la Repubblica, 15 settembre 2026
Salvini e il filo con Mosca, incontro con le aziende
Non siamo ancora tornati ai fasti filoputiniani, quando Matteo Salvini sfoggiava percentuali invidiabili nelle urne e t-shirt con il volto di Vladimir Putin. Ma ogni singolo dettaglio dell’incontro avuto ieri con gli imprenditori italiani che operano in Russia richiama l’ambizione di restare al fianco di Mosca. E di farlo soprattutto sapere. Sancendo uno strappo nel cuore del governo.
Il vicepresidente del Consiglio si concede a una pattuglia di capi azienda che lavorano sul territorio russo riuniti a Milano dal presidente di Gim Unimpresa, Vittorio Torrembini. Parla con l’agenzia di stampa ufficiale Tass, che rilancia le sue parole con enfasi. E a poche ore dall’attacco con droni che ha sfiorato il treno su cui viaggiava il consigliere diplomatico di Giorgia Meloni, Fabrizio Saggio, lancia senza troppi distinguo nuovi segnali distensivi verso il Cremlino.
A informare della riunione è una nota ufficiale della Lega, segno della volontà di chiarire chi tifa Russia nell’esecutivo. L’iniziativa, spiega il Carroccio, serve ad «ascoltare direttamente le esigenze e le difficoltà» delle imprese sul fronte economico. Salvini, sollecitato dai presenti, si dice inoltre ostile all’eventuale blocco dei visti turistici ai russi per l’Italia e l’Europa. Ma è appunto la Tass – assieme ad un’altra testata, Vesti – a raccontare il contenuto di quanto Salvini dice durante l’incontro informale nel capoluogo lombardo. Primo: l’Italia potrebbe «svolgere un ruolo» nella risoluzione del conflitto in Ucraina, «non escludo nulla nei prossimi mesi». Secondo: «Dobbiamo agevolare questo processo. Leggo della mediazione di Trump, Xi Jinping e India. Più parti saranno coinvolte nella ricerca di una soluzione, meglio sarà». Ma è il passaggio successivo a far rumore, sembra richiamando anche l’attenzione dei vertici del governo e di Palazzo Chigi. «Spero che le due parti in conflitto trovino un terreno comune affinché l’Italia possa finalmente riprendere i legami commerciali, sportivi, accademici e culturali con la Federazione russa». Sbaglia dunque chi sostiene «che non dovremmo mai più mantenere relazioni con la Russia; sarebbe sciocco, inutile e dannoso». Quanto alla possibile riattivazione degli acquisti di gas, il leader del Carroccio si spinge anche oltre: «Quando il conflitto finirà, assolutamente sì. I numeri parlano da soli, basta guardare i costi attuali».
L’eco dell’appuntamento di Salvini raggiunge ovviamente l’esecutivo. Spinto dalla concorrenza di Roberto Vannacci, il Carroccio si espone, generando una frattura interna alla maggioranza che certo non sarà gradita da Giorgia Meloni. A parlare, in nome e per conto della premier, è dunque l’altro vicepremier, Antonio Tajani. Gli domandano delle parole del ministro leghista, che pochi giorni fa aveva sostenuto che finanziando la resistenza ucraina si favoriscono anche gli attacchi alle raffinerie russe, determinando anche un aumento del costo del carburante «in tutto il mondo». Per il leader azzurro, invece, l’aiuto all’Ucraina non deve interrompersi. «Dobbiamo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto», è la secca replica.
E d’altra parte, che la questione stia scuotendo la destra di governo lo dimostrano altri due dettagli. Il governatore leghista del Friuli, Max Fedriga, riceve l’ambasciatore ucraino Ihor Brusylo per ribadirgli il sostegno al Paese aggredito. Nel frattempo, Vannacci continua a intensificare il fuoco amico. Si sgola dicendo «basta armi a Kiev». E aggiunge: «Tutti i cittadini che si sono stancati di vedere finire i propri soldi in cessi d’oro, in ville e yacht di lusso, in serate con prostitute e in corruzione, oggi hanno le idee un po’ più chiare: Meloni insieme al Pd, ad Azione e a IV hanno chiaramente detto che la loro prima priorità è l’Ucraina. La mia è l’Italia e gli italiani». Sarà una lunga campagna elettorale.