repubblica.it, 15 settembre 2026
Legge elettorale, ok dal Senato tra le polemiche
Con 113 voti a favore, 71 contrari e 2 astenuti, l’aula del Senato ha approvato la riforma della legge elettorale tra le proteste delle opposizioni. Palazzo Madama ieri ha concluso l’esame di tutti gli emendamenti e ordini del giorno al testo e questa mattina è arrivato il proprio via libera finale al testo che dovrà poi tornare alla Camera per la conferma delle modifiche introdotte, dalle preferenze alle firme. Sulla riforma continua a montare la protesta. “No alla legge truffa”, c’è scritto sui cartelli esposti in aula dai senatori delle opposizioni poco prima del voto.
La norma ha aumentato (e non di poco) il numero di firme da raccogliere per i partiti che non siedono in Parlamento, salite con l’emendamento Zedda (FdI) a 6000 per collegio (e non più 1.500 come con la legge in vigore). Le opposizioni attaccano e giudicano il provvedimento incostituzionale, e c’è chi, come Giuseppe Conte, invoca l’intervento del presidente della Repubblica. Era già stato approvato nei giorni scorsi l’emendamento di FdI che elimina la cosiddetta norma “anti-cespugli” ma che al tempo stesso ha elevato appunto da 1.500 a 6.000 le firme da raccogliere per collegio per tutti i partiti che non sono ora presenti in Parlamento (è il caso ad esempio di Progetto civico di Alessandro Onorato che ieri ha manifestato in piazza, ma anche di tutte le altre ’costellazioni’ di centro che stanno lavorando intorno alla coalizione di centrosinistra). Ieri è arrivato il via libera ad altre due norme relative alle firme. Con l’ok all’articolo 5 è stata approvata una norma transitoria che esonera dalla raccolta firme i partiti presenti in Parlamento al 31 dicembre 2025 con un proprio gruppo in almeno uno dei due rami e un’altra norma sul voto Estero che esonera dalla raccolta firme chi ha attualmente almeno un eletto in Parlamento. E non mancano poi malumori sulla riduzione delle circoscrizioni Estero (dalle attuali otto totali scendono a tre, due per la Camera e una sola per il Senato, modifica introdotto durante l’esame a Montecitorio).
Gli interventi in aula
"Avete previsto che il 42% possa far scattare un premio fino a 70 deputati e 35 senatori, ma che idea di democrazia è? – chiede e provoca il capogruppo del Pd, Francesco Boccia, intervenendo in aula – Prendete quasi tutto e sperate di eleggervi da soli il presidente della Repubblica, ma che idea è di democrazia la vostra? Forse che si arriva al Colle, si nominano i 5 giudici della Corte costituzionale perché questa formazione così straordinariamente voluta dai Costituenti non vi è mai piaciuta, così come la Costituzione che non riuscite a sentire vostra infatti fate fatica a definirvi antifascisti”. E ancora, continua Boccia: “Non vi interessano i problemi del Paese e l’unica cosa che vi interessa è il potere da cui siete ossessionati. Basta parlare della prima donna alla carica più alta se poi da quella carica quella donna danneggia in modo irreparabile le donne di questo paese. Giorgia Meloni in questi quattro anni purtroppo per l’Italia non ha fatto nulla, prova a resistere, ci lascia in eredità Vannacci, l’estremizzazione e la radicalizzazione della destra. Fin quando siamo in tempo fermatevi, perché altrimenti saremo ancora una volta purtroppo corretti dalla Corte Costituzionale”.
"Votiamo no a questa riforma – attacca in aula il leader di Italia viva, Matteo Renzi – Pensiamo che la destra abbia costretto il Parlamento a discutere di legge elettorale non perché c’è un’esigenza di stabilità, ma perché ha paura di perdere. Siete convinti che anche alla luce delle vostre divisioni, al prossimo giro rischiate seriamente di perdere”, dice ancora rivolgendosi ai banchi del centrodestra. E aggiunge: che la sinistra deve avere la consapevolezza “che chi si incaricherà di rompere l’unità per ragioni ideologiche o personali passerà alla storia come colui che darà ancora cinque anni a Meloni, Vannacci e compagnia”.
Non c’è nemmeno l’elettricità delle grandi occasioni. L’atmosfera è sonnacchiosa. Durante le dichiarazioni di voto, persino l’emiciclo del centrodestra non è al completo. I banchi del governo rimangono occupati solo a metà: ci sono i ministri Roberto Calderoli, Maria Elisabetta Casellati, Luca Ciriani, Nello Musumeci e Paolo Zangrillo. Nessun vicepremier.
L’assemblea si ravviva appena con l’intervento di Matteo Renzi: “Avete paura di perdere e perderete”. La scintilla dello scontro, poco dopo, si riaccende davanti alle provocazioni del capogruppo del M5S al Senato Luca Pirondini: “Perché già che ci siete non candidate direttamente Caroccia nelle vostre liste bloccate?”. Poi il cartello “truffa” che indispettisce La Russa: “Una caduta di stile”, lo rimprovera il presidente del Senato.
Vota no alla riforma elettorale anche Azione. Perché “questa legge mira a perpetuare uno scontro continuo e costante che in questo paese bisognerebbe chiudere mandando in soffitta il bipolarismo”, fa sapere il leader Carlo Calenda parlando in aula al Senato durante le dichiarazioni di voto finale alla legge elettorale. “Sappiamo che questo sistema produce sempre nuovi populismi, estremismi, sempre nuovo rumore e nuova propaganda. Lo sappiamo perché lo abbiamo visto in questi giorni – aggiunge – Adesso ha generato il generale Vannacci, chi sarà il prossimo? Tornerà Grillo? Poi avremo altri influencer? Pensate davvero che non accadrà questo? A ogni tornata elettorale la coalizione che non saprà rispondere alle promesse della campagna elettorale, genererà una domanda ancora più estrema. Questa è una dinamica a cui bisognerebbe porre rimedio. Il premio di maggioranza lo si poteva dare al 50% più uno, con un sistema proporzionale e programmi di governo vincolanti per le coalizioni”.