repubblica.it, 15 settembre 2026
Usa, la Corte Suprema boccia le restrizioni sul voto postale
La Corte Suprema americana boccia – almeno per le elezioni di MidTerm – l’attuazione delle nuove restrizioni al voto postale richieste dall’amministrazione Trump: assestando un brutto colpo alle speranze del presidente di restringere l’accesso a un importante strumento elettorale utilizzato da almeno un terzo degli elettori statunitensi.
Gli elenchi di elettori sul portale del Servizio postale
L’ordine esecutivo della Casa Bianca, appena sospeso dalla più alta Corte, imponeva agli Stati di caricare su un portale ancora in corso di realizzazione del Servizio postale, gli elenchi degli elettori. Ma il sistema, secondo la denuncia di una fonte interna, avrebbe impedito a moltissimi di ricevere le schede. Intanto, perché sono troppo stretti i tempi: alcuni stati, come la Carolina del Nord, hanno già iniziato a mandare le schede, lo scorso 4 settembre. Altri inizieranno in questi giorni. E poi, perché, secondo la denuncia, la politica del «zero per cento errori» nata per «eliminare le frodi elettorali» da cui il presidente è ossessionato, era costruito in modo da respingere un intero lotto di schede, lì dove un solo codice a barre controllato da un dipendente non corrispondeva alle informazioni dell’elettore presenti sul portale. Annullando in una sola volta anche decine di migliaia di schede.
«Il Servizio postale ha progettato un sistema per privare del diritto di voto milioni di americani», aveva dunque accusato il senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal, che ha reso pubblica la denuncia del whistleblower interno al sistema. Un rischio negato dal Servizio postale: «La posta elettorale sarà gestita in modo sicuro e consegnata in modo affidabile», hanno affermato. Ma ci sono molte diffidenze verso il manager che lo guida, il trumpiano David Paul Steiner: già membro del consiglio d’amministrazione di FedEx e per quello mal visto da dem e lavoratori postali, che lo considerano espressione degli interessi delle grandi aziende private, messo lì per distruggere il servizio pubblico.
Di sicuro, a poche settimane dal voto ne sarebbe venuto fuori solo un gran caos. E c’erano dubbi anche sul fatto che il Postal Service avesse effettivamente i mezzi tecnici necessari per applicare quella che l’amministrazione continuava a definire solo una «modifica minore» ai regolamenti.
I dubbi dei giudici
A bloccare per primo l’attuazione delle modifiche erano già stati due giudici distrettuali: prima Indira Talwani a Boston. E poi, Carl J. Nichols a Washington, quest’ultimo nominato da Trump durante il suo primo mandato, aveva sentenziato che il piano del presidente stava eccedendo «l’autorità conferita dal Congresso al Servizio postale». La Corte Suprema, pur a maggioranza conservatrice, ha dato loro ragione 7 contro 2. A dissentire sono stati solo i due giudici più anziani, gli ultraconservatori Clarence Thomas e Samuel Alito. La breve sentenza scritta a maggioranza, non dettagliata, come da prassi quando la procedura è d’urgenza, afferma che «è improbabile che l’amministrazione possa avere successo nel merito della sua contestazione» sulla procedura introdotta, già bloccata dai due tribunali inferiori, tesa a imporre agli Stati di compilare un elenco di tutti gli elettori che devono ricevere la scheda per posta.
Il giudice Brett M. Kavanaugh – nominato da Trump durante il suo primo mandato – ha aggiunto un’opinione concorrente. A suo avviso, c’è «almeno una ragionevole probabilità che le azioni dell’amministrazione rientrino nelle competenze della Corte». Ma, ha proseguito, «imporre tali modifiche nelle elezioni di medio termine sarebbe stato «arbitrario e capriccioso, poiché le autorità statali e locali non avrebbero il tempo di attuarle». Come a dire: ne riparliamo alle presidenziali.
Duro colpo per l’amministrazione
Per l’amministrazione Trump, determinata a vincere le elezioni a ogni costo, tanto da aver già ridisegnato a suo favore alcuni collegi elettorali in stati repubblicani, è davvero un brutto colpo. “La Corte Suprema ha davvero deluso il nostro Paese! Alcuni giudici sono terrorizzati da questi democratici folli e depravati e sono totalmente incapaci di dimostrare il coraggio necessario per salvare la nostra America”, ha scritto il presidente americano su Truth. Nel lungo post, Trump ha ricordato altre due grandi sconfitte subite di recente: “l’orribile decisione sui dazi” e quella sullo ius soli, “un disastro totale”. “L’incapacità e la riluttanza della Corte a fare la cosa giusta per il nostro Paese passeranno alla storia”, ha aggiunto.
La decisione della Corte sconfessa il provvedimento, provvisorio, di agosto che dava il via libera alla direttiva. Il fatto è che per tradizione a usare questo sistema sono soprattutto gli elettori democratici. Trump, che pure molto spesso vota per posta, critica da anni il sistema, sostenendo che è più facile realizzare frodi, ovvero votare due volte. E sogna di cancellarlo entro la fine del suo mandato.