lastampa.it, 15 settembre 2026
Il 56% degli italiani risparmia, ma aumenta la paura di perdere tutto
Gli italiani si confermano grandi risparmiatori, ma poco propensi al rischio negli investimenti. La ricchezza finanziaria netta è di 5.400 miliardi e il 56% riesce ancora a mettere da parte un tesoretto investendo il 12% del proprio reddito annuo, anche se il fulcro dei risparmi è sempre la casa: pesa due terzi del patrimonio medio, stimato in circa 320mila euro. Volatilità, scenari tariffari, inflazione e tensioni geopolitiche hanno invece aumentato il livello di allerta: l’avversione al rischio è ai livelli massimi nel 2026 e tocca 33,6 punti, più di quattro volte gli 8,1 punti del 2017 e oltre i 20,5 del 2025. Ad aver maggior paura sono i 18-24enni che risultano in assoluto i più avversi al rischio: 84 intervistati contrari a correre rischi per 1 favorevole. L’opposto rispetto a quanto suggerirebbe il ciclo di vita.
«Il risparmiatore italiano aborrisce il rischio e questo è dovuto in parte alla carenza di educazione finanziaria», ha detto il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, presentando l’indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani del 2026, realizzata da Ca’ de Sass con il Centro Einaudi. Intesa Sanpaolo, ha ricordato, «è il più grande operatore italiano nella gestione del risparmio» e con l’offerta pubblica di scambio su Monte dei Paschi punta a consolidare la sua posizione. Per l’Opas su Siena, ha sottolineato Gros-Pietro, «noi proseguiamo sul nostro binario, perché fino adesso è andata molto bene. La nostra assemblea ha approvato con il 97%» l’aumento di capitale al servizio dell’offerta «e noi, naturalmente, ricambiamo la fiducia dei nostri azionisti proseguendo con la strada che abbiamo già intrapreso».
Un percorso che porterebbe il 13% di Generali, ora nelle mani di Mediobanca, sotto il controllo di Intesa Sanpaolo che è pronta a considerare la partecipazione come finanziaria e assicura di non voler interferire nella governance del Leone. Secondo Gros-Pietro, «è proprio quello che serve a Generali» che «è un grandissimo operatore finanziario di cui l’Italia può essere fiera. Noi come investitore puramente finanziario potremo contribuire alla sua solidità».
Per gli italiani che investono gli strumenti di risparmio gestito rappresentano la porta di ingresso nel mondo degli investimenti per il 25-30 per cento del campione. Una quota, emerge dallo studio, ormai simile a quella dei detentori di obbligazioni (possedute dal 23,5% degli intervistati), anche se l’Italia resta indietro rispetto a molti Paesi europei dove i fondi assorbono il 40-50 per cento della ricchezza finanziaria.
Il mercato azionario mostra invece il divario più ampio tra conoscenza e partecipazione: è ben noto al 45 per cento degli intervistati, ma solo il 7,8 per cento le ha detenute negli ultimi cinque anni. Eppure, per chi vi investe l’esperienza è eccellente: il ratio di soddisfazione è 8,5, quasi il doppio delle obbligazioni. Rappresentano barriere all’investimento in azioni la percezione del rischio di perdere il capitale (78,5 per cento) e la mancanza di esperienza (60,9).
La liquidità in conto corrente, che nel 2023 si attestava al 68 per cento della ricchezza finanziaria, rientra nel 2026 verso il 50 per cento.
L’indagine di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi mette in luce l’attenzione dei risparmiatori verso un rapporto personale quando si tratta di risparmio e investimenti. Nella gestione concreta del denaro, si legge nel rapporto, la filiale conserva un netto primato: il 58,1 per cento del campione opera prevalentemente allo sportello, il 26,5 in un modello misto e solo il 12,8 via app mobile.
La fiducia negli strumenti digitali è il vero spartiacque: circa un terzo degli intervistati non si fida affatto e solo uno dichiara di fidarsi «molto». La preoccupazione dominante è la sicurezza: il rischio di truffe e la protezione dei dati sono citati dal 76,5 per cento, prima della perdita di controllo (45,1). Un quarto del campione ha già avuto esperienza, diretta o indiretta, di truffe online. Le funzionalità più apprezzate confermano la logica del controllo: si collocano in cima alle preferenze le notifiche di spesa (circa 52 per cento) e l’analisi predittiva basata sull’IA (36 per cento). L’innovazione è benvenuta quando rafforza controllo, trasparenza e semplicità; viene respinta quando implica delega decisionale. Gli strumenti più nuovi restano ai margini: le criptovalute sono usate come investimento da meno del 2 per cento, e circa l’88 non le conosce o non vi è interessato.