La Stampa, 15 settembre 2026
Ai, il monito di Mattarella
L’uomo deve avere il controllo della “macchina": l’allarme sui rischi di un’Intelligenza artificiale senza briglie è ormai mondiale e, dopo il monito delle stesse aziende del settore, ieri anche il capo dello Stato Sergio Mattarella ha dedicato un passaggio a questo tema nel messaggio inviato a Papa Leone in occasione del compleanno del pontefice. Nello stesso giorno, peraltro, La Stampa aveva pubblicato l’intervento di Giorgia Meloni al G7 di Evian Les Bains, un testo in cui la premier sollecita «regole globali», ispirate a un «umanesimo globale», perché in questo ambito non si può lasciare che «il mercato decida da solo».
Mattarella, nel messaggio al papa, avverte: «Le nuove tecnologie dischiudono possibilità inusitate, ma rischiano anche di mettere a repentaglio la centralità dell’essere umano, allargando disparità sociali ed economiche già in essere». Il capo dello Stato cita l’enciclica di Papa Leone dello scorso maggio, dedicata agli interrogativi e ai rischi che pone la nuova tecnologia: «Dinanzi a tali dilemmi e incertezze – dice il presidente – donne e uomini di buona volontà in tutto il mondo guardano con speranza all’alto magistero della Santità Vostra, che continua a sollecitare popoli e nazioni alla responsabilità, all’accettazione del limite e della fragilità umani, “senza considerarli un errore da correggere”, come ammonisce l’enciclica “Magnifica humanitas"».
La linea di Meloni viene anche ulteriormente rilanciata da Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica. Parlando con l’Ansa spiega che «la strada italiana è ambiziosa sull’innovazione, ma rigorosa sulla tutela delle persone e, soprattutto, consapevole che la vera sovranità tecnologica passa dalla capacità di governare queste tecnologie invece di subirle». Questa, rivendica, «è la linea che abbiamo mantenuto fin dall’inizio sia nel corso della presidenza italiana del G7, sia nell’elaborazione dell’"Ai Act”, quando altri paesi Ue proponevano di lasciare lo sviluppo ai semplici codici di auto-condotta».
Una ricostruzione che il Pd contesta: «Sentire il sottosegretario Butti parlare di sovranità tecnologica è un paradosso», dice l’europarlamentare Brando Benifei. «La realtà è che il governo Meloni fa l’esatto contrario: zero investimenti strutturali. La sovranità non si fa con i comunicati, ma con risorse, politiche industriali e autonomia strategica». Soprattutto, aggiunge il capodelegazione Pd al Parlamento europeo, l’Ue non può restare a guardare: «Tra gli allarmi lanciati dai grandi Ceo dell’Ai, la corsa sempre più senza regole di Trump e della Cina, è ancora più forte la necessità di una via europea all’Intelligenza artificiale. L’Europa non può restare spettatrice, ma può e deve essere protagonista, mettendo al centro le persone. Innovare sì, ma difendendo libertà e democrazia. Il futuro dell’Ai non può essere lasciato nelle mani degli oligarchi delle Big Tech».
Persino Salvini si fa sentire, a costo di prendere le distanze da Donald Trump: si rischia «una bomba sociale», avverte. Dunque, «l’Ai può essere e deve essere un valore aggiunto, ma va capita perché oggi i dati dicono che nei prossimi 4-5 anni 5 milioni lavoratori in Italia rischiano il posto». Il leader della Lega cita esplicitamente Trump: «Il presidente Usa dice “guai a chi rallenta”... Calma: siamo anche noi filo-produttivi, ma 5 milioni di italiani a spasso non li vogliamo».
Il premio Nobel Giorgio Parisi smorza l’allarmismo su un Ai che si rivolta contro l’uomo, ma è convinto che sia ora di pensare a un «centro di ricerca pubblico» che lavori all’Intelligenza artificiale. «Il pericolo che i modelli di Ai possano evolversi senza controllo mi sembra si possa escludere». Ma «tutte queste ricerche di punta sono fatte da industrie private, perciò abbiamo solo le informazioni che vengono fatte filtrare dalle aziende».