corriere.it, 15 settembre 2026
L’Airbus russo bloccato a Ginevra dalle sanzioni da 1.661 giorni
Da 1.661 giorni l’Airbus A321 grigio-blu-rosso di Aeroflot, la principale compagnia aerea russa, giace alla periferia dell’aeroporto di Ginevra, nel cuore d’Europa. Ogni tanto lo spostano per far spazio ai velivoli di Stato in un impianto spesso intasato. La sua presenza, per chi atterra e decolla lungo la pista 22, è diventata ormai costante. E fastidiosa. Non solo perché non si può toccare – a meno che non sia un giudice a dare l’autorizzazione —, ma anche perché chi si avvicina racconta che l’odore è così sgradevole da essere insopportabile.
Dopo oltre quattro anni e mezzo, il cherosene e i pasti a bordo – caricati per il volo diretto a Mosca che non c’è mai stato – non sono mai stati portati via. Mentre all’esterno le gomme sono sgonfie, la vegetazione sale tra le crepe dell’asfalto, la fusoliera mostra crepe significative. Quando ha effettuato l’ultimo volo, il 27 febbraio 2022, valeva circa 25 milioni di euro. Oggi, a sentire gli addetti ai lavori, conviene smantellarlo e rivendere i pochi pezzi potenzialmente riciclabili.
L’A321 immatricolato VP-BOE, registrato alle Bermuda per questioni fiscali e utilizzato da Aeroflot, è diventato forse il simbolo della disputa nei cieli europei. L’aereo – con 170 sedili installati, di cui 28 di classe Business, secondo il database di Cirium – è atterrato a Ginevra poco prima delle 3 del pomeriggio del 27 febbraio 2022. In circa un’ora i piloti erano pronti a decollare per Mosca: il tempo di far sbarcare i passeggeri, pulire il jet, imbarcare gli altri viaggiatori e le valigie.
Ma l’aereo non è mai decollato, perché nel frattempo l’Unione Europea ha annunciato la chiusura dello spazio aereo alle compagnie russe, tre giorni dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Risultato: stop immediato al sorvolo e all’atterraggio in tutti i Paesi membri per qualsiasi aeromobile gestito, immatricolato o controllato da compagnie russe, inclusi i voli di linea, i charter e i jet privati di proprietà di oligarchi.
A complicare la situazione è l’«anagrafe» dell’aereo, che è anche all’origine di un intreccio giuridico-finanziario con pochi precedenti, perché l’A321 di Aeroflot in realtà è di proprietà di GTLK Europe One Leasing Ltd, società di noleggio con sede in Irlanda ma controllato dalla russa GTLK, secondo i dati forniti da Cirium. A questo si aggiungono le procedure di liquidazione (della società irlandese) e i costi di parcheggio che continuano ad accumularsi.
Ecco, il parcheggio. Al quotidiano svizzero Le Temps, il direttore generale dell’aeroporto di Ginevra, Jean-François de Saussure, ha svelato che «il proprietario paga regolarmente le spese di sosta», senza dire chi. «I costi per la sosta di questo velivolo ammontano a 984 franchi svizzeri (1.044 euro, al cambio odierno, ndr) per ogni periodo di 24 ore», fa sapere via e-mail al Corriere Ignace Jeannerat, portavoce dello scalo svizzero, che precisa: «La presenza prolungata di questo velivolo non è frutto di una scelta dell’aeroporto di Ginevra».
Dal 27 febbraio 2022 al 14 settembre sono, appunto, 1.661 giorni, per un importo complessivo – che aumenta – di 1,64 milioni di franchi svizzeri, pari a circa 1,74 milioni di euro. Il riserbo dell’impianto è massimo. «Non effettueremo il calcolo complessivo di tali costi né confermeremo l’avvenuto pagamento, o meno, dell’importo totale», prosegue il portavoce, che ci tiene anche ad aggiungere: «L’aeroporto non è parte in causa in una procedura finale di vendita né nelle trattative che potrebbero essere condotte dal proprietario».
GTLK è stata in seguito dichiarata insolvente, zavorrata – secondo Bloomberg – da oltre due miliardi di dollari di debiti. Nel maggio 2023 la giustizia irlandese ha disposto la liquidazione giudiziaria della controllata dublinese, affidando a Teneo Restructuring Ireland il compito di rintracciare e vendere gli asset della società al di fuori della Russia (una settantina di aerei e una ventina di navi) per rimborsare i creditori. In teoria anche l’A321 ginevrino dovrebbe essere ceduto da Teneo.
Ma perché questo accada – stando a quanto stabilito dall’Ufficio federale dell’aviazione civile – e perché possa lasciare la Svizzera, l’Airbus dovrebbe «recidere» ogni legame con Mosca, mentre al momento è formalmente ancora di proprietà di un’entità russa. Per non parlare dello stato del velivolo: le certificazioni sono scadute, le manutenzioni obbligatorie non sono state effettuate. Tecnicamente non è abilitato a volare. Motivo per cui il suo destino sembra segnato.