corriere.it, 15 settembre 2026
Macklemore escluso dal tour di Sheeran per le posizioni pro-Pal
La frase “Free Palestine”, pronunciata lo scorso 4 settembre sul palco del MetLife Stadium del New Jersey prima di cantare Hind’s Hall (brano dedicato a Hind Rajab, la bambina massacrata a Gaza dall’IDF nel 2024), è costata a Macklemore l’esclusione dalle prossime date americane del Loop Tour di Ed Sheeran. A rivelarlo è stato lo stesso rapper in un lungo post su Instagram, dove ha ricostruito l’intera vicenda. «Non so da dove cominciare, quindi parlerò a cuore aperto e condividerò la verità. Ed Sheeran e il suo team hanno deciso di escludermi dal tour The Loop», si legge nelle prime righe del messaggio di Macklemore che continua poi chiarendo che né lui né Sheeran né tantomeno Pink (criticata per aver ripubblicato il suo post) sono delle vittime. «Le vittime sono i palestinesi. Gli uomini, le donne e i bambini che sono stati uccisi, affamati, sfollati e costretti a vivere in mezzo a una violenza inimmaginabile. Più di 20.000 bambini sono stati uccisi solo a Gaza. Le persone vengono uccise oggi e verranno uccise anche domani».
Come detto, tutto è nato dopo il discorso fatto dal rapper in apertura del concerto in New Jersey, che ha spinto l’Israeli American Council a lanciare una petizione per chiedere l’esclusione dell’artista dal tour, perché – a loro dire – quello di Sheeran «sarebbe dovuto essere un concerto, non è un comizio politico o una protesta». A stretto giro è quindi arrivato il comunicato del Messina Touring Group, promotore delle date statunitensi del Loop Tour. «Siamo stati informati dalle sedi che ospiteranno le prossime date del tour negli Stati Uniti che non consentiranno lo svolgimento dei concerti con Macklemore in cartellone, il che comporterebbe la cancellazione del tour e avrebbe ripercussioni su centinaia di migliaia di fan. A seguito di discussioni con le parti interessate, Macklemore non si esibirà nelle restanti date».
Una versione confermata dallo stesso rapper che, nel prosieguo del post, ha chiarito di non avercela con Sheeran («ci conosciamo da 13 anni, lo considero un fratello»), puntando invece il dito contro Robert Kraft, proprietario dei New England Patriots e del Gillette Stadium. «Ed mi ha detto che Robert Kraft lo aveva chiamato. Avremmo dovuto suonare al Gillette Stadium, di proprietà del gruppo Kraft, alla fine del mese, ma Ed mi ha spiegato che Kraft non ci avrebbe permesso di suonare nel suo stadio, che aveva mobilitato gli altri proprietari degli stadi a fare lo stesso e tutti insieme gli avevano dato un ultimatum: se Macklemore fosse rimasto nel tour, lui non avrebbe potuto esibirsi nelle loro sedi». Pur concedendo che Sheeran si trovasse in una situazione delicata («la sua tipica posizione apolitica veniva messa in discussione come mai prima d’ora»), il rapper è rimasto fermo sulle sue posizioni, sapendo bene quello che avrebbe significato.
«Gli ho spiegato che la nostra amicizia non può far venire meno le mie responsabilità. Mi ha detto che le parole “Free Palestine” e la bandiera palestinese erano offensive per molte persone con cui aveva parlato. Gli ho risposto che se quelle parole sono più offensive di decine di migliaia di bambini palestinesi uccisi da Israele, c’è una disconnessione dalla realtà. Ma lui non riusciva a superare la sua dichiarazione pubblica “non prendo posizione”. E capisco perché la gente non lo faccia. Prendere posizione può costare caro. Soldi, contratti pubblicitari, sponsorizzazioni, festival, spettacoli privati, relazioni e accesso. Io ho perso tutte queste cose. Ma non esiste una posizione neutrale tra l’oppressore e l’oppresso», ha concluso Macklemore, ribadendo di sperare che quanto successo non segni la fine del suo rapporto con Sheeran «Tredici anni di amicizia non scompaiono a causa di un doloroso disaccordo. La mia porta sarà sempre aperta per continuare questa conversazione».