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 2026  settembre 15 Martedì calendario

I partiti "taxi" per aggirare la raccolta delle firme

La legge elettorale che avrà oggi il via libera in Senato continua a nascondere botole per l’opposizione. La scorsa settimana un emendamento ha moltiplicato fino a 450mila le firme per presentare una lista per chi non gode di esenzioni, ieri la maggioranza ha dato l’ok alla riduzione da 8 a 3 degli eletti all’estero, punto di forza del centrosinistra, e ha ridisegnato due collegi in Alto Adige dopo un’intesa tra FdI e gli autonomisti di Svp.
Ma più si avvicina la fine della legislatura e più sarà decisiva la nuova norma sulle firme. Con l’ok all’emendamento di FdI si apre un bazar di simboli, scatole vuote con poche decine di iscritti ma con uno o due eletti in Parlamento e quindi con la possibilità di fare da taxi a altri. O da frisbee, e il riferimento non è casuale. Roberto Vannacci, per esempio, ha potuto costituire un gruppo alla Camera soltanto grazie a Free, un simbolo semi-clandestino che nel 2022 si era presentato in un collegio lombardo raccogliendo 800 voti. Per le prossime elezioni, Fn dovrà raccogliere firme in numero ridotto (tra le 1.500 e le 2.000 per collegio, a differenza delle 6mila chieste a chi non ha santi in Parlamento).
Partiti finora marginali potrebbero tornare centrali. È il caso di Centro democratico di Bruno Tabacci, suo unico eletto: avrebbe bisogno di un paio di colleghi in prestito da altri gruppi per poter formare una componente del Misto; a quel punto godrebbe dello sconto sulle firme e potrebbe dare ospitalità a Progetto Civico o altri. In cerca di soluzioni c’è anche Luigi Marattin del Partito liberaldemocratico, che potrebbe essere “costretto” a federarsi con un partito a lui vicino, come Azione.
Ma il vero suk, almeno potenzialmente, è Noi Moderati, una federazione di svariati simboli. Secondo un’interpretazione ampia delle norme, ciascuno di questi simboli godrebbe dell’esenzione dalla raccolta firme anche qualora si sfilasse dalla federazione. Da un partito fiorirebbero esenzioni per Idv, Noi con l’Italia, Coraggio Italia, Udc e Italia al Centro. Salvatore Curreri, costituzionalista dell’Università Kore di Enna, spiega: “È probabile che prevalga l’ipotesi di più esenzioni, del resto sarebbe inusuale anche il contrario, e cioè che a non dover raccogliere le firme fosse solo una identica federazione di nome Noi Moderati”.
Nel 2025 l’Udc ha incassato 665 euro da quote associative, pari a qualche decina di iscritti, ma ha ben due eletti, Lorenzo Cesa alla Camera e Antonio De Poli al Senato. Nel 2025 Coraggio Italia ha dichiarato da quote associative 1.941 euro, chiarendo già che nel 2026 ci sarà “una diminuzione di tesserati”. Ergo: siamo nell’ordine di un centinaio. Eppure un partito con un centinaio di iscritti esprime una parlamentare, Martina Semenzato. E, come spiega Curreri, potrebbe godere di esenzione oppure, nella peggiore delle ipotesi, sfilarsi da Noi Moderati e, con un paio di transfughi, creare una componente del Misto.
Per queste anomalie (un “lodo Salva-Casta”, dice Onorato) ieri Progetto Civico ha organizzato un sit-in alla presenza tra gli altri del leader 5Stelle Giuseppe Conte e del capogruppo dem Francesco Boccia, che si dice “pronto a ricorrere alla Corte costituzionale”. Altre storture vengono denunciate in aula. Il dem Dario Parrini parla di “un imbroglio” sui collegi dell’Alto Adige, ridisegnati “con l’unico obiettivo di rendere più probabile la vittoria di un candidato di centrodestra”. Così come nel voto all’estero, fortino del centrosinistra: al Senato ci sarà un solo senatore in rappresentanza di tutto il mondo. Il meloniano Roberto Menia ha provato a far cambiare idea alla sua maggioranza, invano.