancora una volta sulla migrazione che resta un tema altamente divisivo per il Parlamento. L’ipotesi di una risoluzione unitaria dei tre gruppi sui «recenti attacchi ibridi e sulla strumentalizzazione dei migranti a Ceuta, nonché sulla necessità di una risposta coordinata per proteggere le frontiere esterne dell’Ue» al voto in plenaria domani è tramontata ieri perché Ppe e S&D non hanno trovato un’intesa. Del resto in conferenza stampa García Pérez aveva avvertito il Ppe: se la risoluzione «si concentrerà sulle minacce all’integrità territoriale allora saremo con loro, ma se vorranno manipolare Ceuta per attaccare il governo spagnolo ci scontreremo».
Sono state presentate sette proposte di risoluzione che domani saranno votate singolarmente, partendo da quella del Ppe che potrebbe passare con i voti dell’estrema destra. Ci sarà battaglia sugli emendamenti. Gaetano Pedullà del M5S ne proporrà uno in cui il Parlamento critica la decisione dell’Italia di reintrodurre i controlli alle frontiere ritenendola «non necessaria né proporzionata».