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 2026  settembre 15 Martedì calendario

Retate anti LGBTQ+ in Turchia

Si chiama «La mia famiglia è al sicuro», la vasta operazione condotta contro la comunità Lgbtq+ in Turchia. In quindici province, tra cui Istanbul, Ankara e Smirne, la polizia ha effettuato perquisizioni nelle sedi di associazioni, nelle case di attivisti e in locali frequentati dalla comunità gay. Le autorità hanno avviato procedimenti contro 162 persone, nove organizzazioni e tredici attività commerciali. Nel fine settimana almeno 63 persone sono state fermate; a Smirne un tribunale ha disposto la custodia cautelare in carcere per sedici persone.
I reati contestati vanno dalla diffusione di contenuti ritenuti osceni al favoreggiamento della prostituzione, fino alla detenzione di stupefacenti e alla costituzione di organizzazioni criminali. Nel mirino è finita Kaos GL, una delle principali ong per i diritti Lgbtq+, insieme a gruppi che si occupano di prevenzione dell’Hiv. Sono stati oscurati siti e decine di account social; ieri il blocco si è esteso al profilo turco di Amnesty International.
Il ministro della Giustizia Akin Gürlek ha spiegato che la stretta serve a proteggere «i bambini, l’istituzione familiare e l’ordine sociale» e l’ha inserita nel «Decennio della famiglia e della popolazione 2026-2035» lanciato da Recep Tayyip Erdogan per contrastare denatalità e invecchiamento. Da anni il presidente turco presenta il movimento Lgbtq+ come una minaccia ai valori tradizionali. Il Pride di Istanbul è vietato dal 2015, anche se l’omosessualità in Turchia non è reato.
Le organizzazioni per i diritti umani denunciano, invece, l’aumento della repressione e il tentativo di criminalizzare il movimento. Il relatore del Parlamento europeo sulla Turchia, Nacho Sanchez Amor, ha parlato di «una scioccante escalation». Anche la Commissione europea si è detta «preoccupata».
Il nome scelto per l’operazione ha alimentato un’altra polemica. Secondo i dati della piattaforma We Will Stop Femicide, tra il 2021 e il 2025 almeno 1.617 donne sono state uccise da uomini in Turchia e 998, quasi il 62 per cento, sono morte nella propria casa. Nei primi otto mesi del 2026 162 delle 197 donne uccise sono state ammazzate da mariti, ex mariti, partner o altri familiari. Più che mettere al sicuro la famiglia bisognerebbe renderla un luogo sicuro.