il Fatto Quotidiano, 15 settembre 2026
Tav, ancora ritardi dal versante italiano
Se non altro, almeno adesso è ufficiale e ovviamente non per una dichiarazione pubblica, ma per un aggiornamento dei documenti ufficiali. Sul Tav Torino-Lione servirà un anno in più a Telt – la società pubblica italo-francese che deve realizzare l’opera – per chiudere dei lavori finanziati da fondi europei che riguardano il versante italiano.
Parliamo di una serie di obiettivi per cui l’agenzia Cinea della Commissione europea, incaricata di erogare i finanziamenti, ha stanziato 700 milioni di euro. La quota a carico di Bruxelles è pari al 50% del costo totale, che sale al 55% se, come in questo caso, parliamo della parte transfrontaliera dell’opera. Tradotto: il valore complessivo dei lavori è di circa 1,4 miliardi di euro.
Cosa è slittato? In sostanza due obiettivi: la realizzazione dell’interconnessione tra l’Autostrada A32 e il cantiere di Chiomonte, necessaria a smaltire i materiali di scavo, e l’avvio della costruzione della galleria di base tra Susa e La Maddalena. Se il primo obiettivo è a buon punto (il raccordo c’è, anche se non è stato collaudato), il secondo è in forte ritardo. La faccenda è emersa dall’aggiornamento fatto in settembre della scheda riferita ai lavori e pubblicata sul sito del Cinea. Vi si legge che i lavori, che dovevano partire a gennaio 2024, verranno conclusi a giugno 2027 e non più a giugno 2026 com’era stato stabilito nel Grant Agreement siglato nel 2025 tra la stessa agenzia e Telt.
L’avvio dei lavori significa scavare centinaia di metri per poter installare la talpa meccanica (Tbm) che deve perforare la roccia. Il punto è che solo per trasportarla e installarla serve quasi un anno e i componenti, da quel che si sa, sono ancora in Germania dove ha sede la ditta fornitrice. Da qui, lo slittamento di un anno, per ora. Come detto, non c’è stata nessuna dichiarazione ufficiale, anche se il governo italiano lo sa almeno da aprile, quando il Cipess – il comitato di Palazzo Chigi per i grandi piani pubblici – ha aggiornato con delibera il costo a vita intera dell’opera, salito a 14,7 miliardi (nel 2012 era di 11 miliardi).
La situazione è paradossale. I lavori dal lato italiano del tunnel di base di fatto non sono mai partiti. Tutto avviene dal lato francese. Al momento gli scavi sono fermi al 18% del totale, che è di 118 km, cioè le due canne del tunnel da 57 km ciascuna e le due gallerie per l’interconnessione tra Susa e Bussoleno. Dal lato francese, i lavori arrancano per problemi incontrati negli scavi. In dieci mesi la talpa doveva fare 3 km, ma ha percorso qualche centinaio di metri. Da settimane non se ne sa nulla, se non che ora si avanza con le vecchie cariche esplosive e si è avanzato, dice Telt, di qualche altra centinaia di metri. Una settimana fa, peraltro, è scoppiato un incendio a 1.800 metri di profondità.
Il dg di Telt, Maurizio Bufalini, assicura che si finirà entro il 2033, come da cronoprogramma, ma a questo ritmo serviranno 25 anni. “A Torino, i cantieri della metro sono fermi, ma sul Tav continuano spese che producono ritardi anziché binari e treni. Bisogna spostare le risorse sulle opere utili, il prossimo governo dovrà scegliere”, attacca Alberto Poggio della Commissione tecnica Unione Montana Valle Susa.