corriere.it, 14 settembre 2026
Kenya, migliaia di "tesisti per procura" rovinati dall’Ia
Mentre circola il timore che l’intelligenza artificiale possa sottrarre il lavoro ai professionisti dai redditi più alti, come chi opera nella finanza o nel settore legale, si allarga sorprendentemente il perimetro delle occupazioni a rischio. Un caso singolare riportato dal New York Times ha come protagonista Teresios Bundi, un cittadino del Kenya di 34 anni che per oltre un decennio si è guadagnato da vivere scrivendo tesine a pagamento per conto di studenti universitari.
Quella che era iniziata come un’attività svolta sottobanco per guadagnare qualcosa in più mentre frequentava l’Università, col tempo si è trasformata in una vera e propria professione, che lo ha portato a guadagnare cinque volte quanto avrebbe incassato proseguendo la sua carriera nella sanità pubblica.
Anche il sistema nel tempo si è strutturato: Bundi lavorava all’interno di una rete di persone che come professione faceva i compiti per studenti dall’altra parte del mondo. Un caso esemplificativo della più ampia industria del contract cheating: così è chiamato il “servizio” attraverso cui studenti commissionano ad altri i lavori accademici per completare i propri corsi. Un’industria fiorente, finché non è arrivata l’intelligenza artificiale.
Gratuita, accessibile a tutti e capace di svolgere buona parte del lavoro, l’AI ha ridotto progressivamente la domanda per servizi come quelli offerti da Bundi. La sua storia mostra come il cambiamento portato dall’intelligenza artificiale non stia investendo solo le professioni qualificate, ma sta ridisegnando il mercato del lavoro anche negli strati più fragili della popolazione, spesso esposti a lavori poco tutelati, senza un contratto stabile, o svolti attraverso piattaforme digitali e quindi già esposti alla concorrenza globale.
Gli studenti che si rivolgevano a Bundi frequentavano le facoltà più varie, come medicina, ingegneria o informatica. Provenivano dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e da altri Paesi di lingua inglese. Quando la data di scadenza per la consegna di una tesina o di un elaborato universitario incalzava, si rivolgevano a Bundi per affidargli la redazione del compito.
Tutto è iniziato nel 2011, quando Bundi si è trasferito a Nairobi per frequentare l’Università. È il primo della sua famiglia a raggiungere questo livello di istruzione.
Come lui, molti altri giovani istruiti in Kenya, India, Filippine e altri Paesi hanno trovato opportunità lavorative grazie alla globalizzazione permessa da internet. Bundi racconta al New York Times di aver scritto oltre 2.500 saggi in 12 anni, talvolta al ritmo di tre al giorno, in parte mentre completava il suo percorso di laurea in sanità pubblica. «Era come ricevere una formazione parallela» afferma.
Parte del denaro guadagnato lo inviava ai suoi genitori, coltivatori di caffè. Nel 2015 Bundi arriva ad avviare una propria attività online di scrittura di saggi. Per ogni elaborato si pagano dai 40 ai 70 dollari, gli incarichi arrivano tramite piattaforme digitali e il lavoro viene distribuito tra Bundi e gli studenti che collaborano con lui.
Per anni la disonesta industria del contract cheating continua a fiorire. La ricchezza generata da questo mercato è evidente a Nairobi: all’inizio di questo decennio, riporta il New York Times, almeno 40 mila persone in città vengono pagate per svolgere i compiti altrui.
Nel 2022 il chatbot di intelligenza artificiale ChatGpt viene messo a disposizione del pubblico e gli incarichi iniziano a diminuire. Bundi è costretto a guadagnarsi da vivere in un altro modo, e lavora ora per un’organizzazione governativa tedesca per lo sviluppo, aiutando i giovani kenioti a trovare opportunità nell’economia digitale.
La sua storia è però significativa, perché mostra come l’impatto dell’AI si manifesti anche molto lontano dai lavori tradizionalmente considerati a rischio. Non si tratta infatti solo di sostituire un avvocato o un programmatore, ma anche attività che hanno proliferato grazie alla diffusione delle piattaforme digitali e alla possibilità di offrire servizi a distanza, che ora possono essere svolte almeno in parte da modelli di intelligenza artificiale.
C’era chi, per esempio, si occupava di trascrivere le riunioni di lavoro: servizi di questo tipo si potevano trovare su piattaforme come Upwork o Fiverr. Questa mansione oggi può essere svolta dall’intelligenza artificiale. Sono a rischio i lavori occasionali, non regolati da un contratto stabile e tutelato. Il New York Time cita un test condotto da Scale AI e dal Center for AI Safety, che prova a quantificare la capacità dell’intelligenza artificiale di svolgere lavori freelance online, come la progettazione di prodotti e l’analisi dei dati. Lo scorso ottobre, i principali modelli di AI hanno completato il 2,5% dei compiti. A luglio, ne hanno completato il 16%.
Uno studio del 2018 sul proliferare dei ghostwriter aveva mostrato come elaborati accademici personalizzati fossero facilmente disponibili a un costo contenuto, e che la maggior parte dei fornitori di questo tipo di servizio operava proprio dal Kenya. Lo studio ha esaminato i dati di 96 fornitori trovati su Fiverr. Questi 96 fornitori hanno generato complessivamente circa 270 mila dollari di fatturato, con un prezzo medio di circa 30 dollari ogni mille parole. Una cifra contenuta, ma significativa in un Paese in via di sviluppo.