il Fatto Quotidiano, 15 settembre 2026
Polizza sulla salute dei prof: 320 milioni
Trecentoventi milioni di euro per assicurare la salute di docenti, Ata e dirigenti. Dal 30 settembre i lavoratori della scuola potranno accedere a una polizza sanitaria integrativa pagata dallo Stato e affidata a un operatore privato. Quest’altra ufficiale ammissione del fallimento della sanità pubblica si porta dietro molte aree oscure: i supplenti brevi scartati, diverse prestazioni ordinarie non rimborsate, malattie mentali e disturbi psichici esclusi salvo eccezioni. Inoltre, i soldi arriverebbero da quelli depositati nel fondo per il funzionamento delle scuole. Un nuovo “welfare” per i docenti, secondo lo slogan ma anche un vantaggio per le assicurazioni che si trovano la porta spalancata su almeno 1,2 milioni di dipendenti statali. Ma andiamo con ordine.
La polizza per i docenti non paga automaticamente visite, esami e cure e il piano distingue con precisione le prestazioni assicurate dai servizi che permettono soltanto di accedere alla rete convenzionata a tariffe agevolate. Ricoveri, interventi e odontoiatria prevedono inoltre massimali, franchigie o scoperti che i sindacati, a partire dalla FLC Cgil, ritengono stringenti: per i grandi interventi, ad esempio, il 10% della spesa può restare a carico del lavoratore mentre il rimborso dei ticket si ferma a 100 euro l’anno. “Un utilizzo di risorse pubbliche per una copertura affidata alle assicurazioni private, mentre il Ssn continua a registrare lunghe liste d’attesa” spiega l’Usb.
I soldi, infatti, arrivano dal decreto legge 25 del 2025 che ha stanziato 65 milioni l’anno dal 2026 al 2029. La norma prevede che 50 milioni, 200 milioni nel quadriennio, siano coperti attraverso una “corrispondente riduzione del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche”.
Il ministero ieri ha specificato meglio. Dei 320, 190 milioni erano stati preventivamente appostati sul Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche con la legge di bilancio 2025 e 60 milioni arrivano dai fondi speciali. Gli altri 70 milioni provengono da economie di bilancio, di cui 60 – per la copertura dei precari al 30 giugno – dalla riduzione dei commissari esterni agli esami di maturità. Insomma, la successiva riduzione del Fondo prevista dal decreto 25/2025 avrebbe “natura contabile” perché quelle risorse sarebbero state aumentate in precedenza proprio in vista della polizza. Dovendo scegliere su cosa mettere dei soldi in più, si è pensato a questo.
L’altra faccia di questa operazione di welfare, infine, riguarda il coinvolgimento di un privato. L’aggiudicazione della gara alla coassicurazione formata da UniSalute, Intesa Sanpaolo Protezione e Poste Assicura è avvenuta per lo stesso importo stanziato: 320 milioni. Nella gara non era previsto ribasso, ma solo punteggio per l’offerta tecnica, quindi le compagnie gareggiavano sulle condizioni della polizza. La gara europea ha raccolto soltanto due offerte, la seconda era arrivata da una cordata formata da Reale Mutua e Generali. Ai vincitori, già grandi nomi del campo, la presa in carico dei lavoratori della scuola ma anche l’accesso ad almeno 1,25 milioni di nuovi assicurati. Tradotto: un presidio strategico su un nuovo segmento del welfare pubblico mettendo milioni di potenziali futuri utenti a contatto con la sua rete sanitaria e i suoi servizi.