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 2026  settembre 15 Martedì calendario

Amara patteggia 2 mila ore alla Caritas per le calunnie

Con 2.040 ore di «lavori di pubblica utilità» in un centro per disabili della Caritas (pari a 2 anni e 10 mesi convertiti in «pena sostituiva»), l’ex avvocato esterno Eni, Piero Amara, ha patteggiato la calunnia di 66 personalità (un allora premier, ministri, imprenditori, vertici di Consulta, Cassazione, Csm, toghe e persino un segretario di Stato vaticano quasi pontefice) indicate – in 5 verbali a Milano su Eni tra il 6 dicembre 2019 e l’11 gennaio 2020 – come «disponibili a contribuire all’associazione segreta “Ungheria”» vietata dalla legge Anselmi. Il gip Stefano Franchioni ha ratificato «congruo» l’accordo tra Amara (con i legali Salvino Mondello e Francesco Montali) e la Procura di Brescia di Francesco Prete e del pm Donato Greco, dove il fascicolo approdò nel 2024 dopo peregrinazioni per competenza tra Perugia nel 2021 e di nuovo Milano nel 2023: l’intesa, che ai 66 lascia per risarcimenti solo la strada di intentare singole cause civili, ricomprende anche l’aumento di 1 mese (sulla pena base di 3 anni, portata a 4 anni e 1 mese dalla continuazione interna, e ridotta a 2 anni e 10 mesi dallo sconto di un terzo del rito alternativo) per un’ulteriore calunnia dell’ex vicepresidente Csm Michele Vietti, tacciato nel 2019 di aver fatto proporre nel 2012 all’imprenditore Fabrizio Centofanti un baratto tra l’omologa giudiziaria del concordato della società «Acqua Marcia» e la nomina a legali della società degli avvocati Giuseppe Conte (poi leader 5Stelle e premier), Guido Alpa (nume del diritto civile da poco scomparso) e Enrico Caratozzolo; e l’aumento di 1 mese per la calunnia dell’ex ministra della Giustizia Paola Severino, accusata d’aver trasferito il pm Maurizio Musco come favore all’imprenditrice Emma Marcegaglia con cui era in rapporti in Confindustria, Eni e Luiss.
Amara attende ancora una sentenza in un altro processo: a fine anno a Milano per i depistaggi incrociati delle inchieste Eni, dove i pm chiedono 6 anni per associazione a delinquere e per calunnia nel 2019 dell’ad Eni Claudio Descalzi e del vice Claudio Granata.