repubblica.it, 15 settembre 2026
Usa, l’Epa cancella i limiti alle emissioni climalteranti delle centrali elettriche
L’amministrazione Trump infligge un altro durissimo colpo alla lotta contro la crisi climatica: l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (Epa) ha eliminato i limiti alle emissioni di gas serra delle centrali Usa alimentate a carbone e gas. O meglio, la Environmental Protection Agency ha annunciato che rinuncerà a regolamentare le emissioni di gas serra provenienti dalle centrali elettriche. Il che è appunto come dire che non ci saranno più limiti.
Ad attribuire all’Epa il controllo sulle emissioni di sostanze nocive per le persone e l’ambiente era stato il Clean Air Act varato nel 1963 e aggiornato a più riprese nel corso dei decenni. Nel 2024, con alla Casa Bianca il presidente Joe Biden, l’Agenzia aveva fissato i nuovi limiti per le centrali alimentate con combustibili fossili, calcolando che tali norme avrebbero ridotto di un miliardo di tonnellate le emissioni di gas serra entro il 2047 e generato benefici economici netti per 370 miliardi di dollari.
A distanza di due anni, e con un inquilino dello Studio Ovale che definisce “una bufala” la crisi climatica, l’ente federale ha cambiato completamente idea: “Le emissioni di gas serra provenienti dalle centrali elettriche non hanno alcun impatto significativo sul cambiamento climatico globale”. Ed eliminare i limiti alla CO2 e al metano darà grandi vantaggi economici agli Stati Uniti, come ha fatto notare Lee Zeldin, l’amministratore dell’Epa nominato da Trump: “L’Amministrazione sta tutelando l’energia americana da una guerra al carbone. Gli americani godranno di una riduzione dei prezzi dell’elettricità, ma questo è solo l’inizio. Stiamo lavorando per andare ancora oltre, affinché il potenziale dell’energia americana possa essere pienamente sprigionato. Realizzare appieno tale potenziale significa più posti di lavoro, prezzi più bassi e un’America più prospera”.
E certamente anche più calda, come il resto del Pianeta. Ma l’estate dei record, che ha colpito anche gli Usa, non sembra preoccupare la Casa Bianca o l’Epa. Il risultato di cui si vantano in queste ore è che con la rimozione dei limiti si faranno risparmiare agli operatori delle centrali elettriche 370 milioni di dollari in costi diretti. Da qui le possibili ripercussioni sulle bollette delle famiglie americane.
Di sicuro il denaro ha a che fare con le scelte energetiche di Washington, ma non è detto che sia quello degli elettori. Proprio mentre l’Epa annunciava il suo disimpegno nel porre limiti alle emissioni, veniva diffuso uno studio dell’Università della California a Los Angeles, secondo il quale le analisi da satellite individuano nella texana Energy Transfer il principale emettitore di metano degli Stati Uniti: dal gennaio 2025 al giugno di quest’anno, l’impianto di Shreveport ha rilasciato metano a un tasso di emissione medio di 1,56 tonnellate all’ora, un valore 15 volte superiore alla soglia stabilita dall’Epa dell’era Biden. Ebbene Kelcy Warren, l’amministratore delegato di Energy Transfer, ha donato almeno 5 milioni di dollari all’ultima campagna elettorale di Trump.
Petrodollari, si sarebbe detto un tempo, che ungono il potere e oscurano la realtà dei numeri: la stessa Epa in un suo studio del 2022 ammetteva infatti come il settore della produzione di elettricità rappresentasse il 25% di tutte le emissioni statunitensi di gas serra. Mentre la New York University School of Law l’anno scorso ha calcolato che, se fossero una nazione, le centrali elettriche Usa si collocherebbero al quinto posto nella classifica dei Paesi più inquinanti, dopo Cina, Stati Uniti, India e Russia. Ora, grazie alla decisione dell’Epa di Trump, è probabile che salgano ancora di qualche posizione.